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    « I DUE MESTIERI PIU' DIFFICILI DEL MONDO: GENITORE E FIGLIO | Principale | NON SOLO "MARKETTE" I SEGRETI DEL SOCIAL MARKETING »

    16/06/10

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    I link elencati qui sotto sono quelli che rimandano a IL SINDACATO, OGGI, HA ANCORA SENSO?:

    Commenti

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    Simona

    Ciao Mauro,
    ti ringrazio per avermi citato e per aver citato la mia Società nell'articolo.
    Talvolta sembra impossibile anche a me, spesso dico che sono io ad essere troppo esigente, ma quello che succede è che io faccio molto meno fatica a trovare un'azienda che mi commissiona una ricerca piuttosto che candidati che sanno cosa significa lavorare oggi. E' necessario, urgentemente, un cambio di paradigma, un cambio radicale di idee e un supporto importante da un punto di vista formativo. Io rimetto lì il progetto.....magari potremmo fare un test gratuito e vedere come reagiscono le persone.
    Simona

    Elena Natali

    Mauro gli episodi che hai raccontato fanno parte della vita di ogni imprenditore , li ho passati uguali uguali anche io ( a parte il fatto che almeno il mio non molestava le mie dipendenti , forse il fatto che abbiano 50 anni ha aiutato :P ) . Ho cercato un operaio per un anno e alla fine ho assunto mio cugino cassaintegrato ( ordinaria percui zero agevolazioni ) che semplicemente me lo ha chiesto perchè era stanco di stare a casa a guardare il soffitto . Aveva una delle qualifiche richieste e tanta buona volontà e ora , dopo 6 mesi , ha ingranato alla grande .
    Sempre lui mi ha raccontato cose dei suoi sindacati , che LUI aveva cercato e che LUI aveva fatto entrare che fanno accapponare la pelle .
    Il sindacato ci deve essere come organo rappresentativo dei lavoratori che non possono presentarsi singolarmente , ma deve essere costruttivo , pensare davvero al bene delle PERSONE che rappresenta e non al proprio peso politico per la serie : che figura faccio se accetto un accordo che elimina dei privilegi .
    Cosa dobbiamo pensare di un sindacato che per proteggere gli assenteisti lascia che si chiuda una fabbrica e tutte quelle dell'indotto ?
    Sono d'accordo con te e sono pronta a prendermi tutti gli insulti del caso ma invito tutti a leggere le carte , a leggere TUTTI gli articoli , a sentire TUTTE le campane e a farsi una PROPRIA idea e poi esprimerla . Non sempre quello che dicono chi dovrebbe essere competente corrisponde al vero .
    La tua iniziativa è spettacolare e spero si possa concretizzare perchè per me imprenditrice il dipendente è una risorsa e non un costo .
    uniamoleforzecreiamoilcambiamento

    Simone

    Ciao Muaro,
    come ho già scritto su fb mi trovo sostanzialmente d'accordo con te. Proprio in questi giorni sto vivendo sulla mia pelle una situazione aziendale che vede i sindacati coinvolti in qualcosa che con la tutela dei lavoraori ha davvero poco a che vedere (e mi fermo qui). Come giustamente affermi il panorama aziendale è, a mio avviso purtroppo, cambiato molto, le grandi industrie, che già erano poche, ora sono ancora di meno. Io lo vedo come un male per il sistema Italia, perchè avere grandi aziende farebbe bene alla nostra economia, ma questa è un'altra storia.

    Non credo però sia così vero come dici tu che "chi non l'ha ancora capito ha già chiuso o sta per farlo", purtroppo sono ancora troppe le aziende che hanno una visione un po' ottusa e vetusta della gestione delle risorse umane. Giusto per prendere un esempio tra i tanti possibili, possiamo fare riferimento all'emigrazione all'estero di molti talenti locali non sufficientemente valorizzati e sostenuti dalle imprese italiane.

    Non dimentichiamoci poi che al giorno d'oggi i sindacati sono loro stessi delle aziende vere e proprie con un sacco di dipendenti e molti "posti a sedere" e che soventemente ricorrono al precariato (siamo all'ossimoro). E poi mi chiedo, perchè mai i sindacati devono avere un colore politico?

    Piccolo excursus su Pomigliano: questo mi pare un caso a parte, mi sono letto l'accordo e non ci vedo nulla di innovativo, se non la riuncia ad alcuni diritti per avere in cambio il posto di lavoro.

    Aggiungo infine che tutti questi problemi hanno le radici che affondano nell'Italia che ogni giorno tentiamo di cambiare.

    Simone

    Giorgio Quaglia

    Caro Mauro, a parte il linguaggio non troppo dialettico (un po' di sfogo, come hai precisato tu, che però non andrebbe mai usato quando si vuole essere propositivi), devo dirti che il problema da te ri-posto assume nella sostanza (o dovrebbe almeno assumere) un rilievo centrale nell'odierna situazione italiana. Ti parlo con una certa cognizione di causa in quanto fino a circa un mese fa ero segretario confederale provinciale di un sindacato, carica che ho ricoperto per oltre tredici anni. In via privata ti ho già inviato in questi giorni due mie articoli credo molto collegati all'argomento in questione, articoli che fanno parte dell'ultimo mio "lavoro editoriale" in quanto, nel tempo "perso", mi sono sempre dilettato a scrivere e a dare quindi alle stampe alcuni volumi; il penultimo dei quali si intitola guarda a caso "Sindacalista a chi!?" e riporta il lavoro, la linea e le azioni che negli ultimi anni io e la mia organizzazione abbiamo espresso sul nostro territorio. Ebbene, del concetto di "compartecipazione" da te evocato in rapporto ai tempi cambiati e alle situazioni trasformate, io ho impregnato tutto il mio modo di operare, cercando di far comprendere a lavoratori e colleghi che, soprattutto quando si trattava di salvaguardare posti di lavoro, gli interessi dell'imprenditore e quelli delle maestranze coincidevano e quindi non potevano esistere "controparti", ma solo "soggetti" che dovevano individuare e condividere una strategia comune. Negli ultimi due anni poi, ho parlato in modo aperto ed in più occasioni (ma già molto prima propendevo per quella strada)di "compartecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende", ma non solo o tanto ad imitazione di quanto già avviene in altri Paesi, come ad esempio la Germania; forte anche del fatto che anche a livello nazionale i sindacati (ad esclusione della CGIL) avessero iniziato ad approfondire il tema, tanto che proprio nel dicembre dello scorso anno è stato firmato un importante accordo con tutte le associazioni di categoria (e il 2010 dovrebbe essere l'anno di studio e di verifica prima i arrivare anche a proposte di legge, pure a livello europeo). Devo confessarti però, Mauro, che resistenze, disinteresse o avversioni non le ho riscontrate soltanto fra attivisti e dirigenti sindacali, non solo miei colleghi, ma pure fra le rappresentanze datoriali, dove ancora vige una mentalità autoreverenziale ed egoistica. Mi permetto una piccola trasgressione politica, per evdenziare che l'avvento della Lega, la sue posizioni e il consenso che gode fra i ceti della piccola industria e dell'artigianato (in particolare nelle Regioni del Nord), non hanno per niente favorito il diffondersi di una mentalità di condivisione e di compartecipazione, anzi. Il percorso sarà dunque lungo e complesso (ammesso e non concesso che lo si voglia praticare davvero) e forse una figura - da te chiamata "chiave" - nelle aziende potrebbe si risultare preziosa. Io, purtroppo, non ho potuto più sostenere quel percorso che ero e sono convinto rappresentasse e rappresenti - certo nella sua concretizzazione - una vera "rivoluzione" economico-occupazionale ed è l'unico intimo rammarico che mi trascino dopo le mie dimissioni. Ci sarebbero tante altre cose da chiarire e da affinare, in base agli spunti del tuo articolo e se vorrai Mauro lo potremo fare. Pur tenendo conto di quanto l'odierna situazione spinga anche le persone attente e sensibile a farsi tascinare in basso dallo sconforto. Un saluto.

    mauringhio

    Ciao Giorgio, grazie del post
    per il linguaggio: io sono un cinghiale da combattimento e so che non è fine usare le parolacce o termini magari un pò forti, non ho scuse per questo, però, come ho scritto nell'intro del mio libro ... basta leggere in fascia protetta ahahah; a parte gli scherzi, hai ragione quando scrivi che la verità sa nel mezzo; il punto è che comunque siamo noi imprenditori da una parte a dover valorizzare le nostre persone e le persone devonon rendersi conto che il gioco è diverso. Sto assistendo basito ai teatrini che ci sono in questi giorni, da una parte e dall'altra, in merito all'accordo fiat e c'è sempre qualcuno che vuole specularci, come è ovvio ma non normale che sia.

    La mia proposta è concreta e valida e sarò ben lieto di confrontarmi con te, magari nel mese di luglio riusciremo a conoscerci personalmente davanti ad una buona bistecca.
    Io nel mio piccolo sto cercando di darmi da fare insieme ad alcuni imprenditori che come me credono nel colore e nel valore delle persone: vai a vedere su fb il profilo di "falorni opificio del farmaco" l'azienda di cui ho assunto da qualche mese la direzione mktg e potrai vedere cosa stiamo cercando di fare, non è sicuramente la perfezione ma, secondo me un buon punto di partenza.
    auguro a tutti voi Simona, Simone, Elena e Giorgio una domenica spettacolo

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