motivazione

Il passaggio generazionale in azienda: quasi sempre un dramma

Il passaggio generazionale in azienda è quasi sempre un dramma, perché?

Perchè entrano in gioco, spesso, tanti fattori che nulla hanno a che vedere con l'azienda.

Vediamone qualcuno:

  • passare il testimone, per me che ho fondato l'azienda, significa ammettere di invecchiare e non è mai bello fare i conti con la propria anagrafica, perché quando ho creato l'azienda mi sentivo immortale
  • passare il testimone significa tradire la mia creatura, si perché l'azienda è figlia mia, la figlia più importante, quella che permette di mangiare a tutta la famiglia, anche ai figli veri che, seppur sempre presenti nel mio cuore, spesso non sono stati molto considerati nella vita reale, perché sono troppo preso a curare la figlia principale. Magari non l'avete mai vista in questo modo ma è così, ve lo dico per esperienza fatta in un'altra vita, non me ne vanto.
  • passare il testimone significa far entrare in azienda i miei figli e quindi significa esporli ai rischi di fare impresa. Loro non sanno i sacrifici che ci vogliono, la dedizione che ci vuole. Mi piacerebbe facessero altro perché non è giusto per loro essere inseriti in questo meccanismo infernale. Anzi no, anzi si, bè intanto inseriamoli poi vediamo, qualcosa succede. Succede così più spesso di quanto non si immagini

Ci sono tanti altri fattori che creano problemi nei passaggi generazionali ma questi, secondo me, sono particolarmente importanti.

Il problema non è minore dal lato figli, anche qui ci sono tanti fattori che possono creare problemi potenziali.

Vediamone qualcuno:

  • finalmente in azienda, ora posso dimostrare a tutti quello che valgo, anche al papi, o alla mami, che fino ad oggi non hanno creduto molto in me. Farò valere questa laurea che mi sono preso e innoverò l'azienda perché non è normale che sia gestita ancora come vent'anni fa, il mondo è cambiato, bisogna aggiornarsi. I miei tutti presi dall'azienda, diciamolo, sono un po' rinco.
  • non morirò sul pezzo come i miei vecchi, mi circonderò di uno staff di persone preparate che mi aiutino a gestire l'azienda, il tempo di "un uomo solo al comando è finito".
  • questa storia di fare la gavetta per alcuni anni partendo dal magazzino è anacronistica, non ho studiato tutti questi anni per svitare bulloni o mettere a posto scatole in magazzino.
  • tecnologia e innovazione, questa sarà la mia guida

Ci sono poi i dipendenti che si trovano a subire l'ingresso dei rampolli in azienda, spesso con alcuni problemi potenzialmente esplosivi.

Vediamone qualcuno:

  • il ragazzetto o ragazzotta entra in azienda dal portone principale, magari non subito con un ruolo di responsabilità ma certamente con un privilegio: è il figlio del paron e non manca di farlo notare, magari inconsapevolmente ma succede
  • Il rampollo non ha dovuto faticare per cercarsi un lavoro, non sa cosa sia mandare via curriculum e prendersi porte in faccia, non ha idea di cosa significhi essere chiamati a lavorare per due ore al giorno con contratti di una settimana che a volte si rinnovano, più spesso no. Il rampollo un lavoro lo ha, per diritto divino e spesso se lo dimentica la fortuna che ha, se lo dimentica spesso.
  • l'imperatore o l'imperatrice trattano il rampollo in azienda come fanno a casa e non come un dipendente dell'azienda, permettendosi uscite che non avrebbero con un dipendente o permettendogli cose che non permetterebbero mai a un dipendente
  • il rampollo tratta l'imperatore o l'imperatrice in azienda come è uso fare a casa, permettendosi risposte impertinenti, battute feroci e comportamenti che normalmente sarebbero sanzionati pesantemente se a tenerli fosse un dipendente.
  • Gli eredi, spesso, non hanno nessuna competenza tecnica per gestire l'azienda, solo nozioni teoriche acquisite in anni di studio, quasi sempre pagati dal frutto del lavoro dell'azienda stessa. I rampolli spesso, non si rendono conto che tutto quello che hanno lo hanno grazie al fatto che l'azienda esiste per quello che è nel momento in cui loro entrano. Spesso i rampolli cercano di entrare in azienda con la grazia di un elefante in un negozio di cristalleria.
  • Gli imprenditori, spesso, hanno poche competenze manageriali e vanno in confusione e in frustrazione quando non riescono a separare la famiglia dall'azienda perché sanno che non si stanno comportando eticamente ma è più forte di loro, non riescono a farlo, non riescono a separare famiglia e azienda, entrando in un loop di frustrazione molto pericoloso che li può portare a pensare di aver sbagliato tutto, con l'azienda e con la famiglia.

Questi atteggiamenti, comportamenti, situazioni,  minano la leadership dell'imprenditore, creano problemi relazionali tra le persone e mandano in confusione i dipendenti a cui, magari, sono richiesti standard molto alti ma che vedono la dinasty famigliare che battibecca e litiga come in una soap opera di quart'ordine.

Come fare ad evitare drammi famigliari e ripercussioni pesanti sul futuro dell'azienda, impostando un passaggio generazionale che nel tempo possa funzionare?

Non c'è una ricetta precisa e magica ma ci sono una serie di cose che devono essere previste ben prima che il passaggio generazionale abbia inizio:

  • patti di famiglia chiari: le regole d'ingaggio che stabiliscono a quali condizioni e con che percorso gli eredi entreranno in azienda. Non è scritto da nessuna parte che lo debbano fare e anche se può sembrare incredibile non è obbligatorio fare le investiture per diritto divino.
  • tanta umiltà da parte di tutti:  umiltà da parte degli eredi che devono capire il contesto in cui l'azienda è nata è cresciuta e che ha permesso a loro di avere un tetto, del cibo e ora anche un lavoro. Umiltà da parte dell'imperatore o imperatrice che devono capire che i ragazzi non sono dei figli indisciplinati da tenere al loro posto ma delle persone pensanti che possono avere idee da proporre, innovazioni da apportare, punti di vista diversi dal nostro su cui discutere
  • pazienza e disponibilità al confronto costante, da parte di tutti, tramite una comunicazione costante, non significa che non si debba o non si possa litigare, ma significa avere obiettivi comuni e una strada tracciata. Questa è la parte più difficile: spesso per evitare discussioni si abbozza, ci si fa andare bene le cose e poi scoppiano le bombe.
  • Comunicazione e rispetto: avere la consapevolezza che l'azienda, se si sta profilando un passaggio generazionale, è veramente lo strumento grazie al quale tutta la famiglia, i dipendenti e le loro famiglie hanno vissuto e hanno potuto mangiare. Bisogna portare rispetto all'azienda e rendergli in parte quello che ci ha dato. Come fare a renderglielo? Essendo efficienti ed efficaci, imparando a crescere, acquisendo le competenze che ci mancano per gestire managerialmente l'azienda perché è vero, su questo gli eredi hanno ragione: oggi non si può più gestire un'azienda semplicemente sapendo lavorare. Oggi è necessario avere e acquisire costantemente competenze manageriali nei settori più disparati: H.R., marketing, finanza, relazioni e non è pensabile farlo se non si riesce a cambiare qualche idea bacata che abbiamo in testa noi imprenditori e, perdonatemi, anche voi figli.

La cosa più importante in un passaggio generazionale, per una p.m.i, secondo me, non sono i dettagli tecnici ma le competenze relazionali e di comunicazione che permettono di limare gli spigoli, arrotondare gli angoli e far crescere, nel tempo, un clima di fiducia tra chi deve mollare e chi deve subentrare.

Questo è quello che facciamo noi di Casa Imbastita Campus con successo da molti anni: aiutiamo gli imprenditori e gli eredi a comunicare, a impostare un piano operativo e a realizzarlo, affiancandoli nel diluire tutti i problemi, soprattutto relazionali, che inevitabilmente si troveranno a dover gestire.

Certamente, noi abbiamo anche delle competenze che ci aiutano e una rete di professionisti che lavorano con noi a supporto per le parti tecniche in cui non siamo competenti ma il nostro vero valore aggiunto è questo: siamo a fianco sia dell'imprenditore che deve cedere lo scettro, sia dei rampolli che devono prendere il testimone, con una garanzia, noi non facciamo il tifo né per l'imprenditore né per gli eredi ma per l'azienda, perché banalmente è l'azienda che deve sopravvivere, perché idealmente le persone passano ma le aziende, se non si fanno stupidaggini, restano.

Supportare un passaggio generazionale è un lavoro fiduciario, fatto di tanti confronti, di tempeste emotive e di tante telefonate negli orari più strani e nelle situazioni più bizzarre. A volte ci sembra di essere degli psicologi anche se non lo siamo. E' vero che nel nostro staff e nelle nostre collaborazioni ci sono gli psicologi perché a volte servono, servono davvero. Perchè spesso, una parola ben detta, un ascolto attento, valgono di più di un foglio excel ben compilato, lo sappiamo bene, perché anche noi, io e i miei soci, siamo imprenditori e abbiamo gli stessi problemi che hanno i nostri clienti, nel bene e nel male, per questo riusciamo a parlare la loro lingua e, spesso, facendoci ascoltare in modo attivo aiutiamo ad ottenere risultati importanti.

Hai un passaggio generazionale in atto o lo devi prevedere? Contattaci, senza impegno, una chiacchierata non costa nulla e può dare molti spunti utili. Visita il nostro sito: qui e Contattaci qui: info@casaimbastitacampus.it 

solodanoi #casaimbastitacampus #forzaonorecolore

 

Unknown


L'imprenditore, Oronzo Canà e l'azienda

Cosa c'entrano un imprenditore, Oronzo Canà mitico allenatore della Longobarda e l'azienda?

C'entrano, c'entrano assai.

Immagina di essere l'allenatore di una squadra di atletica, specialità 100 mt piani.

E' il primo giorno di ritiro e tu fai il discorso motivazionale alla squadra, li hai tutti lì riuniti, tesi, ti ascoltano e tu parti, hai anche fatto un corso di public speaking per l'occasione :"Ragazzi, è alle porte una nuova stagione, una stagione di grandi sacrifici, una stagione in cui voglio vedervi primeggiare, una stagione in cui voglio essere fiero di voi, campioni tra i campioni e proprio per questo, oggi, faremo i test atletici e inizieremo il ritiro collegiale che ci dovrà portare all'apice della forma per disputare una stagione strepitosa. Il target quest'anno è ... RIUSCIRE A CORRERE I 100 METRI PIANI IN 99 SECONDI NETTI, NON UNO DI PIU'" . Tripudio, applausi e grandi sorrisi di tutti i componenti della squadra entusiasti per le performance da raggiungere e consci dei sacrifici da fare per ottenerle.

Bene, se fai un discorso del genere, quanti fenomeni hai in squadra, quanti campioni hai che corrono per te? Mi spiego meglio: il record del mondo sui 100 mt piani è 9"85 ottenuto da Usain Bolt nel 2009 quindi se io metto l'asticella a 99 secondi (novantanove) quanti fenomeni avrò in squadra? Tutti fenomeni ovviamente.

Ma se l'asticella, per esempio,  la metto a 10"30, non dico il record del mondo ma un tempo importante, quanti fenomeni avrò in squadra? Perchè vedi, con 10"30 alle olimpiadi non vai oltre alla prima batteria: nella finale delle ultime olimpiadi di Londra il tempo più alto è stato 9"98 e l'ultimo arrivato che si è infortunato, Asafa Powell, ha terminato la gara, da infortunato in 11,99, da infortunato, un atleta corre i 100 mt in 11,99 con una gamba sola!

Certo con 10"30 non vai oltre la prima batteria alle olimpiadi ma sei comunque un'atleta, un gran bell'atleta.

Quindi, torniamo alla domanda iniziale: cosa c'entrano un imprenditore, Oronzo Canà e l'azienda? C'entrano assai perché vedi, se vuoi una squadra che corra i 100 mt piani in 99" netti, che tipo di allenatore devi essere, che genere di competenze devi avere? Probabilmente i tuoi atleti riusciranno a ottenere l'obiettivo di correre i 100 mt piani in 99" netti anche se subito prima dell'allenamento si mangeranno una porzione gigante di melanzane alla parmigiana, un cotechino con purea e lenticchie, innaffiato da due fiasche di lambrusco e un bel tirami su al mascarpone doppio e zabajone rinforzato, rutto libero e via a realizzare il modulo farfalla del filmato che trovi qui sotto.

Se invece vuoi che la tua squadra sia composta da atleti, da veri professionisti che siano in grado di competere ai massimi livelli della tua categoria, come cambiano le competenze che devi avere?

Ecco, è tutta qui la questione: scelte, che fai tu, che faccio io, che facciamo noi imprenditori, qual è il livello di standard a cui voglio competere? Sceglilo, studialo e poi diventa un allenatore in grado di allenare la squadra agli standard previsti dal livello scelto.

E' semplice, è tutto qui. Ma è molto difficile da realizzare, perché spesso noi pretendiamo dai nostri uomini e donne degli standard per i quali non siamo preparati, noi non siamo preparati, e ci arrabbiamo e facciamo riti propiziatori, proprio come Oronzo Canà, e speriamo che le cose vadano meglio e ci arrabbiamo quando vediamo quelli che ottengono risultati migliori dei nostri.

Spesso non vogliamo vedere che una squadra che funziona, ha sempre un grande allenatore che ne tira le fila, spesso non vogliamo vedere che dietro un successo, di qualsiasi genere, c'è sempre una grande preparazione, dei grandi sacrifici e tanta tanta professionalità costruita giorno dopo giorno. Lo sappiamo che è così ma spesso non lo vogliamo vedere. E' così.

Ora, qual è il livello a cui decidiamo di competere? Identifichiamolo, capiamone gli standard, comprendiamo le competenze richieste e semplicemente, adeguiamoci. Amen

 

#forzaonorecolore #solodanoi #casaimbastitacampus

 



 


Riflessione del 1° maggio

A volte non conosciamo l'origine delle festività di cui godiamo. Qui potete leggere cosa ci dice Wiky di questa festività 
Non è un bel periodo per il lavoro, non lo è per gli imprenditori che lo devono creare ma che vivono difficoltà inimmaginabili, ostacoli a volte quasi insormontabili e, soprattutto nel nostro paese, leggi e balzelli che affossano la competitività e rendono il mestiere dell'imprenditore una vera impresa, ai limiti della sopportazione umana.

Non è un bel periodo nemmeno per i lavoratori che vedono contratti bloccati, avanzamenti fermi e situazioni stagnanti in cui sono chiamati a fare sacrifici che ci riportano, paradossalmente, all'inizio della rivoluzione industriale. Non è purtroppo un bel periodo per chi lo sta cercando un lavoro, una volta, quando io iniziai a lavorare era sufficiente aver voglia di lavorare per trovarlo, un lavoro. Oggi no, oggi trovare un lavoro è un lavoro, non esiste più la sicurezza di niente e tutto è precario e instabile, soprattutto il lavoro.

E' il mercato che ha deciso così? E' il governo che ha deciso così? E' la crisi che ha deciso così? Non importa chi ha deciso, è successo, viviamo in un mondo e in un periodo storico così. Non è con le parole che cambiamo le situazioni ma le parole servono a riflettere.

Siamo tutti sulla stessa barca: imprenditori e lavoratori, checchè ne dicano i sindacati che, come organizzazione, sono diventati, secondo me, anacronistici e desueti. Lo dico da ex dipendente iscritto al sindacato a inizio degli anni 80 e lo dico da imprenditore: desueti e anacronistici, in relazione ai tempi in cui viviamo.

Sindacati, lavoratori e imprenditori dovrebbero comprendere che il patrimonio di tutti è l'impresa che è una casa comune che, essendo competitiva, permette a tutti di vivere e di creare posti di lavoro per chi un lavoro oggi non lo ha.

Non ho una ricetta magica in tasca, non esistono ricette magiche e non sono certo quelle di Briatore che, degno del miglior Crozza, insulta la gente che ha redditi bassi e imprenditori che tutti i giorni lottano per tenere aperta la propria azienda, per fantasticare di un mondo di super ricchi che visitano il nostro paese in ascensore salendo e scendendo dagli elicotteri, mentre sorseggiano champagne e portano a passeggio aragoste ammaestrate da 150 kg.

Il patrimonio di tutti è l'impresa: un organismo vivo che rischia tutti i giorni di essere spazzato via da un mercato sempre più liquido e incomprensibile. L'impresa: che soffre o prospera a seconda dei momenti e che deve diventare non un luogo di lavoro ma uno strumento che ci permetta di vivere, tutti.

Buon 1° maggio a tutti noi, lavoratori e imprenditori che comunque, nonostante tutto, cerchiamo di fare andare bene le cose.
#forzaonorecolore

 

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La vita non è un giardino di orchidee

La vita non è un giardino di orchidee, lo sanno tutti, lo deve avere sempre in mente chi fa il mio mestiere avendo il privilegio di guidare delle persone.


Sto vivendo un momento personale difficile per alcuni problemi importanti di salute non miei ma in famiglia, come capita a tanti, come capita, prima o poi, a tutti. Problemi che ti distraggono da tutto e che ti rodono il cuore. Ieri, un caro amico imprenditore, che conosce la mia situazione, ha sentito una mia telefonata a un altro cliente e poi mi ha detto:" Ma come fai, ad essere sempre così allegro e positivo, ti droghi?".


Non lo sono. E lo sa bene chi mi sta vicino, Maria Elena, Mattia e Valerio, lo sanno bene che non sono sempre positivo e sono pieno d'ansie e di paure, come tutti, ci sono momenti in cui, nei momenti più bui piango in silenzio, per far scorrere le emozioni, per liberare la mente. Grazie a voi,Maria Elena, Valerio, Mattia, non avete idea di quanto siete importanti per la mia salute mentale :-)


Ma tutto questo: le mie ansie, le mie sfighe, ai miei clienti, alle mie persone, non interessa, non deve interessare: loro hanno già i loro problemi e non posso pensare di pretendere di vendergli anche i miei.


A volte è una sofferenza terribile sorridere quando tutto intorno a te ti dice che non c'è un cazzo da sorridere, ma si può fare, si fa. Si fa non perché si è dei pazzi o dei martiri o degli incoscienti. Si fa perché è la cosa giusta da fare. Si fa perché le tue persone ti guardano e si aspettano da te motivazione e coinvolgimento e non paura e sofferenza.

Riuscire a essere positivi, non dico sempre, ma nella maggior parte delle situazioni, farà in modo che le persone intorno a te ti aiutino, si stringano intorno a te e siano disposte a soffrire con te, se serve, e a volte serve, caspita se serve!


Riuscire ad essere positivi a guardare avanti ti permette di gestire le situazioni più difficili senza impazzire e ti permette di fare le scelte, anche le più difficili, consapevoli che ... panta rei, a prescindere.


forzaonorecolore e avanti.

 

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Apriamo i cassetti dei nostri sogni. Buon 2017

Aprire i cassetti dei sogni non costa di più che non farlo. Provare a realizzare i propri sogni costa coraggio, non molto di più.


Che questo 2017 che inizia oggi, sia l'anno del coraggio, perché tutti, ognuno di noi, ci meritiamo una vita all'altezza dei sogni che abbiamo.


Prendiamoci del tempo per noi e per le persone per noi importanti, perché se noi stiamo bene un bel pezzo del lavoro è fatto.


Buon 2017 a tutti noi e buone avventure.

 

solodanoi #forzaonorecolore #2017 1


Molla le zavorre e prendi il volo

Hai mai avuto la sensazione di essere zavorrato per terra, con un quintale di piombo che ti blocca?

Come quelle mongolfiere al cui cestello sono attaccati sacchi di sabbia per impedirle di prendere il volo, come questa che vedi nella foto

Unknown

 

La zavorra dà sicurezza, tiene ferma la mongolfiera ma, la mongolfiera è fatta per volare non per stare piantata a terra.

La metafora è quella dei nostri sogni, che spesso sono zavorrati e non si riesce a capire come mai non si realizzano, non si riescono a vedere grandi progressi, e fai una fatica immane, giorno dopo giorno. 

Guarda la zavorra e accertati, soprattutto se lavori con altre persone e sei a capo di un gruppo: ho dato, sto dando tutto il supporto che serve per far si che la mongolfiera decolli?

Mi sono messo a disposizione del gruppo per fare in modo che tutti possano crescere in funzione dei loro desideri e dei loro obiettivi?

Ho esaminato il mio processo cercando le falle, sapendo ed essendo conscio che, per far crescere le persone servono anni e non mesi o settimane? 

E' vero, come racconto sempre in classe nel modulo "ottieni risultati dagli altri" la velocità di un'azienda o di un reparto è data dalla velocità dell'elemento più lento, non dalla media delle velocità. Pertanto è inutile fare i "fenomeni" cercando di dimostrare quanto si è bravi, è inutile pensare di essere veloci quanto nel gruppo ci sono elementi lenti. La corretta strategia è quella di mettersi a disposizione e aiutare tutti, nel gruppo a crescere. Questo è quello che c'è da fare, senza scuse, senza se e senza ma.

Però, se dopo aver fatto un'analisi e un esame di coscienza, sapendo che sarà comunque difficile far crescere anche altre persone, le cose non vanno come vuoi tu e la realizzazione dei tuoi sogni è ancora lontana, deciditi e molla la zavorra perché le mongolfiere sono fatte per volare non per stare attaccate al terreno.

Mancano pochi mesi all'inizio del nuovo anno, i budget dovrebbero essere già stati fatti o sono in via di definizione. I budget però non servono a nulla se le persone che devono realizzarli non ne sono convinte o, peggio ancora, li vivono come un'imposizione.

Non ci sono punti di vista giusti o sbagliati, ci sono punti di vista diversi e sui sogni, in qualsiasi gruppo, sopratutto in chi è al vertice del gruppo, i punti di vista devono coincidere o quanto meno essere molto affini.

In questa fase dell'anno più che i budget contano i desiderata delle tue persone e gli impegni concreti che loro prenderanno per realizzare i loro sogni, non i tuoi e se succedesse che i loro sogni sono diversi o troppo lontani dai tuoi, non devi abbatterti, non devi arrabbiarti, semplicemente dovresti fare delle scelte, perché non puoi pretendere che le persone abbiano la voglia e i desideri che hai tu ma, d'altronde, non puoi nemmeno accettare di non prendere il volo quando il tuo sogno è volare.

Il mantra di questo post è: nontarparelealinonfartitarpareleali

 

 

Unknown


Godiamoci il tempo che ci è concesso

"Perciò è detto che se conosci gli altri e te stesso non sarai in pericolo anche in centinaia di battaglie. Se non conosci gli altri ma conosci te stesso, ne vincerai una e ne perderai l'altra. Se non conosci né te stesso né gli altri ogni battaglia ti sarà letale". Sun Tzu, L'arte della Guerra.

Una frase semplice di un libro semplice ma molto complesso, conoscere se stessi e gli altri non solo per vincere le battaglie che tutti i giorni la vita ci propone ma per sopravvivere, dove la parola sopravvivenza significa, per me, "vivere sopra", vivere meglio.

E' indubbio, le nostre vite sono problematiche e ogni giorno, dietro l'angolo può arrivare una sorpresa, spesso spiacevole, più raramente positiva.

Riuscire ad essere distaccati non è possibile, non è credibile. Riuscire a prendere le "sorprese" per quello che sono: accadimenti della vita è invece possibile.

Richiede un grande lavoro interiore. Ci sono diversi modi di fare questo lavoro interiore: facendosi aiutare da qualcuno, studiando, leggendo, meditando, credendo in qualche dio, osservando. Ognuno può fare come meglio crede, negli ultimi anni ho osservato e lavorato con tantissime persone e posso constatare un legame comune tra tutte le persone equilibrate e che sembrano vivere una vita piena: hanno lavorato e stanno lavorando su se stesse, tutte.

Le persone che riescono a vivere la vita con una certa leggerezza, nonostante, a volte, mostruose difficoltà, sono persone che: si sono perdonate, sanno perdonare, sono profondamente emotive, godono di piccoli piaceri e si gratificano quando ottengono risultati per loro importanti.

L'emotività, spesso tacciata come sintomo di debolezza, è secondo me il simbolo della vera forza: le persone emotive riescono ad essere più empatiche, a entrare meglio nel film, riescono ad instaurare relazioni migliori.

L'emotività va coltivata, non è lacrime e tenerezza, è riuscire a pesare quello che succede e avere il giusto stato d'animo.

Impariamo a sorridere, perché tanto non sopravviveremo a noi stessi e non ha molto senso sprecare il poco o tanto tempo che abbiamo vivendo male, perennemente arrabbiati o insoddisfatti di quello che abbiamo o facciamo.

Non è facile, bisogna lavorarci tutti i giorni, in maniera consapevole all'inizio fino a che diventerà un automatismo.

Io ci sto lavorando su e ho trovato alcuni metodi che mi aiutano a provare a godermi al meglio il tempo che mi è concesso.

Tu cosa stai facendo e come ci stai lavorando?

Il mantra di questo post è: sorridiperdavvero

 

Unknown


Quanto ti hanno pagato per rinunciare ai tuoi sogni

Quanto ti hanno pagato per rinunciare ai tuoi sogni?

Un bel video che mi ha suggerito un amico questa mattina, con questa frase che ti arriva dritta allo stomaco mi ispira questo post.

Quanti compromessi abbiamo accettato che però ci sono andati stretti, che non erano quello che volevamo, che ci hanno allontanato dai nostri sogni?

Da piccoli, si sa, non ci sono limiti, l'immaginazione è grande e tutto è possibile, bada bene: non, sembra possibile ma ... è possibile.

Poi, crescendo, con l'età, con i condizionamenti, con le esperienze negative, indossiamo un bel paio di occhiali da saldatori e distorciamo la nostra realtà per accettare quella che ci impongono gli altri, il sistema, il pensare comune.

Una volta, a ben pensarci, era molto più difficile uscire dai condizionamenti del sistema: avevamo il posto fisso, in banca, alle poste, in fabbrica. Il posto che ci accoglieva, materno, in giovane età e ci accompagnava tranquillamente fino alla pensione. Certo, non c'era da scialare, non c'era da godere come delle bisce ma era fisso, tranquillo, certo. Lasciarlo rappresentava veramente un rischio, farlo era un po' da pazzi.

Mi ricordo come se fosse ieri, il giorno che annunciai a mio papà che mi ero licenziato dall'Olivetti per fare l'imprenditore in un'azienda di tre persone, me compreso, era il 1986. 

Mi guardò per un lunghissimo minuto senza dire niente e poi, disse:" Bella stupidata che hai fatto lasciando l'Olivetti. Oggi non sei un imprenditore, sei un disoccupato".

Non fu un discorso molto motivante, lo ammetto, ma dal suo punto di vista aveva ragione lui: il figlio operaio, un lavoro certo e sicuro come turnista alla Michelin, ma non gli piaceva e allora lo studio serale, il diploma, l'assunzione all'Olivetti: lo status di "impiegato", un colletto bianco, in giro per il mondo, caspita, aveva persino imparato a parlare inglese questo figliolo, ne parlava con gli amici al bar, un bar di operai, il figliolo era salito nella scala sociale, da esserne orgogliosi e dopo breve tempo che fa? Si licenzia per inseguire uno stupido sogno. 

A quel tempo, la sua logica aveva un suo perché. Era molto più difficile inseguire i propri sogni.

Oggi no, oggi è semplice: il posto fisso non c'è più, un giovane se è fortunato trova uno stage retribuito, altrimenti lavora gratis, se è superfortunato trova un impiego part time, se è fortunatissimo trova un lavoro a tempo indeterminato ma in un'azienda a tempo determinato.

Già perché le aziende oramai mutano, sono, appunto, a tempo determinato perché devono mutare con il mercato in cui vivono e quindi il lavoro per cui ti assumono magari dopo un anno non c'è più e ti devi adattare, devi cambiare, devi essere pronto.

Io non direi mai a Mattia o Valerio, i miei figli, che fanno una stupidaggine se vogliono inseguire i loro sogni, è già così difficile avere sogni che per quello che il mondo del lavoro ti offre, inseguirli è già un successo. A prescindere. Il mondo è cambiato e i cambiamenti non sono né brutti né cattivi sono semplicemente accaduti e a noi non resta che adeguarci, cavalcando nuove onde e imparando a nuotare in nuovi mari.

Oggi non c'è più nessuna certezza se non la tua professionalità di lavoratore della conoscenza. Questo fa la differenza, la vera differenza: tu.

La tua capacità di sognare, di entusiasmare e di essere entusiasta. Non esistono i lavori perfetti, non esistono le aziende perfette, non esistono collaboratori perfetti. Esistono uomini e donne, che con la loro passione e voglia di generare cose belle lo fanno, semplicemente.

Proprio per questo non ti accontentare e se non ti piace il lavoro che hai inventatene uno,  sembra incredibile, sembra una pazzia ma non è mai stato così semplice come ora.

Ci vuole coraggio? Certo che ci vuole coraggio, ma cosa rischi al limite? Di continuare ad essere disoccupato o in un lavoro precario come hai oggi.

Cosa serve però ... serve la capacità di soffrire e di sapere che i risultati arriveranno dopo anni di sacrifici e di duro lavoro, serve sapere che nessuno ti regalerà niente, men che meno il mercato.

Serve sapere che se vuoi raggiungere grandi obiettivi, sia come come dipendente che come imprenditore devi ammazzarti di lavoro per poter poi, forse, un giorno goderne i frutti.

E' così, in tutti i campi. Lo sanno bene gli sportivi professionisti, lo sanno bene i musicisti, lo sanno bene gli scienziati, lo sanno bene tutti quelli che: ci sono riusciti.

Non siamo nati per soffrire, certo, lo sappiamo, dobbiamo godere delle cose belle della vita, è vero, e proprio questo è l'equilibrismo che devi imparare a fare: riuscire a conciliare tutto, te, la famiglia, il lavoro e il resto.

Ogni tanto ci saranno degli intoppi, ogni tanto qualche area verrà sopraffatta dalle altre ma si può fare, con tanta fatica ma si può fare.

Qual è la condizione per riuscirci però? Sono noioso, lo so ma è quella di aver un sogno, non importa quale, l'importante che sia il tuo e che sia un sogno sufficientemente grande e pericoloso da valere la pena di essere perseguito, altrimenti non ce la farai e lascerai il posto da ragioniere insoddisfatto per andare a fare il ragioniere insoddisfatto da qualche altra parte, in una litania di fallimenti, delusioni e abbandoni.

I sogni sono tutto nella vita, l'importante è riuscire a trasformarli in progetti realizzabili.

 

Il mantra di questo post è: testatralenuvolepiediperterratestatralenuvolepiediperterra

 

 

 

 


IL DILEMMA DEL COMPLEANNO SUI SOCIAL MEDIA


Quando si compiono gli anni e la data è su fb o su altri social, si ricevono tanti auguri da molte persone che "investono" 10 secondi del loro tempo per farceli.

Questi auguri sono veri? Sono finti? Non importa, ci sono.

Mi fanno molto ridere quelli che scrivono il giorno dopo cose del genere: "Grazie a tutti per gli auguri ma eravate tantissimi e non ce la faccio a rispondere?" Ma chi sei, Elvis o Bono che hai milioni di amici e, oggettivamente, non puoi rispondere a tutti?


Su fb al massimo puoi avere 5.000 amici, la media non va oltre i 500 per cui stimiamo che si ricordi di te il 50% degli amici che hai (non è mai così) vuol dire che devi rispondere a un range che va dai 2.500 ai 250 amici. E' vero, tanti di loro sono virtuali, tanti non sono nemmeno così amici, ma mi dici che non hai da 20 minuti a due ore di tempo per rispondere a ognuno di loro singolarmente?

Non dire minchiate. Siamo pigri e indolenti.

Diciamocelo, vedere tanti auguri che arrivano sulla bacheca fa piacere, almeno a me fa piacere, anche perché se non interessasse sarebbe sufficiente togliere dal profilo la data di nascita e non avremmo problemi di auguri, o no?


Fa piacere, ma non siamo disposti a investire 5 secondi per ringraziare personalmente chi ci fa gli auguri. Personalmente, è un mio punto di vista ovviamente, lo trovo brutto.


Ieri ho compiuto gli anni, 34 (magari), io ho circa 3.000 amici e, tra messaggi privati e bacheca in 600 circa mi hanno fatto gli auguri.
600 persone, vere, che anche se non mi conoscono si sono presi la briga di mandarmi un messaggio.

Mi ha fatto un grande piacere. Sono piccole soddisfazioni, dirai tu, hai ragione, ma per me è importante sapere che 600 persone si sono ricordate di me.
E' vero, ci ho messo alcune ore a ringraziarle tutte, una per una, ma è stato bello farlo.


Ora, mi auguro di non aver saltato nessuno, perché sono anziano e nella time line magari qualcuno mi è scappato. Se mi hai fatto gli auguri e non ti ho ringraziato, scrivimi, mi scuso fin d'ora e farò pubblica ammenda.

FB è una piazza virtuale, è vero, ma le persone che la frequentano sono reali e rispondere a chi ti fa gli auguri sul tuo profilo personale è veramente solo, per me, un segno di buona educazione.


Buona domenica e grazie ancora a tutti quelle persone che si sono ricordate di me nel giorno del mio 34° compleanno. :-)

Il mantra di questo post è: ricordachitiricorda

 

Unknown


Nulla di quanto mi riguarda è originale

Questo post lo dedico a quelli e quelle come me: persone innamorate della vita, consapevoli di essere privilegiati e felici di "esserci" a prescindere.

Non penso sia facile vivere, non lo è per niente, siamo figli delle nostre esperienze e osserviamo il mondo con gli schermi che gli occhiali delle vita ci permettono di fare, spesso con filtri così spessi che non lasciano filtrare la luce, anche se c'è.

Una bella frase di Chuck Palahniuk è il titolo del post: "Nulla di quanto mi riguarda è originale. Io rappresento il risultato dello sforzo congiunto di tutti coloro che abbia mai conosciuto".

Noi siamo fortunati perché, come ha detto il mio Amico Salvatore Vella, durante una conferenza che ho recentemente seguito, rappresentiamo il 5% degli abitanti del mondo. Facciamo parte di quel 5% fortunato che mangia, più o meno con regolarità, che ha un tetto sufficientemente confortevole sotto cui ripararsi e che quando esce dalla sua casa non rischia di essere ucciso, stuprato, torturato, rapito, schiavizzato.

Non ci avevo mai pensato, le parole di Salvatore sono state dei macigni per me: noi rappresentiamo il 5% del mondo, quindi significa che non abbiamo la minima idea di cosa significa vivere in questo mondo. Non sappiamo cosa significa "stare al mondo".

Abbiamo il privilegio di poter scegliere e di poter cambiare. Un grande privilegio.

Nulla di quanto mi riguarda è originale: sono figlio delle esperienze che ho fatto e delle persone con cui sono entrato in contatto, qualcuna mi è stata indifferente, molte hanno segnato la mia crescita e, nel bene o nel male, quello che sono è anche, tanto, grazie a loro.

La qualità delle relazioni. Osservo la qualità delle relazioni. Devo osservare la qualità delle relazioni, per crescere. 

Se frequenti "belle" persone hai più probabilità di crescere bene, diritto, sano. 

Le "belle" persone, non è una questione fisica, è una questione di aura: lo vedi, lo percepisci, ma non subito, dopo un po'. All'inizio potrebbero esserci manipolatori travestiti da belle persone, potresti farti ingannare e lasciarti affascinare e affabulare ma se ci presti attenzione li sgami, dopo un po' ti accorgi che il manipolatore è finto, non è sincero, non è autentico, perché lui per primo non crede in quello che racconta: guarda la qualità delle sue relazioni, guarda la sua vita nel medio lungo periodo, ti darà tante risposte. Osserva, non è difficile, è solo, a volte, un po' doloroso.

Le belle persone sono quelle che quando le lasci ti senti arricchito, sono quelle che quando ci parli hai la sensazione che... ma cosa te lo dico a fare, lo sai che sensazione ti lasciano, lo sai.

Le belle persone sono quelle che, non necessariamente vedi spesso ma che quando ci pensi ti fanno star bene.

Il diritto di scelta: questo è quello che ci rende diversi dal resto del 95% del mondo, tra le altre cose. Possiamo scegliere chi frequentare e chi no, possiamo scegliere a chi dare retta e a chi no.

Una considerazione, a margine di questo pensiero: per chi, come me è o per chi sarà genitore è una grande responsabilità: cercare di indirizzare le scelte senza influenzarle, per il breve periodo in cui i nostri ragazzi ci sono stati affidati.

Cercare di vigilare senza prevaricare, cercare di proteggere senza soffocare, cercare ... è un duro mestiere quello dei genitori.

Noi siamo le esperienze che abbiamo vissuto e come genitori facciamo vivere tantissime esperienze ai nostri ragazzi: anni di esperienze. Pensiamoci, a volte faremo degli sbagli, a volte non riusciremo a trattenerci ma pensiamoci e cerchiamo a rimediare agli errori quando li facciamo con loro.

Il rispetto, l'onestà, la fiducia, la tolleranza, l'ottimismo, il senso di avventura, sono insite nei geni degli esseri umani, ma il 95% non lo sa, o ha dimenticato di saperlo.

Abbiamo un grande privilegio, quello di poter scegliere: liberati dai demolitori d'entusiasmo o contienili, limitali, impara a difenderti, se li hai in casa e ci sei costretto a vivere, frequentando belle persone, leggendo belle cose, guardando belle storie, ispirandoti in tutto il bello che hai intorno, perché c'è, è tanto, è dappertutto intorno a noi.

E' difficile, certo, ma gli occhiali da saldatore che offuscano la visione che abbiamo indosso si possono togliere, non è difficile, è solo doloroso, ogni tanto.

Forqaonorecolore e scelte.

Il mantra di questo post è: 5%5%5%5%5%5%

 

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