In me non c'è che futuro è il titolo del film di Michele Fasano dedicato ad Adriano Olivetti di cui vi propongo il trailer in questo 1 maggio, andrà in onda questa sera su Rai5.
Il trailer inizia con queste parole:" C'è stato un momento a metà degli anni sessanta in cui un'azienda italiana ebbe l'occasione di guidare la rivoluzione informatica mondiale, dieci anni prima dei ragazzi della Silicon Valley, dieci anni prima di Steve Jobs e Bill Gates. Una rivoluzione tecnologica che aveva le sue radici in una rivoluzione culturale e sociale. In un modello industriale pensato aldilà di socialismo e capitalismo. Che il suo promotore Adriano Olivetti aveva cominciato a sperimentare sin dagli anni 30 a Ivrea in provincia di Torino. La Olivetti copriva un terzo del fabbisogno mondiale di informatica. Una multinazionale atipica con un forte radicamento territoriale, caratterizzata da politiche sociali avveniristiche formazione permanente e attività culturali di respiro internazionale, che furono il segreto del suo successo commerciale ..."
Io ho avuto la fortuna e il privilegio di lavorare in quella fabbrica era l'inizio degli anni 80 e a Ivrea si respirava un'aria internazionale, un melting pot di culture diverse un fermento eccezionale dal punto di vista delle idee e dell'innovazione, un benessere sociale,fino a che ... la fabbrica è finita in mano alla finanza che non aveva un progetto industriale ma solo un progetto economico reddituale ed è stata distrutta, smembrata, svenduta, irrisa e derisa.
In 10 anni i sogni e progetti di Adriano Olivetti sono stati distrutti, la Olivetti è fallita e Ivrea è diventata una città fantasma sede del nuovo caporalato italiano: i call center.
In questo 1 maggio voglio ricordare che è possibile cambiare le cose ed è possibile creare un economia sostenibile, creando luoghi di lavoro in cui la gente stia bene. Il Senso dell'orchidea è anche questo: energia che genera bellezza e crescita, benessere per noi imprenditori e per i nostri collaboratori.
Non dipende solo da noi imprenditori ovviamente, ma anche da noi, dal fatto di avere un sogno e realizzarlo, dal fatto di cercare di essere competitivi e globali in un mondo sempre più piccolo, dal fatto di comprendere che le trasformazioni non sono nè giuste e nè sbagliate ma sono semplicemente successe. Dal fatto che è difficile, terribilmente difficile ma se non lo facciamo noi come faranno a farlo i nostri dipendenti?
Io ho vissuto la fabbrica a misura d'uomo e mi è piaciuto molto viverla ed essere orgoglioso di far parte di quell'azienda. Adriano Olivetti, con tutti i suoi difetti, pur non avendolo mai conosciuto perchè se ne è andato nel 1960, per me è una leggenda, non perchè è stato un grande industriale ma perchè è stato un grande uomo.
In me non c'è che futuro ... che bellezza: il passato non lo puoi cambiare, il presente non lo puoi cambiare, solo il futuro possiamo cambiare, essendolo!
Il mantra di questo post è: essereuominiprimaditutto

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