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Il passaggio generazionale in azienda: quasi sempre un dramma

Il passaggio generazionale in azienda è quasi sempre un dramma, perché?

Perchè entrano in gioco, spesso, tanti fattori che nulla hanno a che vedere con l'azienda.

Vediamone qualcuno:

  • passare il testimone, per me che ho fondato l'azienda, significa ammettere di invecchiare e non è mai bello fare i conti con la propria anagrafica, perché quando ho creato l'azienda mi sentivo immortale
  • passare il testimone significa tradire la mia creatura, si perché l'azienda è figlia mia, la figlia più importante, quella che permette di mangiare a tutta la famiglia, anche ai figli veri che, seppur sempre presenti nel mio cuore, spesso non sono stati molto considerati nella vita reale, perché sono troppo preso a curare la figlia principale. Magari non l'avete mai vista in questo modo ma è così, ve lo dico per esperienza fatta in un'altra vita, non me ne vanto.
  • passare il testimone significa far entrare in azienda i miei figli e quindi significa esporli ai rischi di fare impresa. Loro non sanno i sacrifici che ci vogliono, la dedizione che ci vuole. Mi piacerebbe facessero altro perché non è giusto per loro essere inseriti in questo meccanismo infernale. Anzi no, anzi si, bè intanto inseriamoli poi vediamo, qualcosa succede. Succede così più spesso di quanto non si immagini

Ci sono tanti altri fattori che creano problemi nei passaggi generazionali ma questi, secondo me, sono particolarmente importanti.

Il problema non è minore dal lato figli, anche qui ci sono tanti fattori che possono creare problemi potenziali.

Vediamone qualcuno:

  • finalmente in azienda, ora posso dimostrare a tutti quello che valgo, anche al papi, o alla mami, che fino ad oggi non hanno creduto molto in me. Farò valere questa laurea che mi sono preso e innoverò l'azienda perché non è normale che sia gestita ancora come vent'anni fa, il mondo è cambiato, bisogna aggiornarsi. I miei tutti presi dall'azienda, diciamolo, sono un po' rinco.
  • non morirò sul pezzo come i miei vecchi, mi circonderò di uno staff di persone preparate che mi aiutino a gestire l'azienda, il tempo di "un uomo solo al comando è finito".
  • questa storia di fare la gavetta per alcuni anni partendo dal magazzino è anacronistica, non ho studiato tutti questi anni per svitare bulloni o mettere a posto scatole in magazzino.
  • tecnologia e innovazione, questa sarà la mia guida

Ci sono poi i dipendenti che si trovano a subire l'ingresso dei rampolli in azienda, spesso con alcuni problemi potenzialmente esplosivi.

Vediamone qualcuno:

  • il ragazzetto o ragazzotta entra in azienda dal portone principale, magari non subito con un ruolo di responsabilità ma certamente con un privilegio: è il figlio del paron e non manca di farlo notare, magari inconsapevolmente ma succede
  • Il rampollo non ha dovuto faticare per cercarsi un lavoro, non sa cosa sia mandare via curriculum e prendersi porte in faccia, non ha idea di cosa significhi essere chiamati a lavorare per due ore al giorno con contratti di una settimana che a volte si rinnovano, più spesso no. Il rampollo un lavoro lo ha, per diritto divino e spesso se lo dimentica la fortuna che ha, se lo dimentica spesso.
  • l'imperatore o l'imperatrice trattano il rampollo in azienda come fanno a casa e non come un dipendente dell'azienda, permettendosi uscite che non avrebbero con un dipendente o permettendogli cose che non permetterebbero mai a un dipendente
  • il rampollo tratta l'imperatore o l'imperatrice in azienda come è uso fare a casa, permettendosi risposte impertinenti, battute feroci e comportamenti che normalmente sarebbero sanzionati pesantemente se a tenerli fosse un dipendente.
  • Gli eredi, spesso, non hanno nessuna competenza tecnica per gestire l'azienda, solo nozioni teoriche acquisite in anni di studio, quasi sempre pagati dal frutto del lavoro dell'azienda stessa. I rampolli spesso, non si rendono conto che tutto quello che hanno lo hanno grazie al fatto che l'azienda esiste per quello che è nel momento in cui loro entrano. Spesso i rampolli cercano di entrare in azienda con la grazia di un elefante in un negozio di cristalleria.
  • Gli imprenditori, spesso, hanno poche competenze manageriali e vanno in confusione e in frustrazione quando non riescono a separare la famiglia dall'azienda perché sanno che non si stanno comportando eticamente ma è più forte di loro, non riescono a farlo, non riescono a separare famiglia e azienda, entrando in un loop di frustrazione molto pericoloso che li può portare a pensare di aver sbagliato tutto, con l'azienda e con la famiglia.

Questi atteggiamenti, comportamenti, situazioni,  minano la leadership dell'imprenditore, creano problemi relazionali tra le persone e mandano in confusione i dipendenti a cui, magari, sono richiesti standard molto alti ma che vedono la dinasty famigliare che battibecca e litiga come in una soap opera di quart'ordine.

Come fare ad evitare drammi famigliari e ripercussioni pesanti sul futuro dell'azienda, impostando un passaggio generazionale che nel tempo possa funzionare?

Non c'è una ricetta precisa e magica ma ci sono una serie di cose che devono essere previste ben prima che il passaggio generazionale abbia inizio:

  • patti di famiglia chiari: le regole d'ingaggio che stabiliscono a quali condizioni e con che percorso gli eredi entreranno in azienda. Non è scritto da nessuna parte che lo debbano fare e anche se può sembrare incredibile non è obbligatorio fare le investiture per diritto divino.
  • tanta umiltà da parte di tutti:  umiltà da parte degli eredi che devono capire il contesto in cui l'azienda è nata è cresciuta e che ha permesso a loro di avere un tetto, del cibo e ora anche un lavoro. Umiltà da parte dell'imperatore o imperatrice che devono capire che i ragazzi non sono dei figli indisciplinati da tenere al loro posto ma delle persone pensanti che possono avere idee da proporre, innovazioni da apportare, punti di vista diversi dal nostro su cui discutere
  • pazienza e disponibilità al confronto costante, da parte di tutti, tramite una comunicazione costante, non significa che non si debba o non si possa litigare, ma significa avere obiettivi comuni e una strada tracciata. Questa è la parte più difficile: spesso per evitare discussioni si abbozza, ci si fa andare bene le cose e poi scoppiano le bombe.
  • Comunicazione e rispetto: avere la consapevolezza che l'azienda, se si sta profilando un passaggio generazionale, è veramente lo strumento grazie al quale tutta la famiglia, i dipendenti e le loro famiglie hanno vissuto e hanno potuto mangiare. Bisogna portare rispetto all'azienda e rendergli in parte quello che ci ha dato. Come fare a renderglielo? Essendo efficienti ed efficaci, imparando a crescere, acquisendo le competenze che ci mancano per gestire managerialmente l'azienda perché è vero, su questo gli eredi hanno ragione: oggi non si può più gestire un'azienda semplicemente sapendo lavorare. Oggi è necessario avere e acquisire costantemente competenze manageriali nei settori più disparati: H.R., marketing, finanza, relazioni e non è pensabile farlo se non si riesce a cambiare qualche idea bacata che abbiamo in testa noi imprenditori e, perdonatemi, anche voi figli.

La cosa più importante in un passaggio generazionale, per una p.m.i, secondo me, non sono i dettagli tecnici ma le competenze relazionali e di comunicazione che permettono di limare gli spigoli, arrotondare gli angoli e far crescere, nel tempo, un clima di fiducia tra chi deve mollare e chi deve subentrare.

Questo è quello che facciamo noi di Casa Imbastita Campus con successo da molti anni: aiutiamo gli imprenditori e gli eredi a comunicare, a impostare un piano operativo e a realizzarlo, affiancandoli nel diluire tutti i problemi, soprattutto relazionali, che inevitabilmente si troveranno a dover gestire.

Certamente, noi abbiamo anche delle competenze che ci aiutano e una rete di professionisti che lavorano con noi a supporto per le parti tecniche in cui non siamo competenti ma il nostro vero valore aggiunto è questo: siamo a fianco sia dell'imprenditore che deve cedere lo scettro, sia dei rampolli che devono prendere il testimone, con una garanzia, noi non facciamo il tifo né per l'imprenditore né per gli eredi ma per l'azienda, perché banalmente è l'azienda che deve sopravvivere, perché idealmente le persone passano ma le aziende, se non si fanno stupidaggini, restano.

Supportare un passaggio generazionale è un lavoro fiduciario, fatto di tanti confronti, di tempeste emotive e di tante telefonate negli orari più strani e nelle situazioni più bizzarre. A volte ci sembra di essere degli psicologi anche se non lo siamo. E' vero che nel nostro staff e nelle nostre collaborazioni ci sono gli psicologi perché a volte servono, servono davvero. Perchè spesso, una parola ben detta, un ascolto attento, valgono di più di un foglio excel ben compilato, lo sappiamo bene, perché anche noi, io e i miei soci, siamo imprenditori e abbiamo gli stessi problemi che hanno i nostri clienti, nel bene e nel male, per questo riusciamo a parlare la loro lingua e, spesso, facendoci ascoltare in modo attivo aiutiamo ad ottenere risultati importanti.

Hai un passaggio generazionale in atto o lo devi prevedere? Contattaci, senza impegno, una chiacchierata non costa nulla e può dare molti spunti utili. Visita il nostro sito: qui e Contattaci qui: info@casaimbastitacampus.it 

solodanoi #casaimbastitacampus #forzaonorecolore

 

Unknown


L'imprenditore, Oronzo Canà e l'azienda

Cosa c'entrano un imprenditore, Oronzo Canà mitico allenatore della Longobarda e l'azienda?

C'entrano, c'entrano assai.

Immagina di essere l'allenatore di una squadra di atletica, specialità 100 mt piani.

E' il primo giorno di ritiro e tu fai il discorso motivazionale alla squadra, li hai tutti lì riuniti, tesi, ti ascoltano e tu parti, hai anche fatto un corso di public speaking per l'occasione :"Ragazzi, è alle porte una nuova stagione, una stagione di grandi sacrifici, una stagione in cui voglio vedervi primeggiare, una stagione in cui voglio essere fiero di voi, campioni tra i campioni e proprio per questo, oggi, faremo i test atletici e inizieremo il ritiro collegiale che ci dovrà portare all'apice della forma per disputare una stagione strepitosa. Il target quest'anno è ... RIUSCIRE A CORRERE I 100 METRI PIANI IN 99 SECONDI NETTI, NON UNO DI PIU'" . Tripudio, applausi e grandi sorrisi di tutti i componenti della squadra entusiasti per le performance da raggiungere e consci dei sacrifici da fare per ottenerle.

Bene, se fai un discorso del genere, quanti fenomeni hai in squadra, quanti campioni hai che corrono per te? Mi spiego meglio: il record del mondo sui 100 mt piani è 9"85 ottenuto da Usain Bolt nel 2009 quindi se io metto l'asticella a 99 secondi (novantanove) quanti fenomeni avrò in squadra? Tutti fenomeni ovviamente.

Ma se l'asticella, per esempio,  la metto a 10"30, non dico il record del mondo ma un tempo importante, quanti fenomeni avrò in squadra? Perchè vedi, con 10"30 alle olimpiadi non vai oltre alla prima batteria: nella finale delle ultime olimpiadi di Londra il tempo più alto è stato 9"98 e l'ultimo arrivato che si è infortunato, Asafa Powell, ha terminato la gara, da infortunato in 11,99, da infortunato, un atleta corre i 100 mt in 11,99 con una gamba sola!

Certo con 10"30 non vai oltre la prima batteria alle olimpiadi ma sei comunque un'atleta, un gran bell'atleta.

Quindi, torniamo alla domanda iniziale: cosa c'entrano un imprenditore, Oronzo Canà e l'azienda? C'entrano assai perché vedi, se vuoi una squadra che corra i 100 mt piani in 99" netti, che tipo di allenatore devi essere, che genere di competenze devi avere? Probabilmente i tuoi atleti riusciranno a ottenere l'obiettivo di correre i 100 mt piani in 99" netti anche se subito prima dell'allenamento si mangeranno una porzione gigante di melanzane alla parmigiana, un cotechino con purea e lenticchie, innaffiato da due fiasche di lambrusco e un bel tirami su al mascarpone doppio e zabajone rinforzato, rutto libero e via a realizzare il modulo farfalla del filmato che trovi qui sotto.

Se invece vuoi che la tua squadra sia composta da atleti, da veri professionisti che siano in grado di competere ai massimi livelli della tua categoria, come cambiano le competenze che devi avere?

Ecco, è tutta qui la questione: scelte, che fai tu, che faccio io, che facciamo noi imprenditori, qual è il livello di standard a cui voglio competere? Sceglilo, studialo e poi diventa un allenatore in grado di allenare la squadra agli standard previsti dal livello scelto.

E' semplice, è tutto qui. Ma è molto difficile da realizzare, perché spesso noi pretendiamo dai nostri uomini e donne degli standard per i quali non siamo preparati, noi non siamo preparati, e ci arrabbiamo e facciamo riti propiziatori, proprio come Oronzo Canà, e speriamo che le cose vadano meglio e ci arrabbiamo quando vediamo quelli che ottengono risultati migliori dei nostri.

Spesso non vogliamo vedere che una squadra che funziona, ha sempre un grande allenatore che ne tira le fila, spesso non vogliamo vedere che dietro un successo, di qualsiasi genere, c'è sempre una grande preparazione, dei grandi sacrifici e tanta tanta professionalità costruita giorno dopo giorno. Lo sappiamo che è così ma spesso non lo vogliamo vedere. E' così.

Ora, qual è il livello a cui decidiamo di competere? Identifichiamolo, capiamone gli standard, comprendiamo le competenze richieste e semplicemente, adeguiamoci. Amen

 

#forzaonorecolore #solodanoi #casaimbastitacampus

 



 


Il gatto di marmo e il leone da tastiera

Oggi vi parlo di due animali che popolano le praterie e le foreste del business: Il gatto di marmo e il leone da tastiera.

Il gatto di marmo vive in un habitat molto particolare, quello della palude dell'immobilismo. E' un animale docile, che ha un bellissimo portamento, pelo folto e occhi piccoli, un po' infossati, i padiglioni auricolari non sono sviluppati per cui possiamo dire che non ci vede e non ci sente bene.

Ha grandi idee e sviluppa piani di continuo che non realizza mai. Il gatto di marmo non è molto agile e quando parte per mettersi in azione oramai è troppo tardi, il suo habitat è cambiato e le condizioni sono diverse da come le aveva previste. Il gatto di marmo ha una peculiarità: è sempre uguale a se stesso ed è così statico da non accorgersi di essere già morto, marmorizzato.

Il secondo esemplare che voglio descrivervi è il famosissimo leone da tastiera, un grande animale dall'aspetto imponente e terrificante nei modi, nei metodi e nell'efficacia. Il leone da tastiera è veramente l'animale che tutti vorremmo avere a fianco: tempestivo, ambizioso, magnanimo, competente, ne sa una più del tavolo e, da dietro la tastiera dispensa consigli giustissimi, incensa, punisce, critica e lusinga. Il leone da tastiera è un mito... fino a che sta dietro la tastiera. Il leone da tastiera subisce una mutazione genetica non appena lo tiri fuori da dietro la tastiera e lo metti sul campo, di cui sempre parla, per cui ha sempre una sentenza e un'idea intelligente. 

Il leone da tastiera una volta esposto a un ambiente diverso dal suo habitat naturale, la tastiera appunto, implode, diventa piccolo e cerca di mimetizzarsi con grande affanno e rumore dietro il primo filo d'erba che incontra nella prateria della vera vita e del vero mercato. Non trovando fili d'erba escogita un comportamento geniale: si finge morto, cadendo in uno stato catatonico estremo durante il quale i nemici, passandogli accanto lo ignorano, pensando appunto che sia morto.  Nella maggior parte dei casi, il leone da tastiera, una volta esposto alle intemperie e ai normali accadimenti della vita muore davvero, senza lasciare traccia, sparendo velocemente alla vista e alla memoria di chi tutti i giorni lotta nella savana per sopravvivere.

Il gatto di marmo e il leone da tastiera sono complementari e a volte si accoppiano carnalmente dando vita all'esemplare più maestoso dell'universo: Il quaqquaraquà tartufato, ma questa è un'altra storia che vi racconterò con un altro post.

Amen, fine della storia.

Oggi va così, dopo un po' di bicchieri e di buon cibo le storie non mi vengono benissimo, o si?

Il mantra di questo post è: alzailculoedattiunamossacheilbudgetcorre   e leoni da tastiera e gatti di marmo ce li magnamo a colazione

 

Unknown

 

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Non si lascia indietro nessuno

Questa mattina vi propongo un filmato bellissimo e per me molto evocativo.


Se sei fedele allo scopo, se condividi gli ideali, se hai dimostrato di far parte del gruppo, il gruppo non ti abbandona. In un gruppo non si lascia indietro nessuno.


Un gruppo è un sistema di persone esclusivo dove ci si aiuta, ci si difende e ci si protegge l'un l'altro.  I componenti del gruppo conoscono le regole del gruppo, le condividono, le applicano e questo garantisce loro un privilegio che chi non fa parte del gruppo non ha: un gruppo non lascia indietro nessuno dei suoi membri.

Ma costruire gruppi è difficile e molto complicato, affinché un gruppo diventi coeso, unito e compatto servono, sacrifici, defezioni, rallentamenti, risse, pianti, sorrisi, scelte a volte dolorose, ripartenze.

Costruire un gruppo richiede anni, non settimane o mesi.

A volte, noi imprenditori, presi dalla necessità di correre dietro ai budget, dall'obbligo di far quadrare i bilanci dimentichiamo quanto sia difficile promuovere costantemente valori e ideali e non interveniamo prontamente per fare andare bene le cose, per fare i correttivi che servono quando i segnali ti dicono che devi intervenire. A volte ci facciamo andare bene le cose, perché siamo stanchi o distratti, e pensiamo che il meno peggio sia comunque una soluzione accettabile, dalle mie parti si dice:" Piuttosto che niente è meglio piuttosto".

E' vero, piuttosto che niente è meglio piuttosto, ma se vuoi essere performante non funziona così, alla lunga non può funzionare, il meno peggio è un buco camuffato che prima o poi si scollerà creando un danno a tutto il gruppo.

Per costruire gruppi vincenti è necessario che tutti i componenti del gruppo condividano e vivano i valori su cui il gruppo è stato fondato. La promozione costante dei nostri valori è il lavoro, è il nostro lavoro.

Non barattare mai i tuoi valori per del fatturato, solo così riuscirai a costruire gruppi che ti aiutino a realizzare i tuoi sogni.

Buona giornata a tutti i guerrieri e guerriere che hanno il privilegio di guidare dei gruppi e che sanno cosa significa non dormire la notte per cercare di far andare bene le cose non scendendo a compromessi con i propri valori.In marcia esploratori e buona caccia.


#forzaonorecolore #casaimbastita #solodanoi

 

 

 


Il consulente d'azienda, cosa sapere, cosa evitare, cosa cercare

Di mestiere faccio l'imprenditore e una delle mie attività imprenditoriali è quella di consulente d'azienda.

I consulenti, questi strani personaggi che, non sporcandosi le mani, emettono laute parcelle per darti consigli che, in fondo eri in grado di pensare anche tu. 

A cosa serve un consulente, ma soprattutto, serve?

Proprio per cercare di dare una risposta a questa domanda, ho deciso di fare un post sull'argomento partendo da un presupposto importante: esiste un modello definito 70-20-10, che io condivido, che dice che il grosso delle competenze un manager le acquisisce sul campo.

Il modello si spiega in questo modo:

Un manager altamente performante deve il suo successo, per il 70% dall'apprendimento sul campo: superamento e sopravvivenza alle sfide professionali che tutti i giorni si trova ad affrontare, per il 20% dal rapporto che ha con mentori, insegnanti, consulenti e figure professionali a suo supporto, per il 10% dall'educazione scolastica e da corsi d'aula.

Visto in questo modo potrebbe sembrare che i consulenti servano a poco e in effetti, spesso, servono a poco. 

Servono a poco i consulenti che non hanno esperienza operativa sul campo, quelli che insegnano in aula raccontandoti delle bellissime teorie difficilmente applicabili nella realtà, quelli che antepongono un contratto al risultato.

I consulenti che ti servono sono quello che possono trasferirti un po' della loro esperienza vissuta sul campo che hanno acquisito non "insegnando" ma "facendo" e che hanno un bel 70% di esperienza operativa da trasferirti, per citare il modello 70-20-10

Bene, ho capito, dirai tu ma come faccio a riconoscerli? Non è difficile, segui questa traccia:

  • Un consulente non deve avere bisogno di te. Quando decidi di inserire un consulente per un certo periodo nella tua organizzazione accertati che tu non sia troppo importante per lui, che abbia altri clienti, altri contratti. Un consulente che lavora solo o quasi solo per te è pericoloso perché, per tenersi il lavoro, tenderà ad assecondarti, a dirti quello che ti vuoi sentire dire e perderà presto in termini di efficienza ed efficacia diventando di fatto un tuo dipendente non più un consulente.
  • Un consulente deve, a volte, litigare con te: un consulente non è il tuo clone, non la pensa come te, altrimenti a cosa ti servirebbe?
  • Un consulente deve trasferirti delle competenze, non fare il lavoro al posto tuo. Troppo spesso, nella mia carriera mi sono trovato imprenditori che pensavano che il consulente dovesse fare il lavoro e ci sono tanti consulenti che lavorano in questo modo, ma, pensaci: se un consulente fa il lavoro al posto tuo, quando lui non sarà più nella tua azienda cosa succederà? Un consulente serio, pretende che tu, o qualcuno dei tuoi impari il lavoro e lo faccia.
  • Un consulente non ha paura a trasferirti tutto il suo know how. Questo è un punto molto delicato e spesso "peloso": quanto vale il know how di un consulente? Quanto vale un'idea che ti dà e alla quale tu non avresti mai pensato? Quanto vale un contatto o una relazione instaurata alla quale tu non saresti riuscito ad arrivare? Il consulente deve avere fermezza nel pretendere che il suo know how gli venga riconosciuto ma deve metterti a disposizione tutta la sua rete di contatti e relazioni quando serve. Il valore di un consulente non si misura in ore lavorate ma in risultati portati.
  • Un consulente ti parla chiaro e gestisce le priorità insieme a te: è inutile fare un bel programma di lavoro impostato su un cronoprogramma preciso e dettagliato, quando poi magari ci sono priorità più importanti da gestire, perché la vita di un'azienda è dinamica e se ci sono degli ostacoli imprevisti si devono superare, non serve andare avanti pedissequamente in un programma pre impostato e pre costituito. Proprio per questo un consulente serio ti aggiorna costantemente sullo stato dell'arte con relazioni, briefing e verifica dello stato avanzamento dei lavori.
  • Se non hai budget ti dovrai accontentare. Spesso nel mondo della consulenza questo è uno degli scogli più importanti: voglio un consulente senior esperto e che mi supporti ma non sono disposto a pagarlo in modo adeguato. Questo succede, a volte, non tanto perché non ho il denaro ma perché non comprendo appieno il valore aggiunto che mi potrà dare il mio consulente. Un consulente serio non si svende. E' in grado di argomentare in modo esaustivo il motivo per cui può risultare "costoso" avere a che fare con lui, ma non lo motiva con le parole, lo motiva con i risultati.
  • Spesso, per motivi contingenti un imprenditore si trova a non applicare i compiti assegnati o non fare le cose concordate, può succedere. In questo caso un consulente professionista si ferma, fa il punto e se vede che è impossibile andare avanti rinuncia all'incarico, in modo trasparente e chiaro. Non esiste niente di peggio che un cliente non soddisfatto che dopo un anno di lavoro si fa la domanda:"A cosa mi è servita la consulenza?"
  • Un consulente professionista si sporca le mani con te: ti trasferisce le sue competenze mettendosi in discussione in prima persona, insieme a te.
  • Un consulente professionista è una persona etica: dice quello che fa e fa quello che dice. Sempre.
  • Un consulente professionista non ha "un catalogo delle consulenze". Ogni azienda è diversa, ogni situazione è diversa. Non si può fare il "copia e incolla" e proporsi. Un consulente, prima di accettare un incarico fa un'analisi, presenta un'idea e la discute con te in termini di tempi e risultati da ottenere.

Ecco, ti ho dato alcuni consigli sulla base della mia esperienza di imprenditore, che i consulenti li ha utilizzati e li utilizza e di consulente che tutti i giorni ha a che fare con gli imprenditori in modo che tu possa fare le tue analisi in modo corretto quando entri a contatto con i consulenti, di qualsiasi tipo, per fare in modo che quel 20% del modello 70-20-10 possa veramente fare la differenza per te e per la tua azienda.

Per avere maggiori informazioni scrivimi qui info@casaimbastitacampus.it sarò lieto di chiacchierare con te.

 

Unknown

 

Il mantra di questo post è: laconsulenzaèunacosaseria


Nulla di quanto mi riguarda è originale

Questo post lo dedico a quelli e quelle come me: persone innamorate della vita, consapevoli di essere privilegiati e felici di "esserci" a prescindere.

Non penso sia facile vivere, non lo è per niente, siamo figli delle nostre esperienze e osserviamo il mondo con gli schermi che gli occhiali delle vita ci permettono di fare, spesso con filtri così spessi che non lasciano filtrare la luce, anche se c'è.

Una bella frase di Chuck Palahniuk è il titolo del post: "Nulla di quanto mi riguarda è originale. Io rappresento il risultato dello sforzo congiunto di tutti coloro che abbia mai conosciuto".

Noi siamo fortunati perché, come ha detto il mio Amico Salvatore Vella, durante una conferenza che ho recentemente seguito, rappresentiamo il 5% degli abitanti del mondo. Facciamo parte di quel 5% fortunato che mangia, più o meno con regolarità, che ha un tetto sufficientemente confortevole sotto cui ripararsi e che quando esce dalla sua casa non rischia di essere ucciso, stuprato, torturato, rapito, schiavizzato.

Non ci avevo mai pensato, le parole di Salvatore sono state dei macigni per me: noi rappresentiamo il 5% del mondo, quindi significa che non abbiamo la minima idea di cosa significa vivere in questo mondo. Non sappiamo cosa significa "stare al mondo".

Abbiamo il privilegio di poter scegliere e di poter cambiare. Un grande privilegio.

Nulla di quanto mi riguarda è originale: sono figlio delle esperienze che ho fatto e delle persone con cui sono entrato in contatto, qualcuna mi è stata indifferente, molte hanno segnato la mia crescita e, nel bene o nel male, quello che sono è anche, tanto, grazie a loro.

La qualità delle relazioni. Osservo la qualità delle relazioni. Devo osservare la qualità delle relazioni, per crescere. 

Se frequenti "belle" persone hai più probabilità di crescere bene, diritto, sano. 

Le "belle" persone, non è una questione fisica, è una questione di aura: lo vedi, lo percepisci, ma non subito, dopo un po'. All'inizio potrebbero esserci manipolatori travestiti da belle persone, potresti farti ingannare e lasciarti affascinare e affabulare ma se ci presti attenzione li sgami, dopo un po' ti accorgi che il manipolatore è finto, non è sincero, non è autentico, perché lui per primo non crede in quello che racconta: guarda la qualità delle sue relazioni, guarda la sua vita nel medio lungo periodo, ti darà tante risposte. Osserva, non è difficile, è solo, a volte, un po' doloroso.

Le belle persone sono quelle che quando le lasci ti senti arricchito, sono quelle che quando ci parli hai la sensazione che... ma cosa te lo dico a fare, lo sai che sensazione ti lasciano, lo sai.

Le belle persone sono quelle che, non necessariamente vedi spesso ma che quando ci pensi ti fanno star bene.

Il diritto di scelta: questo è quello che ci rende diversi dal resto del 95% del mondo, tra le altre cose. Possiamo scegliere chi frequentare e chi no, possiamo scegliere a chi dare retta e a chi no.

Una considerazione, a margine di questo pensiero: per chi, come me è o per chi sarà genitore è una grande responsabilità: cercare di indirizzare le scelte senza influenzarle, per il breve periodo in cui i nostri ragazzi ci sono stati affidati.

Cercare di vigilare senza prevaricare, cercare di proteggere senza soffocare, cercare ... è un duro mestiere quello dei genitori.

Noi siamo le esperienze che abbiamo vissuto e come genitori facciamo vivere tantissime esperienze ai nostri ragazzi: anni di esperienze. Pensiamoci, a volte faremo degli sbagli, a volte non riusciremo a trattenerci ma pensiamoci e cerchiamo a rimediare agli errori quando li facciamo con loro.

Il rispetto, l'onestà, la fiducia, la tolleranza, l'ottimismo, il senso di avventura, sono insite nei geni degli esseri umani, ma il 95% non lo sa, o ha dimenticato di saperlo.

Abbiamo un grande privilegio, quello di poter scegliere: liberati dai demolitori d'entusiasmo o contienili, limitali, impara a difenderti, se li hai in casa e ci sei costretto a vivere, frequentando belle persone, leggendo belle cose, guardando belle storie, ispirandoti in tutto il bello che hai intorno, perché c'è, è tanto, è dappertutto intorno a noi.

E' difficile, certo, ma gli occhiali da saldatore che offuscano la visione che abbiamo indosso si possono togliere, non è difficile, è solo doloroso, ogni tanto.

Forqaonorecolore e scelte.

Il mantra di questo post è: 5%5%5%5%5%5%

 

Unknown


E' impossibile, non si può fare

E' impossibile, non si può fare!

Quante volte ce lo siamo sentiti dire?

 

Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un'opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre. Impossible is nothing. -Spot Adidas-

Troveremo sempre persone che ci diranno che è impossibile, troveremo sempre persone che ci diranno che non si può fare, troveremo sempre persone che, bloccate dalle loro paure, dalla loro storia, dalla loro pigrizia, dalla loro scarsa autostima, dalle scie chimiche, dai marziani, da motivi sicuramente validi per loro ma non per noi, ci suggeriranno di abbandonare.

Non c'è niente di male in loro, siamo noi gli strani è così, siamo noi gli strani, non loro.

Facciamocene una ragione, se li abbiamo in squadra, se ci sono vicini, cerchiamo di convincerli, cerchiamo di aiutarli, cerchiamo di supportarli, cerchiamo di fare in modo che anche loro vedano un futuro che ancora non esiste e possano credere e attivarsi per poterlo realizzare. Cerchiamo, proviamo e non diamo mai per scontato che ci capiscano, ci comprendano, ci supportino ai primi tentativi di coinvolgimento. Ma non pretendiamo che loro cambino, lo devono voler fare loro, davvero, e se non sarà così, lasciamoli andare, senza arrabbiarsi, senza frustrarsi, senza sentire troppo il peso del fallimento, anche se sarà stato un fallimento. E' difficile? Si, molto difficile, ma fa parte del gioco che abbiamo deciso, noi, di giocare.


Insistiamo, ma, non scendiamo mai a compromessi con i nostri valori e non abbassiamo mai i nostri standard professionali. Se hai alti standard sarà molto più difficile e complicato creare un gruppo coeso e performante. E' un fatto, è così. Fattene una ragione.

Se sei un allenatore di atletica e stai cercando qualcuno che sia in grado di correre i 100 metri piani in 100 secondi, non avrai problemi a circondarti di una squadra di fenomeni.
Se sei un allenatore di atletica e stai cercando qualcuno che sia in grado di correre i 100 metri piani in 10 secondi, solo uno zero in meno, solo 90 secondi in meno, niente, pochi respiri, ma un abisso in termini di performance, bè, in questo caso sarà più complicato, maledettamente più complicato.


Tutti sono capaci di fare gli allenatori di fenomeni che corrono i 100 metri in 100 secondi.
Pochi sono in grado di fare gli allenatori di atleti competitivi.


Se vuoi essere l'allenatore di una squadra di atleti professionisti, studia, migliorati, cerca di imparare dai tuoi errori, saranno tanti, saranno dolorosi, saranno frustranti, fanno parte del gioco, tieni alti i tuoi standard per meritarti i migliori. Non perdere fede, stai concentrato.


Ne perderai tanti, di atleti, anche con ottime potenzialità che non avranno la tenacia, la cattiveria, la fame per sopportare il peso del sacrificio, che non saranno disposti a pagare il prezzo salatissimo che serve pagare per riuscire, forse, un giorno, non sicuramente vicino, ad eccellere. Lo sai prima che sarà così, non ti abbattere, abbi fede, ricomincia.


Sii disposto a sporcarti le mani, a far vedere come si fa, a stare sul campo insieme ai tuoi atleti ma lascia andare chi è convinto che correre i 100 metri in 100 secondi sia un risultato.


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orzaonorecolore e avanti guerrieri.


Il tempo, che ci travolge, che ci assilla

Il tempo, che ci travolge, che ci assilla.

Gestire il tempo, in un mondo così veloce, rapido e liquido non è "Un" impresa è "L'"impresa.

Ci sono manuali, libri, corsi che ti insegnano a gestire il tempo, tutti utili, nessuno serve fino a che...

Fino a che non ci rendiamo conto che abbiamo solo quello.

Il tempo è limitato, è deperibile, non lo possiamo immagazzinare, non lo possiamo mettere da parte, semplicemente passa.

La fregatura che abbiamo con il tempo è che, essendo sempre disponibile e a disposizione, abbiamo l'illusoria idea che ne abbiamo in modo infinito e indefinito.

Non è così.

Quanto vale un minuto del mio tempo? Che non tornerà mai più e che mi avvicina, inesorabilmente, verso la riserva del tempo che si concluderà con l'ultimo secondo a mia disposizione, dopo il quale non potrò più rammaricarmi, non potrò più pensare alle cose che avrei potuto fare e non ho fatto, alle parole che avrei potuto dire e non ho detto, alle persone a cui avrei potuto dedicare più tempo e non l'ho fatto. Tardi, sarà troppo tardi.

Il tempo è ora, è nostro, e non è vero che non possiamo gestirlo, dire che non lo possiamo gestire è la facile scusa per non volerlo fare.

Certo, rispetto al passato è molto più complicato, siamo sempre connessi, siamo sempre di corsa, abbiamo dei diabolici strumenti tecnologici che ci fanno pensare di essere indispensabili al mondo e che da una nostra risposta in tempo reale dipendano le sorti del mondo. Non è così.

Non succede niente se mentre sei con tuo figlio, con la tua compagna, con il tuo compagno, moglie o marito, non rispondi al telefono e non guardi la mail, non succede niente.

La tua azienda non fallirà per due giorni in cui non sei connesso ... e se dovesse fallire per questo, vuol dire che te lo meritavi, perché non sei stato in grado di crearti un minimo di delega. Ricomincia da capo, riparti dal via, non è la fine del mondo.

Il mondo non si fermerà se ti godi quel libro o quel tramonto svaccato su un divano o su una sdraio, e non si offenderà di certo mentre passeggi lungo l'argine del fiume o ti alleni come un disperato sulle montagne più alte scalando a mani nude falesie di granito.

E' se succedesse la fine del mondo? Ho vissuto. Ho vissuto a pieni polmoni, godendo delle cose che mi piacciono, facendo quello che devo fare ma anche quello che voglio fare, con il giusto equilibrio.

Questo è un elogio alla lentezza, non all'attività lenta o all'essere lenti, proprio no, ma alla lentezza nel senso di prendersi un po' di tempo per se stessi.

Tempo rigenerante, qualsiasi cosa succeda, qualsiasi problema tu stia affrontando.

Non prendersi del tempo per se stessi, soprattutto se ricopri ruoli di responsabilità, significa rischiare di essere appannato, poco lucido, significa rischiare di prendere decisioni sbagliate non perché tu non sia abile ma semplicemente perché troppo stressato per ragionare correttamente.

Non prenderti del tempo per gli altri, prenditelo per te.

Il mantra di questo post è: elogioallalentezza

 

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Grandi Speakers per la nostra Reunion a Scicli. 28-29-30 aprile, 1 maggio: save the date

Nei giorni 28-29-30 aprile e 1 maggio a Scicli terremo la nostra grande Reunion.

Un momento di formazione, divertimento e networking riservato a tutti gli imprenditori che hanno frequentato e stanno frequentando i nostri Campus, una festa, perché, come diciamo sempre, se non ci si diverte, non si lavora bene.
Nell'ambito della nostra manifestazione abbiamo previsto alcuni interventi di persone che ci piacciono molto, che hanno cose da raccontare e che daranno un grande valore aggiunto al nostro evento.
Persone speciali per un evento speciale.

GLI INTERVENTI DI QUESTI OPINION LEADER SARANNO APERTI AL PUBBLICO E SARANNO GRATUITI. Prossimamente pubblicheremo sui nostri siti i giorni e gli orari in cui interverranno e le modalità di iscrizione.
Stiamo componendo il parterre in queste settimane, però abbiamo il piacere di iniziare a presentarvi i primi due speakers.

PARTECIPERANNO ALLA NOSTRA REUNION:

ANDREA MORO
professore ordinario di linguistica generale presso la Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, direttore del NEtS (Neurocognition, Philosophy and theoretical Syntax), studia la sintassi delle lingue umane e i fondamenti neurobiologici del linguaggio. Dottore di ricerca in linguistica, borsista Fulbright negli USA, si è diplomato in sintassi comparata all’università di Ginevra ed è stato varie volte “visiting scientist” al MIT e alla Harvard University. Ha pubblicato articoli su riviste internazionali tra le quali Linguistic Inquiry, the Proceedings of the National Academy of Science e Nature Neuroscience. Tra le sue pubblicazioni di carattere divulgativo: I confini di Babele, Il Mulino 2015 (trad. ingl.: “The Boundaries of Babel", MIT Press, 2015), Breve storia del verbo "essere" (Adelphi, 2010), Parlo dunque sono (Adelphi, 2012; trad. ingl. I speak, therefore I am Columbia University, 2016) e The equilibrium of human syntax (Routledge, 2013). E' speaker e relatore internazionale.

Andrea, persona ironica, divertente e divertita ci terrà un intervento che si intitola: ALLA RICERCA DEI CONFINI DI BABELE. QUATTRO PASSI TRA LINGUAGGIO E CERVELLO

SALVATORE VELLA
Magistrato, applicato presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, attualmente in servizio presso la Procura della Repubblica presso il tribunale di Agrigento, si occupa prevalentemente di reati contro la Pubblica Amministrazione e del contratto al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.Ha vissuto sotto scorta dal 2002 al 2013 a causa delle gravi minacce ricevute per la sua attività di magistrato
E' stato docente di "Diritto e procedura penale" per la Commissione distrettuale per la formazione professionale della Magistratura Ordinaria di Palermo e membro della Commissione del ministero della Giustizia per l'abilitazione alla professione di avvocato presso il Distretto di Corte di Appello di Palermo.
E' speaker e relatore internazionale.

Salvatore, persona speciale, di fine intelligenza e alta umanità ci terrà un intervento che si intitola: L'IMMIGRAZIONE COME RISORSA.

 

E' un grande piacere organizzare eventi come questo per le cose che impari, per i rapporti che instauri, per le belle persone che incontri.

Ci vediamo a Scicli

solodanoi #casaimbastitacampus #faccedacampus

 

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Andrea Moro

 

Vella

Salvatore Vella


Credici fino in fondo, non mollare mai e ci riuscirai: non è vero

Credici fino in  fondo, non mollare mai e ci riuscirai.

L'ho sentita tante volte questa canzoncina durante corsi, momenti di formazione, leggendo libri: Il segreto, Il guerriero della luce e tanti altri. Quante volte l'hai sentita tu? Stupidaggini, sono stupidaggini per allocchi.

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Quante volte imbonitori sorridenti, quelli da "camminata sui carboni ardenti" te l'hanno raccontata entusiasmandoti e poi, finito il momento di euforia, quando tutto torna come prima ti sei ritrovato più frustrato e scontento di prima, quante volte?

Non è vero che basta credere e non mollare per riuscire, è una grande stupidaggine crederci, è una grande truffa dirlo a chi vuole crederci.

Credere fino in fondo, non mollare mai e non riuscire è frustrante, alienante, ti logora dentro e ti fa male, rischi di schiantare.

Cosa serve per riuscire a realizzare i propri progetti, senza morirci prima che si realizzino? 

La cosa apparentemente più semplice ma così difficile da coltivare: relazioni, oggi è di moda dire networking, aprirsi agli altri, regalare idee, chiacchierare, non starsene nell'angolo con la scopa piantata nel c..o pretendendo di essere accettati, considerati, coinvolti solo perché siamo bravi, competenti e abbiamo fatto tanta fatica per laurearci o per acquisire le competenze che abbiamo.

Per riuscire a realizzare i propri sogni, oltre al fatto indispensabile di crederci, di lavorare duro e di non mollare ai primi insuccessi, non mollare mai ai primi insuccessi, è fondamentale imparare a comunicare, investire del tempo nel coltivare relazioni di valore. Costa più fatica coltivare relazioni che prendersi una laurea, è una mia opinione personale ovviamente. Per prendersi una laurea è sufficiente studiare, ammazzarsi sui libri per qualche anno e assimilare concetti, è un lavoro sostanzialmente individuale, non serve tanto di più. Per instaurare relazioni di valore invece serve impegno costante, tutti i giorni, sapendo che per ottenere devi dare, devi proporti, devi fare in modo che le persone ti considerino e non lo faranno mai se pretendi. Tessere relazioni è un lavoro di gruppo: dipende dagli altri accettarti e fare in modo che quello che dici, pensi o fai venga considerato, è molto più complicato perché presuppone interessarsi agli altri prima che a se stessi, considerando che potrebbe anche non funzionare.

Tessere relazioni di fiducia è tutti i giorni, è tutta la vita, è qualsiasi occasione, è la vita.

La professionalità, il titolo, l'esperienza sono importantissime, senza quelle non puoi giocarti la partita, ma non sono quelle che faranno la differenza, non sono quelle che ci permettono di raggiungere i nostri risultati.

Diventare persone di valore agli occhi degli altri, persone che gli altri vogliono frequentare, con cui è piacevole stare, sulle quali si può contare, con cui discutere di un'idea, di un'opportunità, di un progetto fa la differenza, la vera differenza.

Siamo all'inizio dell'anno, ognuno di noi ha fatto progetti, chi più, chi meno, per questo inizio anno, progetti che non si avvereranno se non troviamo il finanziatore, il team che ci segue, la persona con cui condividere, l'alleato con cui costruire.

Il migliore augurio che ti faccio per questo inizio anno è quello di dedicare del tempo a migliorare la tua comunicazione, a scendere dall'arido pero della tua somma saggezza e competenza per aprire la tua mente e il tuo cuore alle altre persone per il gusto di farlo, senza aspettarti niente in cambio, in modo leggero e divertente.

E' magico quello che succede quando gli altri si accorgono che possono fidarsi di te, che possono raccontarti delle cose senza ricevere consigli non richiesti, facendoti domande e ottenendo risposte che non hanno secondi fini. E' magico come le relazioni si moltiplichino e le opportunità arrivino quando ti rendi disponibile a condividere le tue idee, a regalarne qualcuna, a non volerci fare sopra necessariamente un business. E' magico.

Diventa uno spacciatore di idee gratis oggi per ricevere, in futuro, altre idee e opportunità, allora si, solo allora: non mollare mai e le cose succederanno.

La fortuna non esiste, sono le relazioni che creano opportunità fortunate.

Il mantra di questo post è: spacciatoridideerelazionispacciatoridideerelazioni