management, leadership

Il passaggio generazionale in azienda: quasi sempre un dramma

Il passaggio generazionale in azienda è quasi sempre un dramma, perché?

Perchè entrano in gioco, spesso, tanti fattori che nulla hanno a che vedere con l'azienda.

Vediamone qualcuno:

  • passare il testimone, per me che ho fondato l'azienda, significa ammettere di invecchiare e non è mai bello fare i conti con la propria anagrafica, perché quando ho creato l'azienda mi sentivo immortale
  • passare il testimone significa tradire la mia creatura, si perché l'azienda è figlia mia, la figlia più importante, quella che permette di mangiare a tutta la famiglia, anche ai figli veri che, seppur sempre presenti nel mio cuore, spesso non sono stati molto considerati nella vita reale, perché sono troppo preso a curare la figlia principale. Magari non l'avete mai vista in questo modo ma è così, ve lo dico per esperienza fatta in un'altra vita, non me ne vanto.
  • passare il testimone significa far entrare in azienda i miei figli e quindi significa esporli ai rischi di fare impresa. Loro non sanno i sacrifici che ci vogliono, la dedizione che ci vuole. Mi piacerebbe facessero altro perché non è giusto per loro essere inseriti in questo meccanismo infernale. Anzi no, anzi si, bè intanto inseriamoli poi vediamo, qualcosa succede. Succede così più spesso di quanto non si immagini

Ci sono tanti altri fattori che creano problemi nei passaggi generazionali ma questi, secondo me, sono particolarmente importanti.

Il problema non è minore dal lato figli, anche qui ci sono tanti fattori che possono creare problemi potenziali.

Vediamone qualcuno:

  • finalmente in azienda, ora posso dimostrare a tutti quello che valgo, anche al papi, o alla mami, che fino ad oggi non hanno creduto molto in me. Farò valere questa laurea che mi sono preso e innoverò l'azienda perché non è normale che sia gestita ancora come vent'anni fa, il mondo è cambiato, bisogna aggiornarsi. I miei tutti presi dall'azienda, diciamolo, sono un po' rinco.
  • non morirò sul pezzo come i miei vecchi, mi circonderò di uno staff di persone preparate che mi aiutino a gestire l'azienda, il tempo di "un uomo solo al comando è finito".
  • questa storia di fare la gavetta per alcuni anni partendo dal magazzino è anacronistica, non ho studiato tutti questi anni per svitare bulloni o mettere a posto scatole in magazzino.
  • tecnologia e innovazione, questa sarà la mia guida

Ci sono poi i dipendenti che si trovano a subire l'ingresso dei rampolli in azienda, spesso con alcuni problemi potenzialmente esplosivi.

Vediamone qualcuno:

  • il ragazzetto o ragazzotta entra in azienda dal portone principale, magari non subito con un ruolo di responsabilità ma certamente con un privilegio: è il figlio del paron e non manca di farlo notare, magari inconsapevolmente ma succede
  • Il rampollo non ha dovuto faticare per cercarsi un lavoro, non sa cosa sia mandare via curriculum e prendersi porte in faccia, non ha idea di cosa significhi essere chiamati a lavorare per due ore al giorno con contratti di una settimana che a volte si rinnovano, più spesso no. Il rampollo un lavoro lo ha, per diritto divino e spesso se lo dimentica la fortuna che ha, se lo dimentica spesso.
  • l'imperatore o l'imperatrice trattano il rampollo in azienda come fanno a casa e non come un dipendente dell'azienda, permettendosi uscite che non avrebbero con un dipendente o permettendogli cose che non permetterebbero mai a un dipendente
  • il rampollo tratta l'imperatore o l'imperatrice in azienda come è uso fare a casa, permettendosi risposte impertinenti, battute feroci e comportamenti che normalmente sarebbero sanzionati pesantemente se a tenerli fosse un dipendente.
  • Gli eredi, spesso, non hanno nessuna competenza tecnica per gestire l'azienda, solo nozioni teoriche acquisite in anni di studio, quasi sempre pagati dal frutto del lavoro dell'azienda stessa. I rampolli spesso, non si rendono conto che tutto quello che hanno lo hanno grazie al fatto che l'azienda esiste per quello che è nel momento in cui loro entrano. Spesso i rampolli cercano di entrare in azienda con la grazia di un elefante in un negozio di cristalleria.
  • Gli imprenditori, spesso, hanno poche competenze manageriali e vanno in confusione e in frustrazione quando non riescono a separare la famiglia dall'azienda perché sanno che non si stanno comportando eticamente ma è più forte di loro, non riescono a farlo, non riescono a separare famiglia e azienda, entrando in un loop di frustrazione molto pericoloso che li può portare a pensare di aver sbagliato tutto, con l'azienda e con la famiglia.

Questi atteggiamenti, comportamenti, situazioni,  minano la leadership dell'imprenditore, creano problemi relazionali tra le persone e mandano in confusione i dipendenti a cui, magari, sono richiesti standard molto alti ma che vedono la dinasty famigliare che battibecca e litiga come in una soap opera di quart'ordine.

Come fare ad evitare drammi famigliari e ripercussioni pesanti sul futuro dell'azienda, impostando un passaggio generazionale che nel tempo possa funzionare?

Non c'è una ricetta precisa e magica ma ci sono una serie di cose che devono essere previste ben prima che il passaggio generazionale abbia inizio:

  • patti di famiglia chiari: le regole d'ingaggio che stabiliscono a quali condizioni e con che percorso gli eredi entreranno in azienda. Non è scritto da nessuna parte che lo debbano fare e anche se può sembrare incredibile non è obbligatorio fare le investiture per diritto divino.
  • tanta umiltà da parte di tutti:  umiltà da parte degli eredi che devono capire il contesto in cui l'azienda è nata è cresciuta e che ha permesso a loro di avere un tetto, del cibo e ora anche un lavoro. Umiltà da parte dell'imperatore o imperatrice che devono capire che i ragazzi non sono dei figli indisciplinati da tenere al loro posto ma delle persone pensanti che possono avere idee da proporre, innovazioni da apportare, punti di vista diversi dal nostro su cui discutere
  • pazienza e disponibilità al confronto costante, da parte di tutti, tramite una comunicazione costante, non significa che non si debba o non si possa litigare, ma significa avere obiettivi comuni e una strada tracciata. Questa è la parte più difficile: spesso per evitare discussioni si abbozza, ci si fa andare bene le cose e poi scoppiano le bombe.
  • Comunicazione e rispetto: avere la consapevolezza che l'azienda, se si sta profilando un passaggio generazionale, è veramente lo strumento grazie al quale tutta la famiglia, i dipendenti e le loro famiglie hanno vissuto e hanno potuto mangiare. Bisogna portare rispetto all'azienda e rendergli in parte quello che ci ha dato. Come fare a renderglielo? Essendo efficienti ed efficaci, imparando a crescere, acquisendo le competenze che ci mancano per gestire managerialmente l'azienda perché è vero, su questo gli eredi hanno ragione: oggi non si può più gestire un'azienda semplicemente sapendo lavorare. Oggi è necessario avere e acquisire costantemente competenze manageriali nei settori più disparati: H.R., marketing, finanza, relazioni e non è pensabile farlo se non si riesce a cambiare qualche idea bacata che abbiamo in testa noi imprenditori e, perdonatemi, anche voi figli.

La cosa più importante in un passaggio generazionale, per una p.m.i, secondo me, non sono i dettagli tecnici ma le competenze relazionali e di comunicazione che permettono di limare gli spigoli, arrotondare gli angoli e far crescere, nel tempo, un clima di fiducia tra chi deve mollare e chi deve subentrare.

Questo è quello che facciamo noi di Casa Imbastita Campus con successo da molti anni: aiutiamo gli imprenditori e gli eredi a comunicare, a impostare un piano operativo e a realizzarlo, affiancandoli nel diluire tutti i problemi, soprattutto relazionali, che inevitabilmente si troveranno a dover gestire.

Certamente, noi abbiamo anche delle competenze che ci aiutano e una rete di professionisti che lavorano con noi a supporto per le parti tecniche in cui non siamo competenti ma il nostro vero valore aggiunto è questo: siamo a fianco sia dell'imprenditore che deve cedere lo scettro, sia dei rampolli che devono prendere il testimone, con una garanzia, noi non facciamo il tifo né per l'imprenditore né per gli eredi ma per l'azienda, perché banalmente è l'azienda che deve sopravvivere, perché idealmente le persone passano ma le aziende, se non si fanno stupidaggini, restano.

Supportare un passaggio generazionale è un lavoro fiduciario, fatto di tanti confronti, di tempeste emotive e di tante telefonate negli orari più strani e nelle situazioni più bizzarre. A volte ci sembra di essere degli psicologi anche se non lo siamo. E' vero che nel nostro staff e nelle nostre collaborazioni ci sono gli psicologi perché a volte servono, servono davvero. Perchè spesso, una parola ben detta, un ascolto attento, valgono di più di un foglio excel ben compilato, lo sappiamo bene, perché anche noi, io e i miei soci, siamo imprenditori e abbiamo gli stessi problemi che hanno i nostri clienti, nel bene e nel male, per questo riusciamo a parlare la loro lingua e, spesso, facendoci ascoltare in modo attivo aiutiamo ad ottenere risultati importanti.

Hai un passaggio generazionale in atto o lo devi prevedere? Contattaci, senza impegno, una chiacchierata non costa nulla e può dare molti spunti utili. Visita il nostro sito: qui e Contattaci qui: info@casaimbastitacampus.it 

solodanoi #casaimbastitacampus #forzaonorecolore

 

Unknown


L'imprenditore, Oronzo Canà e l'azienda

Cosa c'entrano un imprenditore, Oronzo Canà mitico allenatore della Longobarda e l'azienda?

C'entrano, c'entrano assai.

Immagina di essere l'allenatore di una squadra di atletica, specialità 100 mt piani.

E' il primo giorno di ritiro e tu fai il discorso motivazionale alla squadra, li hai tutti lì riuniti, tesi, ti ascoltano e tu parti, hai anche fatto un corso di public speaking per l'occasione :"Ragazzi, è alle porte una nuova stagione, una stagione di grandi sacrifici, una stagione in cui voglio vedervi primeggiare, una stagione in cui voglio essere fiero di voi, campioni tra i campioni e proprio per questo, oggi, faremo i test atletici e inizieremo il ritiro collegiale che ci dovrà portare all'apice della forma per disputare una stagione strepitosa. Il target quest'anno è ... RIUSCIRE A CORRERE I 100 METRI PIANI IN 99 SECONDI NETTI, NON UNO DI PIU'" . Tripudio, applausi e grandi sorrisi di tutti i componenti della squadra entusiasti per le performance da raggiungere e consci dei sacrifici da fare per ottenerle.

Bene, se fai un discorso del genere, quanti fenomeni hai in squadra, quanti campioni hai che corrono per te? Mi spiego meglio: il record del mondo sui 100 mt piani è 9"85 ottenuto da Usain Bolt nel 2009 quindi se io metto l'asticella a 99 secondi (novantanove) quanti fenomeni avrò in squadra? Tutti fenomeni ovviamente.

Ma se l'asticella, per esempio,  la metto a 10"30, non dico il record del mondo ma un tempo importante, quanti fenomeni avrò in squadra? Perchè vedi, con 10"30 alle olimpiadi non vai oltre alla prima batteria: nella finale delle ultime olimpiadi di Londra il tempo più alto è stato 9"98 e l'ultimo arrivato che si è infortunato, Asafa Powell, ha terminato la gara, da infortunato in 11,99, da infortunato, un atleta corre i 100 mt in 11,99 con una gamba sola!

Certo con 10"30 non vai oltre la prima batteria alle olimpiadi ma sei comunque un'atleta, un gran bell'atleta.

Quindi, torniamo alla domanda iniziale: cosa c'entrano un imprenditore, Oronzo Canà e l'azienda? C'entrano assai perché vedi, se vuoi una squadra che corra i 100 mt piani in 99" netti, che tipo di allenatore devi essere, che genere di competenze devi avere? Probabilmente i tuoi atleti riusciranno a ottenere l'obiettivo di correre i 100 mt piani in 99" netti anche se subito prima dell'allenamento si mangeranno una porzione gigante di melanzane alla parmigiana, un cotechino con purea e lenticchie, innaffiato da due fiasche di lambrusco e un bel tirami su al mascarpone doppio e zabajone rinforzato, rutto libero e via a realizzare il modulo farfalla del filmato che trovi qui sotto.

Se invece vuoi che la tua squadra sia composta da atleti, da veri professionisti che siano in grado di competere ai massimi livelli della tua categoria, come cambiano le competenze che devi avere?

Ecco, è tutta qui la questione: scelte, che fai tu, che faccio io, che facciamo noi imprenditori, qual è il livello di standard a cui voglio competere? Sceglilo, studialo e poi diventa un allenatore in grado di allenare la squadra agli standard previsti dal livello scelto.

E' semplice, è tutto qui. Ma è molto difficile da realizzare, perché spesso noi pretendiamo dai nostri uomini e donne degli standard per i quali non siamo preparati, noi non siamo preparati, e ci arrabbiamo e facciamo riti propiziatori, proprio come Oronzo Canà, e speriamo che le cose vadano meglio e ci arrabbiamo quando vediamo quelli che ottengono risultati migliori dei nostri.

Spesso non vogliamo vedere che una squadra che funziona, ha sempre un grande allenatore che ne tira le fila, spesso non vogliamo vedere che dietro un successo, di qualsiasi genere, c'è sempre una grande preparazione, dei grandi sacrifici e tanta tanta professionalità costruita giorno dopo giorno. Lo sappiamo che è così ma spesso non lo vogliamo vedere. E' così.

Ora, qual è il livello a cui decidiamo di competere? Identifichiamolo, capiamone gli standard, comprendiamo le competenze richieste e semplicemente, adeguiamoci. Amen

 

#forzaonorecolore #solodanoi #casaimbastitacampus

 



 


Gli imprenditori? Sono dei bastardi sfruttatori

Gli imprenditori? Sono dei bastardi sfruttatori, è questo quello che sembra emergere dalla polemica scatenata nei giorni scorsi sull'annuncio di lavoro di un'azienda torinese, uno degli articoli lo puoi leggere qui:  articolo del fatto quotidiano

Mi sembra che ogni tanto si esageri per creare il caso giornalistico e alimentare battaglie e polemiche inutili e fuorvianti. In questo annuncio è evidente che c'è un errore: manca la parola stage, anche perché, nessun contratto a tempo pieno, che mi risulti, è remunerato con 600 euro al mese, prima di scrivere l'articolo, forse, sarebbe stato sufficiente chiamare l'azienda e chiedere conferma dell'errore che viene spiegato dall'imprenditore in questo articolo successivo a quello scritto per creare il caso. L'articolo di cui parlo lo puoi leggere qui: articolo con precisazioni dell'imprenditore


Anche noi usiamo gli stage e tutti gli stage sono fatti in questo modo, fino a pochi anni fa erano addirittura gratuiti ora, se non erro il rimborso minimo è di 300 euro, noi ne paghiamo 500. Vengo al punto: perchè se io, imprenditore, ho la possibilità di scegliere tra persone con competenze anche importanti non lo devo fare anche quando devo attivare uno stage? Gli stage, come li prevediamo in azienda da noi, e come mi sembra di leggere li prevede questa impresa, sono finalizzati all'inserimento delle persone in azienda con contratti a tempo indeterminato.

Certo, ci sono tante imprese che usano gli stage in modo malsano e truffaldino ma tante invece sono corrette. Lo stage è uno strumento utile per entrare nel mondo del lavoro, se io fossi senza lavoro, giovane e avessi l'opportunità di entrare nel mondo del lavoro accetterei senza esitazione. Se avessi l'opportunità di andare all'estero per fare esperienza lo farei senza esitazione, indipendentemente dalla retribuzione.


E' finito il tempo in cui il lavoro era a due isolati da casa e si tornava a casa per pranzo a mangiare la pastasciutta di mammà, dobbiamo, tutti, rendercene conto: il lavoro si prende dove c'è e se non c'è vicino a casa mia mi sposto, l'alternativa? Stare senza lavoro. Punto.

E' duro? No, è realista e lo scrivo senza nessuna vena polemica ma con l'esperienza di chi, come me, per potersi reinventare, il lavoro se lo è trovato a 1.500 km da casa e passa 4 giorni su sette fuori casa per lavorare e creare lavoro, che molto spesso pubblica annunci di selezione per aziende clienti dove, spesso, le persone non accettano perché ... è lontano da casa, bisogna fare i turni e tante altre amenità simili che a raccontarle sembrerebbe incredibile.


Le competenze richieste in questo annuncio sono evidentemente da junior, oggi è normale che uno studente da poco laureato abbia conoscenze di due lingue e possa aver fatto l'erasmus ce ne sono tanti, perché devo scegliere un livello più basso quando ho l'opportunità di scegliere queste figure? E' la legge della domanda e dell'offerta. In questo annuncio non è richiesta la capacità di progettare una navetta spaziale che ci porti su marte in due ore e ci faccia un buon caffè, non è richiesta nessuna competenza tecnica particolare, ripeto, è chiaro che si tratta di uno stage. Aggiungo anche che ci sono professioni dove sono previsti periodi di praticantato lunghissimi senza nessuna retribuzione e sembra a tutti normale, chi, come me, è stato dipendente e ora è imprenditore sa che per inserire persone valide è necessario usare tutti i pochi strumenti che questo stato ci fornisce, per selezionare le persone più idonee a lavorare con noi.

Lo stage è uno di questi strumenti perché in sei mesi lo stagista, se seguito, può ambire a entrare in azienda a pieno titolo e sei mesi sono un periodo sufficientemente lungo, anche se brevissimo, per capire se la persona fa per noi e, lato stagista, se l'azienda fa per noi. Poi, ovviamente l'etica e la correttezza, di ambedue le parti, imprenditore e lavoratore, sono l'altro strumento indispensabile per lavorare insieme.

So che tanti, leggendo questo articolo non saranno d'accordo, mi spiace, ma è il mio punto di vista e onestamente, non pretendo di essere compreso, ma mi piacerebbe che, ogni tanto, qualcuno provasse a mettersi dalla parte degli imprenditori che non sono tutti ladri e truffatori e nemmeno magnati miggggliardari che viaggiano in elicottero e fanno party stellari sulle loro ferrari fiammanti. La maggior parte degli imprenditori sono persone normali che lavorano duramente, tutti i giorni, per garantire sostentamento a loro stessi alle proprie famiglie e ai loro dipendenti, in una giungla in cui, per fare impresa devi avere un cuore enorme ed essere laureato in resilienza cintura nera quindicesimo dan.

Ecco, ogni tanto, sui media, mi piacerebbe leggere le storie di questi imprenditori che, contro tutto e contro tutti, vanno avanti, semplicemente. Nonostante tutto ... buona festa della repubblica. Amen.


forzaonorecolore #solodanoi #casaimbastitacampus

 

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Casa Imbastita Campus e BertO divani insieme: valori, etica, impresa, gruppo

La cosa più bella è fare cose con persone che ci piacciono, non sempre è possibile, ma bisogna provarci.

Nasce così l'idea di realizzare un evento insieme a Filippo Berto: bella persona, amico, imprenditore visionario che sta rivoluzionando il modello di vendita del suo settore, quello della produzione di divani artigianali di altissima qualità.

Sia noi che lui crediamo profondamente nel valore delle persone e del marketing dell'esperienza: le persone non comprano un prodotto o un servizio, comprano un'esperienza all'interno del quale c'è anche un prodotto o servizio, è una sottile ma sostanziale differenza.

Proprio per questo abbiamo organizzato insieme un bellissimo evento che si terrà domani alle ore 18.00 a Meda allo spazio BertOLive un luogo speciale, un luogo dove le passioni, le persone, le belle storie, sono protagoniste

Abbiamo chiuso le iscrizioni all'evento con largo anticipo perché è andato velocemente SOLD OUT a riprova che se si fanno cose interessanti, con amore e passione, le persone partecipano: c'è voglia di partecipare, c'è voglia di condividere belle storie ed esperienze positive.

Viviamo in un mondo in cui sembra che nulla di buono possa accadere: non è vero, è un mondo difficile, duro e cattivo, è vero, ma dipende da noi decidere se essere quelli "che fanno" o restare quelli che "si lamentano". 

Di questo e altro parlo nella chiacchierata che ho fatto con Valentina Sala di BertO qualche giorno fa, puoi leggere qui l'intervista di BertO

Di cosa parleremo sabato? Lo puoi LEGGERE QUI 

LA FORZA DEL GRUPPO: perché da soli si va veloci, insieme si va lontano.

solodanoi #forzaonorecolore #casaimbastitacampus #BertOLive 

 

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Il gatto di marmo e il leone da tastiera

Oggi vi parlo di due animali che popolano le praterie e le foreste del business: Il gatto di marmo e il leone da tastiera.

Il gatto di marmo vive in un habitat molto particolare, quello della palude dell'immobilismo. E' un animale docile, che ha un bellissimo portamento, pelo folto e occhi piccoli, un po' infossati, i padiglioni auricolari non sono sviluppati per cui possiamo dire che non ci vede e non ci sente bene.

Ha grandi idee e sviluppa piani di continuo che non realizza mai. Il gatto di marmo non è molto agile e quando parte per mettersi in azione oramai è troppo tardi, il suo habitat è cambiato e le condizioni sono diverse da come le aveva previste. Il gatto di marmo ha una peculiarità: è sempre uguale a se stesso ed è così statico da non accorgersi di essere già morto, marmorizzato.

Il secondo esemplare che voglio descrivervi è il famosissimo leone da tastiera, un grande animale dall'aspetto imponente e terrificante nei modi, nei metodi e nell'efficacia. Il leone da tastiera è veramente l'animale che tutti vorremmo avere a fianco: tempestivo, ambizioso, magnanimo, competente, ne sa una più del tavolo e, da dietro la tastiera dispensa consigli giustissimi, incensa, punisce, critica e lusinga. Il leone da tastiera è un mito... fino a che sta dietro la tastiera. Il leone da tastiera subisce una mutazione genetica non appena lo tiri fuori da dietro la tastiera e lo metti sul campo, di cui sempre parla, per cui ha sempre una sentenza e un'idea intelligente. 

Il leone da tastiera una volta esposto a un ambiente diverso dal suo habitat naturale, la tastiera appunto, implode, diventa piccolo e cerca di mimetizzarsi con grande affanno e rumore dietro il primo filo d'erba che incontra nella prateria della vera vita e del vero mercato. Non trovando fili d'erba escogita un comportamento geniale: si finge morto, cadendo in uno stato catatonico estremo durante il quale i nemici, passandogli accanto lo ignorano, pensando appunto che sia morto.  Nella maggior parte dei casi, il leone da tastiera, una volta esposto alle intemperie e ai normali accadimenti della vita muore davvero, senza lasciare traccia, sparendo velocemente alla vista e alla memoria di chi tutti i giorni lotta nella savana per sopravvivere.

Il gatto di marmo e il leone da tastiera sono complementari e a volte si accoppiano carnalmente dando vita all'esemplare più maestoso dell'universo: Il quaqquaraquà tartufato, ma questa è un'altra storia che vi racconterò con un altro post.

Amen, fine della storia.

Oggi va così, dopo un po' di bicchieri e di buon cibo le storie non mi vengono benissimo, o si?

Il mantra di questo post è: alzailculoedattiunamossacheilbudgetcorre   e leoni da tastiera e gatti di marmo ce li magnamo a colazione

 

Unknown

 

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Non si lascia indietro nessuno

Questa mattina vi propongo un filmato bellissimo e per me molto evocativo.


Se sei fedele allo scopo, se condividi gli ideali, se hai dimostrato di far parte del gruppo, il gruppo non ti abbandona. In un gruppo non si lascia indietro nessuno.


Un gruppo è un sistema di persone esclusivo dove ci si aiuta, ci si difende e ci si protegge l'un l'altro.  I componenti del gruppo conoscono le regole del gruppo, le condividono, le applicano e questo garantisce loro un privilegio che chi non fa parte del gruppo non ha: un gruppo non lascia indietro nessuno dei suoi membri.

Ma costruire gruppi è difficile e molto complicato, affinché un gruppo diventi coeso, unito e compatto servono, sacrifici, defezioni, rallentamenti, risse, pianti, sorrisi, scelte a volte dolorose, ripartenze.

Costruire un gruppo richiede anni, non settimane o mesi.

A volte, noi imprenditori, presi dalla necessità di correre dietro ai budget, dall'obbligo di far quadrare i bilanci dimentichiamo quanto sia difficile promuovere costantemente valori e ideali e non interveniamo prontamente per fare andare bene le cose, per fare i correttivi che servono quando i segnali ti dicono che devi intervenire. A volte ci facciamo andare bene le cose, perché siamo stanchi o distratti, e pensiamo che il meno peggio sia comunque una soluzione accettabile, dalle mie parti si dice:" Piuttosto che niente è meglio piuttosto".

E' vero, piuttosto che niente è meglio piuttosto, ma se vuoi essere performante non funziona così, alla lunga non può funzionare, il meno peggio è un buco camuffato che prima o poi si scollerà creando un danno a tutto il gruppo.

Per costruire gruppi vincenti è necessario che tutti i componenti del gruppo condividano e vivano i valori su cui il gruppo è stato fondato. La promozione costante dei nostri valori è il lavoro, è il nostro lavoro.

Non barattare mai i tuoi valori per del fatturato, solo così riuscirai a costruire gruppi che ti aiutino a realizzare i tuoi sogni.

Buona giornata a tutti i guerrieri e guerriere che hanno il privilegio di guidare dei gruppi e che sanno cosa significa non dormire la notte per cercare di far andare bene le cose non scendendo a compromessi con i propri valori.In marcia esploratori e buona caccia.


#forzaonorecolore #casaimbastita #solodanoi

 

 

 


Molla le zavorre e prendi il volo

Hai mai avuto la sensazione di essere zavorrato per terra, con un quintale di piombo che ti blocca?

Come quelle mongolfiere al cui cestello sono attaccati sacchi di sabbia per impedirle di prendere il volo, come questa che vedi nella foto

Unknown

 

La zavorra dà sicurezza, tiene ferma la mongolfiera ma, la mongolfiera è fatta per volare non per stare piantata a terra.

La metafora è quella dei nostri sogni, che spesso sono zavorrati e non si riesce a capire come mai non si realizzano, non si riescono a vedere grandi progressi, e fai una fatica immane, giorno dopo giorno. 

Guarda la zavorra e accertati, soprattutto se lavori con altre persone e sei a capo di un gruppo: ho dato, sto dando tutto il supporto che serve per far si che la mongolfiera decolli?

Mi sono messo a disposizione del gruppo per fare in modo che tutti possano crescere in funzione dei loro desideri e dei loro obiettivi?

Ho esaminato il mio processo cercando le falle, sapendo ed essendo conscio che, per far crescere le persone servono anni e non mesi o settimane? 

E' vero, come racconto sempre in classe nel modulo "ottieni risultati dagli altri" la velocità di un'azienda o di un reparto è data dalla velocità dell'elemento più lento, non dalla media delle velocità. Pertanto è inutile fare i "fenomeni" cercando di dimostrare quanto si è bravi, è inutile pensare di essere veloci quanto nel gruppo ci sono elementi lenti. La corretta strategia è quella di mettersi a disposizione e aiutare tutti, nel gruppo a crescere. Questo è quello che c'è da fare, senza scuse, senza se e senza ma.

Però, se dopo aver fatto un'analisi e un esame di coscienza, sapendo che sarà comunque difficile far crescere anche altre persone, le cose non vanno come vuoi tu e la realizzazione dei tuoi sogni è ancora lontana, deciditi e molla la zavorra perché le mongolfiere sono fatte per volare non per stare attaccate al terreno.

Mancano pochi mesi all'inizio del nuovo anno, i budget dovrebbero essere già stati fatti o sono in via di definizione. I budget però non servono a nulla se le persone che devono realizzarli non ne sono convinte o, peggio ancora, li vivono come un'imposizione.

Non ci sono punti di vista giusti o sbagliati, ci sono punti di vista diversi e sui sogni, in qualsiasi gruppo, sopratutto in chi è al vertice del gruppo, i punti di vista devono coincidere o quanto meno essere molto affini.

In questa fase dell'anno più che i budget contano i desiderata delle tue persone e gli impegni concreti che loro prenderanno per realizzare i loro sogni, non i tuoi e se succedesse che i loro sogni sono diversi o troppo lontani dai tuoi, non devi abbatterti, non devi arrabbiarti, semplicemente dovresti fare delle scelte, perché non puoi pretendere che le persone abbiano la voglia e i desideri che hai tu ma, d'altronde, non puoi nemmeno accettare di non prendere il volo quando il tuo sogno è volare.

Il mantra di questo post è: nontarparelealinonfartitarpareleali

 

 

Unknown


Il consulente d'azienda, cosa sapere, cosa evitare, cosa cercare

Di mestiere faccio l'imprenditore e una delle mie attività imprenditoriali è quella di consulente d'azienda.

I consulenti, questi strani personaggi che, non sporcandosi le mani, emettono laute parcelle per darti consigli che, in fondo eri in grado di pensare anche tu. 

A cosa serve un consulente, ma soprattutto, serve?

Proprio per cercare di dare una risposta a questa domanda, ho deciso di fare un post sull'argomento partendo da un presupposto importante: esiste un modello definito 70-20-10, che io condivido, che dice che il grosso delle competenze un manager le acquisisce sul campo.

Il modello si spiega in questo modo:

Un manager altamente performante deve il suo successo, per il 70% dall'apprendimento sul campo: superamento e sopravvivenza alle sfide professionali che tutti i giorni si trova ad affrontare, per il 20% dal rapporto che ha con mentori, insegnanti, consulenti e figure professionali a suo supporto, per il 10% dall'educazione scolastica e da corsi d'aula.

Visto in questo modo potrebbe sembrare che i consulenti servano a poco e in effetti, spesso, servono a poco. 

Servono a poco i consulenti che non hanno esperienza operativa sul campo, quelli che insegnano in aula raccontandoti delle bellissime teorie difficilmente applicabili nella realtà, quelli che antepongono un contratto al risultato.

I consulenti che ti servono sono quello che possono trasferirti un po' della loro esperienza vissuta sul campo che hanno acquisito non "insegnando" ma "facendo" e che hanno un bel 70% di esperienza operativa da trasferirti, per citare il modello 70-20-10

Bene, ho capito, dirai tu ma come faccio a riconoscerli? Non è difficile, segui questa traccia:

  • Un consulente non deve avere bisogno di te. Quando decidi di inserire un consulente per un certo periodo nella tua organizzazione accertati che tu non sia troppo importante per lui, che abbia altri clienti, altri contratti. Un consulente che lavora solo o quasi solo per te è pericoloso perché, per tenersi il lavoro, tenderà ad assecondarti, a dirti quello che ti vuoi sentire dire e perderà presto in termini di efficienza ed efficacia diventando di fatto un tuo dipendente non più un consulente.
  • Un consulente deve, a volte, litigare con te: un consulente non è il tuo clone, non la pensa come te, altrimenti a cosa ti servirebbe?
  • Un consulente deve trasferirti delle competenze, non fare il lavoro al posto tuo. Troppo spesso, nella mia carriera mi sono trovato imprenditori che pensavano che il consulente dovesse fare il lavoro e ci sono tanti consulenti che lavorano in questo modo, ma, pensaci: se un consulente fa il lavoro al posto tuo, quando lui non sarà più nella tua azienda cosa succederà? Un consulente serio, pretende che tu, o qualcuno dei tuoi impari il lavoro e lo faccia.
  • Un consulente non ha paura a trasferirti tutto il suo know how. Questo è un punto molto delicato e spesso "peloso": quanto vale il know how di un consulente? Quanto vale un'idea che ti dà e alla quale tu non avresti mai pensato? Quanto vale un contatto o una relazione instaurata alla quale tu non saresti riuscito ad arrivare? Il consulente deve avere fermezza nel pretendere che il suo know how gli venga riconosciuto ma deve metterti a disposizione tutta la sua rete di contatti e relazioni quando serve. Il valore di un consulente non si misura in ore lavorate ma in risultati portati.
  • Un consulente ti parla chiaro e gestisce le priorità insieme a te: è inutile fare un bel programma di lavoro impostato su un cronoprogramma preciso e dettagliato, quando poi magari ci sono priorità più importanti da gestire, perché la vita di un'azienda è dinamica e se ci sono degli ostacoli imprevisti si devono superare, non serve andare avanti pedissequamente in un programma pre impostato e pre costituito. Proprio per questo un consulente serio ti aggiorna costantemente sullo stato dell'arte con relazioni, briefing e verifica dello stato avanzamento dei lavori.
  • Se non hai budget ti dovrai accontentare. Spesso nel mondo della consulenza questo è uno degli scogli più importanti: voglio un consulente senior esperto e che mi supporti ma non sono disposto a pagarlo in modo adeguato. Questo succede, a volte, non tanto perché non ho il denaro ma perché non comprendo appieno il valore aggiunto che mi potrà dare il mio consulente. Un consulente serio non si svende. E' in grado di argomentare in modo esaustivo il motivo per cui può risultare "costoso" avere a che fare con lui, ma non lo motiva con le parole, lo motiva con i risultati.
  • Spesso, per motivi contingenti un imprenditore si trova a non applicare i compiti assegnati o non fare le cose concordate, può succedere. In questo caso un consulente professionista si ferma, fa il punto e se vede che è impossibile andare avanti rinuncia all'incarico, in modo trasparente e chiaro. Non esiste niente di peggio che un cliente non soddisfatto che dopo un anno di lavoro si fa la domanda:"A cosa mi è servita la consulenza?"
  • Un consulente professionista si sporca le mani con te: ti trasferisce le sue competenze mettendosi in discussione in prima persona, insieme a te.
  • Un consulente professionista è una persona etica: dice quello che fa e fa quello che dice. Sempre.
  • Un consulente professionista non ha "un catalogo delle consulenze". Ogni azienda è diversa, ogni situazione è diversa. Non si può fare il "copia e incolla" e proporsi. Un consulente, prima di accettare un incarico fa un'analisi, presenta un'idea e la discute con te in termini di tempi e risultati da ottenere.

Ecco, ti ho dato alcuni consigli sulla base della mia esperienza di imprenditore, che i consulenti li ha utilizzati e li utilizza e di consulente che tutti i giorni ha a che fare con gli imprenditori in modo che tu possa fare le tue analisi in modo corretto quando entri a contatto con i consulenti, di qualsiasi tipo, per fare in modo che quel 20% del modello 70-20-10 possa veramente fare la differenza per te e per la tua azienda.

Per avere maggiori informazioni scrivimi qui info@casaimbastitacampus.it sarò lieto di chiacchierare con te.

 

Unknown

 

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Settembre, inizio anno

Questo lungo agosto sta arrivando alla fine e il nuovo anno, per chi fa l'Imprenditore, è alle porte.

Il primo di gennaio è l'inizio del nuovo anno per le persone, il primo di settembre però è l'inizio del nuovo anno per le aziende.

Settembre è il mese in cui si devono fare i programmi dell'anno nuovo, i budget, le previsioni ed è il mese di controllo e verifica per fare gli ultimi aggiustamenti per il rush finale dell'anno fiscale che sta per terminare.

Troppo spesso gli imprenditori non sanno o non si ricordano che settembre è il primo mese dell'anno e arrivano o vanno avanti per inerzia fino a dicembre, iniziando l'anno fiscale a gennaio, senza una traccia di lavoro e senza una programmazione delle attività.

La programmazione e l'analisi non sono tutto per un'azienda ma rappresentano una parte fondamentale del nostro lavoro di imprenditori, cosa significa iniziare l'anno fiscale, al primo di gennaio, senza avere fatto il budget, il piano di mktg e tutte le attività che devono dare la rotta all'azienda? Significa perdere almeno tre mesi, iniziare l'anno con un gap che spesso è difficile da colmare. Significa muoversi in un mercato dove i concorrenti più previdenti, quelli che si sono preparati a settembre, hanno un vantaggio enorme, spesso difficile da colmare.

Non è questione di competenze, è una questione di disciplina e di visione. 

Non è che lavorando bene a settembre avremo la certezza che le cose, nell'esercizio che inizia a gennaio, girino tutte giuste ma sicuramente avremo un vantaggio competitivo non da poco sui nostri competitor.

Settembre: il mese della semina, per tutti noi.

Buon settembre a tutti.

 

Unknown

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Nulla di quanto mi riguarda è originale

Questo post lo dedico a quelli e quelle come me: persone innamorate della vita, consapevoli di essere privilegiati e felici di "esserci" a prescindere.

Non penso sia facile vivere, non lo è per niente, siamo figli delle nostre esperienze e osserviamo il mondo con gli schermi che gli occhiali delle vita ci permettono di fare, spesso con filtri così spessi che non lasciano filtrare la luce, anche se c'è.

Una bella frase di Chuck Palahniuk è il titolo del post: "Nulla di quanto mi riguarda è originale. Io rappresento il risultato dello sforzo congiunto di tutti coloro che abbia mai conosciuto".

Noi siamo fortunati perché, come ha detto il mio Amico Salvatore Vella, durante una conferenza che ho recentemente seguito, rappresentiamo il 5% degli abitanti del mondo. Facciamo parte di quel 5% fortunato che mangia, più o meno con regolarità, che ha un tetto sufficientemente confortevole sotto cui ripararsi e che quando esce dalla sua casa non rischia di essere ucciso, stuprato, torturato, rapito, schiavizzato.

Non ci avevo mai pensato, le parole di Salvatore sono state dei macigni per me: noi rappresentiamo il 5% del mondo, quindi significa che non abbiamo la minima idea di cosa significa vivere in questo mondo. Non sappiamo cosa significa "stare al mondo".

Abbiamo il privilegio di poter scegliere e di poter cambiare. Un grande privilegio.

Nulla di quanto mi riguarda è originale: sono figlio delle esperienze che ho fatto e delle persone con cui sono entrato in contatto, qualcuna mi è stata indifferente, molte hanno segnato la mia crescita e, nel bene o nel male, quello che sono è anche, tanto, grazie a loro.

La qualità delle relazioni. Osservo la qualità delle relazioni. Devo osservare la qualità delle relazioni, per crescere. 

Se frequenti "belle" persone hai più probabilità di crescere bene, diritto, sano. 

Le "belle" persone, non è una questione fisica, è una questione di aura: lo vedi, lo percepisci, ma non subito, dopo un po'. All'inizio potrebbero esserci manipolatori travestiti da belle persone, potresti farti ingannare e lasciarti affascinare e affabulare ma se ci presti attenzione li sgami, dopo un po' ti accorgi che il manipolatore è finto, non è sincero, non è autentico, perché lui per primo non crede in quello che racconta: guarda la qualità delle sue relazioni, guarda la sua vita nel medio lungo periodo, ti darà tante risposte. Osserva, non è difficile, è solo, a volte, un po' doloroso.

Le belle persone sono quelle che quando le lasci ti senti arricchito, sono quelle che quando ci parli hai la sensazione che... ma cosa te lo dico a fare, lo sai che sensazione ti lasciano, lo sai.

Le belle persone sono quelle che, non necessariamente vedi spesso ma che quando ci pensi ti fanno star bene.

Il diritto di scelta: questo è quello che ci rende diversi dal resto del 95% del mondo, tra le altre cose. Possiamo scegliere chi frequentare e chi no, possiamo scegliere a chi dare retta e a chi no.

Una considerazione, a margine di questo pensiero: per chi, come me è o per chi sarà genitore è una grande responsabilità: cercare di indirizzare le scelte senza influenzarle, per il breve periodo in cui i nostri ragazzi ci sono stati affidati.

Cercare di vigilare senza prevaricare, cercare di proteggere senza soffocare, cercare ... è un duro mestiere quello dei genitori.

Noi siamo le esperienze che abbiamo vissuto e come genitori facciamo vivere tantissime esperienze ai nostri ragazzi: anni di esperienze. Pensiamoci, a volte faremo degli sbagli, a volte non riusciremo a trattenerci ma pensiamoci e cerchiamo a rimediare agli errori quando li facciamo con loro.

Il rispetto, l'onestà, la fiducia, la tolleranza, l'ottimismo, il senso di avventura, sono insite nei geni degli esseri umani, ma il 95% non lo sa, o ha dimenticato di saperlo.

Abbiamo un grande privilegio, quello di poter scegliere: liberati dai demolitori d'entusiasmo o contienili, limitali, impara a difenderti, se li hai in casa e ci sei costretto a vivere, frequentando belle persone, leggendo belle cose, guardando belle storie, ispirandoti in tutto il bello che hai intorno, perché c'è, è tanto, è dappertutto intorno a noi.

E' difficile, certo, ma gli occhiali da saldatore che offuscano la visione che abbiamo indosso si possono togliere, non è difficile, è solo doloroso, ogni tanto.

Forqaonorecolore e scelte.

Il mantra di questo post è: 5%5%5%5%5%5%

 

Unknown