C'è una massima di Soren Kierkegaard che recita: "La vita si comprende quando ci si volta a guardarla, ma va vissuta guardando avanti"
La nostra vita, a livello di comunicazione, non solo marketing o professionale ma in generale è cambiata e sta cambiando da due o tre anni a questa parte, da quando esistono le comunità virtuali, da quando la rete è diventata la cassa di risonanza di tutto quello che succede.
Vi faccio un esempio, ieri mattina ero presente sul luogo dell'incidente in cui un camionista ha perso la vita durante il blocco degli autotrasportatori, i media commentano la notizia così
Ieri mattina però i primi notiziari e quelli successivi davano la responsabilità alla forte nebbia presente sul luogo. Magari avrebbero rettificato, ma si sa, una volta stampata una notizia su carta è difficile che le rettifiche vengano colte. Ieri invece, sentendo la notizia io, sulla rete ho pubblicato un commento che dava tutt'altra versione: non c'era la nebbia e se pur tragico, l'incidente non è avvenuto per pura fatalità, non solo io ho fatto questa precisazione ma diverse altre persone presenti sul posto e ora sui media on line c'è una versione rettificata, in tempo reale. Sarebbe successo solo pochi anni fa?. Altri esempi sono successi in relazione alla tragedia della Costa dove la compagnia ha prima fatto sparire dei commenti "imbarazzanti" poi a fronte del fatto che la rete li aveva già fatti rimbalzare li ha rimessi, a tale proposito leggi questo interessante articolo sulla gestione della crisi e la comunicazione attaverso la rete di Costa Crociere.
Cosa significa tutto ciò? Significa che non si può far finta che la rete non esista, la rete parla, chiacchiera, amplifica. Parla di te, con te o senza di te.
Il suggerimento anche se può non piacere è: non vietate i social media in azienda. Nel prossimo futuro diremo:"Vi ricordate quando i social media erano vietati in ufficio?" non siate dei dinosauri: si sono estinti senza nemmeno accorgersene in un battito di ciglia. E' un'affermazione estrema e dissidente? E' vero ma, rifletti: se vieti i social media in azienda, con gli smart phone che ci sono oggi, secondo te, i tuoi collaboratori non li useranno ugualmente? Di nascosto, perdendo ancora più tempo, mentre svolgono la pratica, di sottecchi buttano un occhio all'ultimo aggiornamento su fb, rispondono a una chat e intanto ... la pratica galleggia, gli errori proliferano, la motivazione si abbassa ... riflettici. Non ho detto che è obbligatorio ma, riflettici: come puoi chiedere ai tuoi collaboratori di parlare bene di te su internet, magari gli chiedi anche di aiutarti a diffondere il tuo brand tramite i loro profili sui social network ma ... devono farlo da casa perchè in azienda è vietato? ... ma 'ndo vai?
Un libro che ho recentemente letto. Socialnomics di Erik Qualman e che cito in uquesto mio vecchio post dice:" Il ROI dei social media è che, tra cinque anni, la tua società esisterà ancora".
E continua: "Più del 50% della popolazione mondiale ha meno di 30 anni. Il 96% delle persone sotto i 30 anni è coinvolto nei social network. I social network hanno superato il porno come prima attività in rete". E ci stiamo ancora a pensare?
Il brand e la reputazione sia in termini marketing che di vita di relazione pubblica, corre sul web tu cosa sei: sasso marmoreo o almeno qualche cenno di timida vita lo stai dando o ti stai attrezzando per farlo? Presto che è tardi.
Il mantra di questo post è: corricorricorricorrichenontiaspettanessuno

Ottimo articolo, come sempre.
Mi viene ancora in mente uno Smau in cui, si era agli albori del web, una grossa azienda distribuiva un mouse pad con la scritta: "se vuoi navigare, comprati una barca"
Della serie: il software giusto, quello per fare business, non per cazzeggiare, ce l'abbiamo noi.
Oramai sappiamo come è andata.
Ma cito quella esperienza perché mi pare che in molti, moltissimi, stiano ripetendo lo stesso errore con i social media e gli strumenti per gestirli.
Non che non ci sia interesse, ma basta guardare le offerte di lavoro all'estero, che riguardino posizioni relative al social media, e confrontarle con il quasi deserto Italiano.
A volte tempo che la famosa resistenza al cambiamento, presente in tutti gli umani, sia particolarmente forte negli Italiani (a meno che non si tratti di telefonini...!).
Tu che ne dici?
Scritto da: Claudio Marchiondelli | 25/01/12 a 08:28
Ciao Claudio
grazie del tuo commento. Io penso che ci sia solo "ignoranza" nel senso che si ignora e anche all'estero non è che ci sia questa sensibilità estrema, io ho diversi amici stranieri che comunque continuano ad essere scettici sullo strumento. Ti dirò che la cosa che mi stupisce di più però sono i giovani: ci sono i nativi digitali che troveranno naturale usare i nuovi media quando saranno inseriti nel mondo del lavoro. I migranti digitali invece, categoria a cui apparteniamo noi, hanno almeno apparentemente una bassa consapevolezza di questi strumenti e se, in un certo senso, per i 50enni dinosaurosi come me questo potebbe avere una logica, per i giovani non ce l'ha: sono su internet, sono praticamente tutti sui social e praticamente nessuno li usa in modo professionale.
Proprio per questo ho deciso di preparare un seminario che inizieremo a testare in Piemonte. Un seminario formativo di 4 ore, a costi assolutamente sostenibili: "Il web mktg e l'uso dei social network: fantasia, leggenda, realtà" Questo il titolo provvisorio.
In questo seminario argomenteremo dal punto di vista dell'utente, non dell'esperto. La mia azienda comunque oggi ha il 30% del fatturato che arriva tramite internet in generale e i social in particolare quindi voglio trasferire questa esperienza. Secondo me è una bella idea :-) Ti terrò aggiornato.
forzaonorecolore
Scritto da: mauringhio | 25/01/12 a 09:49
Ciao Mauro,
come sai fino a due mesi addietro mi tenevo "scupolosamente" lontano dai social network. Grazie a te, alle chiacchierate che abbiamo fatto e a quello che hai scritto e che continui a scrivere, ho incominciato a rivedere il mio atteggiamento nei confronti dei social network.
Da poco più di un mese mi sono avvicinato a questo mondo, per me sconosciuto, e vi sto muovendo i primi passi.
Da qualche giorno ho realizzato anche la pagina "aziendale" coinvolgendo in questo progetto le persone che lavorano con me (altro che vietarne l'uso!).
Voglio ringraziarti pubblicamente per avermi fatto "aprire" a questo cambiamento. Continuerò a seguirti.
Scritto da: Fabrizio Belfiore | 25/01/12 a 14:20
Concordo appieno con il bell'articolo cho appena letto, e sottolineo che la sigla ROI oggi si legge Risk Of Inactivity.
Scritto da: vittorio orefice | 26/01/12 a 23:04