Il passaggio generazionale in azienda: quasi sempre un dramma

Il passaggio generazionale in azienda è quasi sempre un dramma, perché?

Perchè entrano in gioco, spesso, tanti fattori che nulla hanno a che vedere con l'azienda.

Vediamone qualcuno:

  • passare il testimone, per me che ho fondato l'azienda, significa ammettere di invecchiare e non è mai bello fare i conti con la propria anagrafica, perché quando ho creato l'azienda mi sentivo immortale
  • passare il testimone significa tradire la mia creatura, si perché l'azienda è figlia mia, la figlia più importante, quella che permette di mangiare a tutta la famiglia, anche ai figli veri che, seppur sempre presenti nel mio cuore, spesso non sono stati molto considerati nella vita reale, perché sono troppo preso a curare la figlia principale. Magari non l'avete mai vista in questo modo ma è così, ve lo dico per esperienza fatta in un'altra vita, non me ne vanto.
  • passare il testimone significa far entrare in azienda i miei figli e quindi significa esporli ai rischi di fare impresa. Loro non sanno i sacrifici che ci vogliono, la dedizione che ci vuole. Mi piacerebbe facessero altro perché non è giusto per loro essere inseriti in questo meccanismo infernale. Anzi no, anzi si, bè intanto inseriamoli poi vediamo, qualcosa succede. Succede così più spesso di quanto non si immagini

Ci sono tanti altri fattori che creano problemi nei passaggi generazionali ma questi, secondo me, sono particolarmente importanti.

Il problema non è minore dal lato figli, anche qui ci sono tanti fattori che possono creare problemi potenziali.

Vediamone qualcuno:

  • finalmente in azienda, ora posso dimostrare a tutti quello che valgo, anche al papi, o alla mami, che fino ad oggi non hanno creduto molto in me. Farò valere questa laurea che mi sono preso e innoverò l'azienda perché non è normale che sia gestita ancora come vent'anni fa, il mondo è cambiato, bisogna aggiornarsi. I miei tutti presi dall'azienda, diciamolo, sono un po' rinco.
  • non morirò sul pezzo come i miei vecchi, mi circonderò di uno staff di persone preparate che mi aiutino a gestire l'azienda, il tempo di "un uomo solo al comando è finito".
  • questa storia di fare la gavetta per alcuni anni partendo dal magazzino è anacronistica, non ho studiato tutti questi anni per svitare bulloni o mettere a posto scatole in magazzino.
  • tecnologia e innovazione, questa sarà la mia guida

Ci sono poi i dipendenti che si trovano a subire l'ingresso dei rampolli in azienda, spesso con alcuni problemi potenzialmente esplosivi.

Vediamone qualcuno:

  • il ragazzetto o ragazzotta entra in azienda dal portone principale, magari non subito con un ruolo di responsabilità ma certamente con un privilegio: è il figlio del paron e non manca di farlo notare, magari inconsapevolmente ma succede
  • Il rampollo non ha dovuto faticare per cercarsi un lavoro, non sa cosa sia mandare via curriculum e prendersi porte in faccia, non ha idea di cosa significhi essere chiamati a lavorare per due ore al giorno con contratti di una settimana che a volte si rinnovano, più spesso no. Il rampollo un lavoro lo ha, per diritto divino e spesso se lo dimentica la fortuna che ha, se lo dimentica spesso.
  • l'imperatore o l'imperatrice trattano il rampollo in azienda come fanno a casa e non come un dipendente dell'azienda, permettendosi uscite che non avrebbero con un dipendente o permettendogli cose che non permetterebbero mai a un dipendente
  • il rampollo tratta l'imperatore o l'imperatrice in azienda come è uso fare a casa, permettendosi risposte impertinenti, battute feroci e comportamenti che normalmente sarebbero sanzionati pesantemente se a tenerli fosse un dipendente.
  • Gli eredi, spesso, non hanno nessuna competenza tecnica per gestire l'azienda, solo nozioni teoriche acquisite in anni di studio, quasi sempre pagati dal frutto del lavoro dell'azienda stessa. I rampolli spesso, non si rendono conto che tutto quello che hanno lo hanno grazie al fatto che l'azienda esiste per quello che è nel momento in cui loro entrano. Spesso i rampolli cercano di entrare in azienda con la grazia di un elefante in un negozio di cristalleria.
  • Gli imprenditori, spesso, hanno poche competenze manageriali e vanno in confusione e in frustrazione quando non riescono a separare la famiglia dall'azienda perché sanno che non si stanno comportando eticamente ma è più forte di loro, non riescono a farlo, non riescono a separare famiglia e azienda, entrando in un loop di frustrazione molto pericoloso che li può portare a pensare di aver sbagliato tutto, con l'azienda e con la famiglia.

Questi atteggiamenti, comportamenti, situazioni,  minano la leadership dell'imprenditore, creano problemi relazionali tra le persone e mandano in confusione i dipendenti a cui, magari, sono richiesti standard molto alti ma che vedono la dinasty famigliare che battibecca e litiga come in una soap opera di quart'ordine.

Come fare ad evitare drammi famigliari e ripercussioni pesanti sul futuro dell'azienda, impostando un passaggio generazionale che nel tempo possa funzionare?

Non c'è una ricetta precisa e magica ma ci sono una serie di cose che devono essere previste ben prima che il passaggio generazionale abbia inizio:

  • patti di famiglia chiari: le regole d'ingaggio che stabiliscono a quali condizioni e con che percorso gli eredi entreranno in azienda. Non è scritto da nessuna parte che lo debbano fare e anche se può sembrare incredibile non è obbligatorio fare le investiture per diritto divino.
  • tanta umiltà da parte di tutti:  umiltà da parte degli eredi che devono capire il contesto in cui l'azienda è nata è cresciuta e che ha permesso a loro di avere un tetto, del cibo e ora anche un lavoro. Umiltà da parte dell'imperatore o imperatrice che devono capire che i ragazzi non sono dei figli indisciplinati da tenere al loro posto ma delle persone pensanti che possono avere idee da proporre, innovazioni da apportare, punti di vista diversi dal nostro su cui discutere
  • pazienza e disponibilità al confronto costante, da parte di tutti, tramite una comunicazione costante, non significa che non si debba o non si possa litigare, ma significa avere obiettivi comuni e una strada tracciata. Questa è la parte più difficile: spesso per evitare discussioni si abbozza, ci si fa andare bene le cose e poi scoppiano le bombe.
  • Comunicazione e rispetto: avere la consapevolezza che l'azienda, se si sta profilando un passaggio generazionale, è veramente lo strumento grazie al quale tutta la famiglia, i dipendenti e le loro famiglie hanno vissuto e hanno potuto mangiare. Bisogna portare rispetto all'azienda e rendergli in parte quello che ci ha dato. Come fare a renderglielo? Essendo efficienti ed efficaci, imparando a crescere, acquisendo le competenze che ci mancano per gestire managerialmente l'azienda perché è vero, su questo gli eredi hanno ragione: oggi non si può più gestire un'azienda semplicemente sapendo lavorare. Oggi è necessario avere e acquisire costantemente competenze manageriali nei settori più disparati: H.R., marketing, finanza, relazioni e non è pensabile farlo se non si riesce a cambiare qualche idea bacata che abbiamo in testa noi imprenditori e, perdonatemi, anche voi figli.

La cosa più importante in un passaggio generazionale, per una p.m.i, secondo me, non sono i dettagli tecnici ma le competenze relazionali e di comunicazione che permettono di limare gli spigoli, arrotondare gli angoli e far crescere, nel tempo, un clima di fiducia tra chi deve mollare e chi deve subentrare.

Questo è quello che facciamo noi di Casa Imbastita Campus con successo da molti anni: aiutiamo gli imprenditori e gli eredi a comunicare, a impostare un piano operativo e a realizzarlo, affiancandoli nel diluire tutti i problemi, soprattutto relazionali, che inevitabilmente si troveranno a dover gestire.

Certamente, noi abbiamo anche delle competenze che ci aiutano e una rete di professionisti che lavorano con noi a supporto per le parti tecniche in cui non siamo competenti ma il nostro vero valore aggiunto è questo: siamo a fianco sia dell'imprenditore che deve cedere lo scettro, sia dei rampolli che devono prendere il testimone, con una garanzia, noi non facciamo il tifo né per l'imprenditore né per gli eredi ma per l'azienda, perché banalmente è l'azienda che deve sopravvivere, perché idealmente le persone passano ma le aziende, se non si fanno stupidaggini, restano.

Supportare un passaggio generazionale è un lavoro fiduciario, fatto di tanti confronti, di tempeste emotive e di tante telefonate negli orari più strani e nelle situazioni più bizzarre. A volte ci sembra di essere degli psicologi anche se non lo siamo. E' vero che nel nostro staff e nelle nostre collaborazioni ci sono gli psicologi perché a volte servono, servono davvero. Perchè spesso, una parola ben detta, un ascolto attento, valgono di più di un foglio excel ben compilato, lo sappiamo bene, perché anche noi, io e i miei soci, siamo imprenditori e abbiamo gli stessi problemi che hanno i nostri clienti, nel bene e nel male, per questo riusciamo a parlare la loro lingua e, spesso, facendoci ascoltare in modo attivo aiutiamo ad ottenere risultati importanti.

Hai un passaggio generazionale in atto o lo devi prevedere? Contattaci, senza impegno, una chiacchierata non costa nulla e può dare molti spunti utili. Visita il nostro sito: qui e Contattaci qui: info@casaimbastitacampus.it 

solodanoi #casaimbastitacampus #forzaonorecolore

 

Unknown


L'imprenditore, Oronzo Canà e l'azienda

Cosa c'entrano un imprenditore, Oronzo Canà mitico allenatore della Longobarda e l'azienda?

C'entrano, c'entrano assai.

Immagina di essere l'allenatore di una squadra di atletica, specialità 100 mt piani.

E' il primo giorno di ritiro e tu fai il discorso motivazionale alla squadra, li hai tutti lì riuniti, tesi, ti ascoltano e tu parti, hai anche fatto un corso di public speaking per l'occasione :"Ragazzi, è alle porte una nuova stagione, una stagione di grandi sacrifici, una stagione in cui voglio vedervi primeggiare, una stagione in cui voglio essere fiero di voi, campioni tra i campioni e proprio per questo, oggi, faremo i test atletici e inizieremo il ritiro collegiale che ci dovrà portare all'apice della forma per disputare una stagione strepitosa. Il target quest'anno è ... RIUSCIRE A CORRERE I 100 METRI PIANI IN 99 SECONDI NETTI, NON UNO DI PIU'" . Tripudio, applausi e grandi sorrisi di tutti i componenti della squadra entusiasti per le performance da raggiungere e consci dei sacrifici da fare per ottenerle.

Bene, se fai un discorso del genere, quanti fenomeni hai in squadra, quanti campioni hai che corrono per te? Mi spiego meglio: il record del mondo sui 100 mt piani è 9"85 ottenuto da Usain Bolt nel 2009 quindi se io metto l'asticella a 99 secondi (novantanove) quanti fenomeni avrò in squadra? Tutti fenomeni ovviamente.

Ma se l'asticella, per esempio,  la metto a 10"30, non dico il record del mondo ma un tempo importante, quanti fenomeni avrò in squadra? Perchè vedi, con 10"30 alle olimpiadi non vai oltre alla prima batteria: nella finale delle ultime olimpiadi di Londra il tempo più alto è stato 9"98 e l'ultimo arrivato che si è infortunato, Asafa Powell, ha terminato la gara, da infortunato in 11,99, da infortunato, un atleta corre i 100 mt in 11,99 con una gamba sola!

Certo con 10"30 non vai oltre la prima batteria alle olimpiadi ma sei comunque un'atleta, un gran bell'atleta.

Quindi, torniamo alla domanda iniziale: cosa c'entrano un imprenditore, Oronzo Canà e l'azienda? C'entrano assai perché vedi, se vuoi una squadra che corra i 100 mt piani in 99" netti, che tipo di allenatore devi essere, che genere di competenze devi avere? Probabilmente i tuoi atleti riusciranno a ottenere l'obiettivo di correre i 100 mt piani in 99" netti anche se subito prima dell'allenamento si mangeranno una porzione gigante di melanzane alla parmigiana, un cotechino con purea e lenticchie, innaffiato da due fiasche di lambrusco e un bel tirami su al mascarpone doppio e zabajone rinforzato, rutto libero e via a realizzare il modulo farfalla del filmato che trovi qui sotto.

Se invece vuoi che la tua squadra sia composta da atleti, da veri professionisti che siano in grado di competere ai massimi livelli della tua categoria, come cambiano le competenze che devi avere?

Ecco, è tutta qui la questione: scelte, che fai tu, che faccio io, che facciamo noi imprenditori, qual è il livello di standard a cui voglio competere? Sceglilo, studialo e poi diventa un allenatore in grado di allenare la squadra agli standard previsti dal livello scelto.

E' semplice, è tutto qui. Ma è molto difficile da realizzare, perché spesso noi pretendiamo dai nostri uomini e donne degli standard per i quali non siamo preparati, noi non siamo preparati, e ci arrabbiamo e facciamo riti propiziatori, proprio come Oronzo Canà, e speriamo che le cose vadano meglio e ci arrabbiamo quando vediamo quelli che ottengono risultati migliori dei nostri.

Spesso non vogliamo vedere che una squadra che funziona, ha sempre un grande allenatore che ne tira le fila, spesso non vogliamo vedere che dietro un successo, di qualsiasi genere, c'è sempre una grande preparazione, dei grandi sacrifici e tanta tanta professionalità costruita giorno dopo giorno. Lo sappiamo che è così ma spesso non lo vogliamo vedere. E' così.

Ora, qual è il livello a cui decidiamo di competere? Identifichiamolo, capiamone gli standard, comprendiamo le competenze richieste e semplicemente, adeguiamoci. Amen

 

#forzaonorecolore #solodanoi #casaimbastitacampus

 



 


UNA BUONA STRATEGIA PER VENDERE ATTRAVERSO I SOCIAL? NON VENDERE

UNA BUONA STRATEGIA PER VENDERE ATTRAVERSO I SOCIAL? NON VENDERE.

Può sembrare un paradosso ma è la realtà: noi sui social non ci andiamo per acquistare ma per cazzeggiare. L'errore che fanno quasi tutti quelli che si approcciano ai social ma oggi direi alla vendita in generale è: ho un ottimo prodotto, un buon prezzo tutti lo vorranno comprare, quindi giù di promozioni a nastro. Peccato che del tuo prodotto, o del mio, non freghi nulla a nessuno.Capito? Di noi non frega nulla a nessunooooo!


Il mondo è pieno di ottimi prodotti a prezzi competitivi e nessuno sa chi tu, o io, siamo, non è difficile da comprendere però spesso non lo ricordiamo e rifiutiamo questa realtà.


Per potersi promuoversi sui social a scopo commerciale è necessario crearsi una reputazione che cresce nel tempo, facendo cose gratuite, offrendo contenuti utili, facendo in modo che la gente abbia piacere a venire sulle tue pagine, blog o siti. Se mi tempesti di promozioni commerciali mi annoi, sei uguale a tutti gli altri e soprattutto: spiegami un buon motivo per cui dovrei comprare da te. Sei il migliore? Ma mi faccia il piacere, va.


Crearsi una reputazione sul web richiede tantissimo tempo e anche tanti investimenti economici. Se non ci credete chiedete ai miei Amici Filippo Berto di BertO salotti e Valerio Tagliacarne di Ink pezzi unici che qualcosa in termini di visibilità e vendite sul web hanno da insegnare a tutti noi perché loro sul web vendono, per davvero e tanto.

Il web in generale e i social in particolare non sono la panacea di tutti i mali, il bengodi del "posso arrivare a tutti facilmente e quindi venderò come un pazzo". No, sono delle piazze virtuali dove è molto più facile trovare dei detrattori che degli estimatori e dove il lavoro dev'essere costante, tutti i giorni, un lavoro appunto, non 4 post buttati giù a"ad minchiam".

La regola che uso io è più o meno questa: un 10-20% di informazioni commerciali e di promozioni di vendita e un 80-90 % di contenuti utili per i tuoi utenti che saranno invogliati a venirti a trovare perché dai loro contenuti utili nell'ambito del tuo campo di attività e quindi saranno propensi ad accettare anche un minimo di promozione commerciale.

Funziona sicuramente? Certamente no, devi provare, sbagliare, leggere i dati, analizzarli, riprovare. Funziona così, non è il marketing, è la vita baby.
Cosa ne pensate ma soprattutto, che esperienze avete voi in merito da poter condividere con noi come testimonianza?
#forzaonorecolore #casaimbastitacampus #solodanoi

 

Images


Gli imprenditori? Sono dei bastardi sfruttatori

Gli imprenditori? Sono dei bastardi sfruttatori, è questo quello che sembra emergere dalla polemica scatenata nei giorni scorsi sull'annuncio di lavoro di un'azienda torinese, uno degli articoli lo puoi leggere qui:  articolo del fatto quotidiano

Mi sembra che ogni tanto si esageri per creare il caso giornalistico e alimentare battaglie e polemiche inutili e fuorvianti. In questo annuncio è evidente che c'è un errore: manca la parola stage, anche perché, nessun contratto a tempo pieno, che mi risulti, è remunerato con 600 euro al mese, prima di scrivere l'articolo, forse, sarebbe stato sufficiente chiamare l'azienda e chiedere conferma dell'errore che viene spiegato dall'imprenditore in questo articolo successivo a quello scritto per creare il caso. L'articolo di cui parlo lo puoi leggere qui: articolo con precisazioni dell'imprenditore


Anche noi usiamo gli stage e tutti gli stage sono fatti in questo modo, fino a pochi anni fa erano addirittura gratuiti ora, se non erro il rimborso minimo è di 300 euro, noi ne paghiamo 500. Vengo al punto: perchè se io, imprenditore, ho la possibilità di scegliere tra persone con competenze anche importanti non lo devo fare anche quando devo attivare uno stage? Gli stage, come li prevediamo in azienda da noi, e come mi sembra di leggere li prevede questa impresa, sono finalizzati all'inserimento delle persone in azienda con contratti a tempo indeterminato.

Certo, ci sono tante imprese che usano gli stage in modo malsano e truffaldino ma tante invece sono corrette. Lo stage è uno strumento utile per entrare nel mondo del lavoro, se io fossi senza lavoro, giovane e avessi l'opportunità di entrare nel mondo del lavoro accetterei senza esitazione. Se avessi l'opportunità di andare all'estero per fare esperienza lo farei senza esitazione, indipendentemente dalla retribuzione.


E' finito il tempo in cui il lavoro era a due isolati da casa e si tornava a casa per pranzo a mangiare la pastasciutta di mammà, dobbiamo, tutti, rendercene conto: il lavoro si prende dove c'è e se non c'è vicino a casa mia mi sposto, l'alternativa? Stare senza lavoro. Punto.

E' duro? No, è realista e lo scrivo senza nessuna vena polemica ma con l'esperienza di chi, come me, per potersi reinventare, il lavoro se lo è trovato a 1.500 km da casa e passa 4 giorni su sette fuori casa per lavorare e creare lavoro, che molto spesso pubblica annunci di selezione per aziende clienti dove, spesso, le persone non accettano perché ... è lontano da casa, bisogna fare i turni e tante altre amenità simili che a raccontarle sembrerebbe incredibile.


Le competenze richieste in questo annuncio sono evidentemente da junior, oggi è normale che uno studente da poco laureato abbia conoscenze di due lingue e possa aver fatto l'erasmus ce ne sono tanti, perché devo scegliere un livello più basso quando ho l'opportunità di scegliere queste figure? E' la legge della domanda e dell'offerta. In questo annuncio non è richiesta la capacità di progettare una navetta spaziale che ci porti su marte in due ore e ci faccia un buon caffè, non è richiesta nessuna competenza tecnica particolare, ripeto, è chiaro che si tratta di uno stage. Aggiungo anche che ci sono professioni dove sono previsti periodi di praticantato lunghissimi senza nessuna retribuzione e sembra a tutti normale, chi, come me, è stato dipendente e ora è imprenditore sa che per inserire persone valide è necessario usare tutti i pochi strumenti che questo stato ci fornisce, per selezionare le persone più idonee a lavorare con noi.

Lo stage è uno di questi strumenti perché in sei mesi lo stagista, se seguito, può ambire a entrare in azienda a pieno titolo e sei mesi sono un periodo sufficientemente lungo, anche se brevissimo, per capire se la persona fa per noi e, lato stagista, se l'azienda fa per noi. Poi, ovviamente l'etica e la correttezza, di ambedue le parti, imprenditore e lavoratore, sono l'altro strumento indispensabile per lavorare insieme.

So che tanti, leggendo questo articolo non saranno d'accordo, mi spiace, ma è il mio punto di vista e onestamente, non pretendo di essere compreso, ma mi piacerebbe che, ogni tanto, qualcuno provasse a mettersi dalla parte degli imprenditori che non sono tutti ladri e truffatori e nemmeno magnati miggggliardari che viaggiano in elicottero e fanno party stellari sulle loro ferrari fiammanti. La maggior parte degli imprenditori sono persone normali che lavorano duramente, tutti i giorni, per garantire sostentamento a loro stessi alle proprie famiglie e ai loro dipendenti, in una giungla in cui, per fare impresa devi avere un cuore enorme ed essere laureato in resilienza cintura nera quindicesimo dan.

Ecco, ogni tanto, sui media, mi piacerebbe leggere le storie di questi imprenditori che, contro tutto e contro tutti, vanno avanti, semplicemente. Nonostante tutto ... buona festa della repubblica. Amen.


forzaonorecolore #solodanoi #casaimbastitacampus

 

Images


Riflessione del 1° maggio

A volte non conosciamo l'origine delle festività di cui godiamo. Qui potete leggere cosa ci dice Wiky di questa festività 
Non è un bel periodo per il lavoro, non lo è per gli imprenditori che lo devono creare ma che vivono difficoltà inimmaginabili, ostacoli a volte quasi insormontabili e, soprattutto nel nostro paese, leggi e balzelli che affossano la competitività e rendono il mestiere dell'imprenditore una vera impresa, ai limiti della sopportazione umana.

Non è un bel periodo nemmeno per i lavoratori che vedono contratti bloccati, avanzamenti fermi e situazioni stagnanti in cui sono chiamati a fare sacrifici che ci riportano, paradossalmente, all'inizio della rivoluzione industriale. Non è purtroppo un bel periodo per chi lo sta cercando un lavoro, una volta, quando io iniziai a lavorare era sufficiente aver voglia di lavorare per trovarlo, un lavoro. Oggi no, oggi trovare un lavoro è un lavoro, non esiste più la sicurezza di niente e tutto è precario e instabile, soprattutto il lavoro.

E' il mercato che ha deciso così? E' il governo che ha deciso così? E' la crisi che ha deciso così? Non importa chi ha deciso, è successo, viviamo in un mondo e in un periodo storico così. Non è con le parole che cambiamo le situazioni ma le parole servono a riflettere.

Siamo tutti sulla stessa barca: imprenditori e lavoratori, checchè ne dicano i sindacati che, come organizzazione, sono diventati, secondo me, anacronistici e desueti. Lo dico da ex dipendente iscritto al sindacato a inizio degli anni 80 e lo dico da imprenditore: desueti e anacronistici, in relazione ai tempi in cui viviamo.

Sindacati, lavoratori e imprenditori dovrebbero comprendere che il patrimonio di tutti è l'impresa che è una casa comune che, essendo competitiva, permette a tutti di vivere e di creare posti di lavoro per chi un lavoro oggi non lo ha.

Non ho una ricetta magica in tasca, non esistono ricette magiche e non sono certo quelle di Briatore che, degno del miglior Crozza, insulta la gente che ha redditi bassi e imprenditori che tutti i giorni lottano per tenere aperta la propria azienda, per fantasticare di un mondo di super ricchi che visitano il nostro paese in ascensore salendo e scendendo dagli elicotteri, mentre sorseggiano champagne e portano a passeggio aragoste ammaestrate da 150 kg.

Il patrimonio di tutti è l'impresa: un organismo vivo che rischia tutti i giorni di essere spazzato via da un mercato sempre più liquido e incomprensibile. L'impresa: che soffre o prospera a seconda dei momenti e che deve diventare non un luogo di lavoro ma uno strumento che ci permetta di vivere, tutti.

Buon 1° maggio a tutti noi, lavoratori e imprenditori che comunque, nonostante tutto, cerchiamo di fare andare bene le cose.
#forzaonorecolore

 

Unknown-1


Viva l'Itaglia, Viva l'Italia, viva noi

Viva l'Itaglia: storpiata, offesa, trattata male, ignorante, da scapparci e andare via.

Viva l'Italia: forse non il posto più bello per stare ma un luogo meraviglioso, nonostante noi, da starci per ricostruirla.

E' una mia personale tradizione, ogni anno lo stesso articolo, quest'anno con la variante del titolo e della frase iniziale,  per ricordare un momento importante per tutti noi, contestualizzandolo al momento che vedo, nell'anno in cui lo pubblico.


Il momento in cui si è concretizzato il sacrificio in termini di sofferenza e sangue di tante persone che hanno lottato per essere liberi e renderci liberi. Hanno lottato perché noi oggi potessimo dire quello che vogliamo liberamente e potessimo fare cose impensabili a quei tempi.


Siamo in guerra anche oggi, una guerra più complicata e difficile di quella di 70 anni fa. Certo, non si muore, o si muore molto meno rispetto ad allora. Ma ci vogliono ammazzare la speranza, ci vogliono ammazzare i progetti, ci vogliono uniformare in una massa di pecoroni ignoranti che se ne stanno tranquilli nelle loro comode case a lamentarsi e protestare senza però fare nulla per cambiare.

Non è retorica: il cambiamento inizia da noi, da ognuno di noi, singolarmente. Il prezzo da pagare per noi è molto alto: cambiare senza vederne i benefici, iniziare a dare un esempio affinché, in futuro, qualcuno possa goderne i vantaggi. Esattamente come 70 anni fa.

Forzaonorecolore e Viva l'Italia, Viva l'Italia e gli Italiani che stanno combattendo questa guerra che dura oramai da troppo tempo e non mollano, non mollano mai.

 

 

 


Il marketing cosa è? Andare alle feste spendendo soldi mentre altri lavorano

Il marketing che cosa è? Andare alle feste spendendo soldi mentre altri lavorano.

Spesso questo è quello che pensa la gente del marketing, è la realtà, altrimenti non si spiegherebbe come mai tantissime p.m.i. non fanno marketing limitandosi a spendere un po' di soldi in singole azioni di cui non hanno né strategia e né traccia.

Io mi occupo di mktg (mktg vuol dire marketing) da molti anni e ancora adesso tanta gente pensa che io passi tutto il giorno a perdere tempo non capendo esattamente cosa faccio. Una volta non me lo dicevano chiaramente perché con il marketing tradizionale la gente non vede cosa fai, ora, con i social media, essendo molto più semplice vedere cosa fai questa errata percezione è ancora più grande.

Per fortuna mia, tanti miei concorrenti pensano la stessa cosa e il marketing non lo fanno per davvero, non sanno cosa c'è dietro e soprattutto non sanno che l'80% del marketing è duro lavoro oscuro di miniera che va fatto tutti i giorni, tutti i giorni, tutti i giorni con lo scopo di creare relazioni di valore con i tuoi potenziali clienti PRIMA di chiedere appuntamenti di vendita.

Il marketing deve permettere di farti conoscere prima, di far avere la percezione di te prima, in modo che, quando chiederai l'appuntamento di vendita sia tutto più semplice, non facile, ma più semplice si, si può fare e sarebbe quanto meno da sprovveduti non farlo.

Se ti fermi, o lavori ad elastico, tutto si ferma, non puoi fare mktg solo quando ne hai bisogno, così come non puoi vendere solo quando hai poco fatturato. E' così. Amen

Chi vende deve fare mktg, per se stesso e per l'azienda in cui lavora. Le aziende devono fare mktg per loro e per i loro commerciali sul campo.

Mai come oggi è difficile, ma, mai come oggi è accessibile fare mktg, raggiungendo il tuo pubblico a costi sostenibili e con potenzialità inimmaginabili solo pochi anni fa: attraverso l'uso del web e dei social media.

Le parole da conoscere e declinare, oggi, che ci possono aiutare sono:

  • storytelling
  • branding
  • personal branding
  • customer experience
  • lead scoring

Non è un quiz, ma un'opportunità.

Sei curioso di saperne di più?

Scrivimi qui: info@casaimbastitacampus.it.

 

 

  Unknown

 

 

 

 


Gli strumenti sono strumenti, non affezioniamoci

Il marketing ha delle regole, che sono abbastanza codificate e non variano mai.

Gli strumenti invece cambiano, alla velocità della luce, e troppo spesso noi marketer non ci accorgiamo o meglio, non vogliamo accorgerci, del cambiamento.

Dati, statistiche, numeri devono dirci quel è lo stato di salute dei nostri deal e se le nostre iniziative hanno successo o meno.

Il marketing tradizionale, non è morto e non morirà, probabilmente, mai. 

In questo momento il digital marketing è la grande disruption che ci viene proposta, sta a noi scegliere se cavalcarla o farci sommergere, perché contro il mercato non si può andare,  però alcune accortezze mi sento di indicarvele:

Attenzione al cambiamento e ai costi delle promozioni: fino all'anno scorso promuoversi, ad esempio, su fb, costava relativamente poco, oggi molto di più, i più navigati tra noi, si saranno accorti che pochi mesi fa un post pubblicato in modo organico o sponsorizzato raggiungeva un pubblico molto più grande che non oggi.

Oggi, i video stanno andando fortissimo e se inizi a usarli ti accorgerai che hanno molta più visibilità che non i post tradizionali, soprattutto se sono girati per il mobile con i sottotitoli e con tutti gli accorgimenti del caso ma, tutto questo, quanto durerà?

Poco, durerà ancora poco, penso che nei prossimi due anni il bengodi di promuoversi a costi bassi su fb finirà, perché? 

Finirà perchè le grandi aziende stanno spostando i loro budget milionari sul digital in modo sempre più importante, sembra che Adidas destinerà il suo intero budget al digitale tagliando la comunicazione sui media tradizionali.

Questo spostamenti di investimenti inevitabilmente renderà le nostre campagne molto più costose e complicate, è una realtà, è inutile arrabbiarsi.

Che fare allora? Non affezioniamoci agli strumenti ma usiamoli, per ora la promozione attraverso i social è ancora, di fatto, il modo più economico di promuoversi ma guardiamoci intorno, guardiamo i social magari in fase di start up che potrebbero andare bene per noi, non fermiamoci alle solite abitudini. Iniziamo però a farlo, non aspettiamo che sia troppo costoso farlo. Non facciamo l'errore dei neofiti dilettanti della borsa che iniziano ad investire quando gli indici sono ai massimi storici per farsi poi maledettamente male.

Il mantra per noi marketer è sempre e solo uno: presto che è tardi occhi aperti, orecchie dritte e un po' di sana incoscienza.

Fai un passo in più, sperimenta, prova, sbaglia, correggi, riprova, misura, analizza: è il nostro lavoro, quello per cui siamo pagati, facciamolo bene sapendo che le nostre attività sono quelle che permettono ai venditori di vendere e alle produzioni di produrre.

Forzaonorecolore e buon marketing a tutti

Per approfondire e per scambiare il tuo punto di vista con me commenta questo post o scrivimi a info@casaimbastitacampus.it

 

Unknown


Casa Imbastita Campus e BertO divani insieme: valori, etica, impresa, gruppo

La cosa più bella è fare cose con persone che ci piacciono, non sempre è possibile, ma bisogna provarci.

Nasce così l'idea di realizzare un evento insieme a Filippo Berto: bella persona, amico, imprenditore visionario che sta rivoluzionando il modello di vendita del suo settore, quello della produzione di divani artigianali di altissima qualità.

Sia noi che lui crediamo profondamente nel valore delle persone e del marketing dell'esperienza: le persone non comprano un prodotto o un servizio, comprano un'esperienza all'interno del quale c'è anche un prodotto o servizio, è una sottile ma sostanziale differenza.

Proprio per questo abbiamo organizzato insieme un bellissimo evento che si terrà domani alle ore 18.00 a Meda allo spazio BertOLive un luogo speciale, un luogo dove le passioni, le persone, le belle storie, sono protagoniste

Abbiamo chiuso le iscrizioni all'evento con largo anticipo perché è andato velocemente SOLD OUT a riprova che se si fanno cose interessanti, con amore e passione, le persone partecipano: c'è voglia di partecipare, c'è voglia di condividere belle storie ed esperienze positive.

Viviamo in un mondo in cui sembra che nulla di buono possa accadere: non è vero, è un mondo difficile, duro e cattivo, è vero, ma dipende da noi decidere se essere quelli "che fanno" o restare quelli che "si lamentano". 

Di questo e altro parlo nella chiacchierata che ho fatto con Valentina Sala di BertO qualche giorno fa, puoi leggere qui l'intervista di BertO

Di cosa parleremo sabato? Lo puoi LEGGERE QUI 

LA FORZA DEL GRUPPO: perché da soli si va veloci, insieme si va lontano.

solodanoi #forzaonorecolore #casaimbastitacampus #BertOLive 

 

BANNER_casaimbastita2-valori-etica-impresa-gruppo-bertolive_DESAT_BOTTON

 


La disruption digitale? Te ne parlo qui in modo semplice e diretto, leggi

Non ci vuole un genio a capire cosa sta succedendo, eppure, la maggior parte delle p.m.i. e dei professionisti continua a considerare i social media come un luogo di cazzeggio e di relax, posti per divertirsi a scoprire cosa fanno i conoscenti, posti per litigare di politica, sport, religione. Posti, appunto.

Ed è vero: il tuo pubblico è sui social a parlare e scrivere di gattini e di selfie, vero, ma i social sono una piazza dove ci sono migggggliardi di persone, e non è una metafora, sono le nuove Agorà, in tutti i sensi, per davvero.


Miliardi di persone che tutti i giorni possono essere raggiunte, se sai come fare ma soprattutto se ti decidi a farlo.
Ma perché la maggior parte di noi continua a non farlo? Di cosa stiamo parlando? Di pigrizia, di ignoranza, di mancanza di perseveranza, di mancanza di voglia di sperimentare, di paura di fallire, di stupidità?
No, stiamo parlando semplicemente di mancanza di osservazione: osserva cosa sta succedendo e tira le somme, le tue somme, non quelle che voglio farti vedere io: ma io, cosa sto facendo per cercare di adeguarmi a quello che sta succedendo?


Alternative? Si, spostarsi a cavallo, scrivere le brochures a mano, mangiare il nostro cibo crudo, comunicare tra di noi con i segnali di fumo, eleggere il telegrafo come migliore e più veloce strumento di comunicazione.

Che altro? Ah, si, prendere un veliero per andare in America, ammesso che esista l'America perché non si sa mai cosa c'è oltre le colonne d'Ercole. Tirare fuori dal garage la biga per andare a trovare nonna Maria:" Nonna, parto oggi, ci vediamo tra una settimana sono solo 500 km tra me e te". Caspita no, la nonna non posso avvisarla che sto arrivando, il telefono non l'hanno mica inventato.

Le disruption: un momento della storia in cui una nuova tecnologia irrompe clamorosamente e cambia le regole del mercato, a volte le regole del modo di vivere di noi umani. Lo scrisse Christensen qualche era geologica fa.


Oggi stiamo vivendo una disruption epocale: la disruption digitale che è partita nel 2008, contro le disruption non ci possiamo andare o le impariamo a cavalcare o ne verremo sommersi.

Io con grande fatica mi sto adeguando e qualche risultato lo sto ottenendo, tu, cosa stai facendo al proposito.

Se vuoi approfondire, insultarmi o scambiare qualche idea fallo qui o scrivimi a info@casaimbastitacampus.it

Buona vita e marketing social a tutti noi

 

Disruption-graphic
Disruption-graphic