Realizza i tuoi sogni

Il passaggio generazionale in azienda: quasi sempre un dramma

Il passaggio generazionale in azienda è quasi sempre un dramma, perché?

Perchè entrano in gioco, spesso, tanti fattori che nulla hanno a che vedere con l'azienda.

Vediamone qualcuno:

  • passare il testimone, per me che ho fondato l'azienda, significa ammettere di invecchiare e non è mai bello fare i conti con la propria anagrafica, perché quando ho creato l'azienda mi sentivo immortale
  • passare il testimone significa tradire la mia creatura, si perché l'azienda è figlia mia, la figlia più importante, quella che permette di mangiare a tutta la famiglia, anche ai figli veri che, seppur sempre presenti nel mio cuore, spesso non sono stati molto considerati nella vita reale, perché sono troppo preso a curare la figlia principale. Magari non l'avete mai vista in questo modo ma è così, ve lo dico per esperienza fatta in un'altra vita, non me ne vanto.
  • passare il testimone significa far entrare in azienda i miei figli e quindi significa esporli ai rischi di fare impresa. Loro non sanno i sacrifici che ci vogliono, la dedizione che ci vuole. Mi piacerebbe facessero altro perché non è giusto per loro essere inseriti in questo meccanismo infernale. Anzi no, anzi si, bè intanto inseriamoli poi vediamo, qualcosa succede. Succede così più spesso di quanto non si immagini

Ci sono tanti altri fattori che creano problemi nei passaggi generazionali ma questi, secondo me, sono particolarmente importanti.

Il problema non è minore dal lato figli, anche qui ci sono tanti fattori che possono creare problemi potenziali.

Vediamone qualcuno:

  • finalmente in azienda, ora posso dimostrare a tutti quello che valgo, anche al papi, o alla mami, che fino ad oggi non hanno creduto molto in me. Farò valere questa laurea che mi sono preso e innoverò l'azienda perché non è normale che sia gestita ancora come vent'anni fa, il mondo è cambiato, bisogna aggiornarsi. I miei tutti presi dall'azienda, diciamolo, sono un po' rinco.
  • non morirò sul pezzo come i miei vecchi, mi circonderò di uno staff di persone preparate che mi aiutino a gestire l'azienda, il tempo di "un uomo solo al comando è finito".
  • questa storia di fare la gavetta per alcuni anni partendo dal magazzino è anacronistica, non ho studiato tutti questi anni per svitare bulloni o mettere a posto scatole in magazzino.
  • tecnologia e innovazione, questa sarà la mia guida

Ci sono poi i dipendenti che si trovano a subire l'ingresso dei rampolli in azienda, spesso con alcuni problemi potenzialmente esplosivi.

Vediamone qualcuno:

  • il ragazzetto o ragazzotta entra in azienda dal portone principale, magari non subito con un ruolo di responsabilità ma certamente con un privilegio: è il figlio del paron e non manca di farlo notare, magari inconsapevolmente ma succede
  • Il rampollo non ha dovuto faticare per cercarsi un lavoro, non sa cosa sia mandare via curriculum e prendersi porte in faccia, non ha idea di cosa significhi essere chiamati a lavorare per due ore al giorno con contratti di una settimana che a volte si rinnovano, più spesso no. Il rampollo un lavoro lo ha, per diritto divino e spesso se lo dimentica la fortuna che ha, se lo dimentica spesso.
  • l'imperatore o l'imperatrice trattano il rampollo in azienda come fanno a casa e non come un dipendente dell'azienda, permettendosi uscite che non avrebbero con un dipendente o permettendogli cose che non permetterebbero mai a un dipendente
  • il rampollo tratta l'imperatore o l'imperatrice in azienda come è uso fare a casa, permettendosi risposte impertinenti, battute feroci e comportamenti che normalmente sarebbero sanzionati pesantemente se a tenerli fosse un dipendente.
  • Gli eredi, spesso, non hanno nessuna competenza tecnica per gestire l'azienda, solo nozioni teoriche acquisite in anni di studio, quasi sempre pagati dal frutto del lavoro dell'azienda stessa. I rampolli spesso, non si rendono conto che tutto quello che hanno lo hanno grazie al fatto che l'azienda esiste per quello che è nel momento in cui loro entrano. Spesso i rampolli cercano di entrare in azienda con la grazia di un elefante in un negozio di cristalleria.
  • Gli imprenditori, spesso, hanno poche competenze manageriali e vanno in confusione e in frustrazione quando non riescono a separare la famiglia dall'azienda perché sanno che non si stanno comportando eticamente ma è più forte di loro, non riescono a farlo, non riescono a separare famiglia e azienda, entrando in un loop di frustrazione molto pericoloso che li può portare a pensare di aver sbagliato tutto, con l'azienda e con la famiglia.

Questi atteggiamenti, comportamenti, situazioni,  minano la leadership dell'imprenditore, creano problemi relazionali tra le persone e mandano in confusione i dipendenti a cui, magari, sono richiesti standard molto alti ma che vedono la dinasty famigliare che battibecca e litiga come in una soap opera di quart'ordine.

Come fare ad evitare drammi famigliari e ripercussioni pesanti sul futuro dell'azienda, impostando un passaggio generazionale che nel tempo possa funzionare?

Non c'è una ricetta precisa e magica ma ci sono una serie di cose che devono essere previste ben prima che il passaggio generazionale abbia inizio:

  • patti di famiglia chiari: le regole d'ingaggio che stabiliscono a quali condizioni e con che percorso gli eredi entreranno in azienda. Non è scritto da nessuna parte che lo debbano fare e anche se può sembrare incredibile non è obbligatorio fare le investiture per diritto divino.
  • tanta umiltà da parte di tutti:  umiltà da parte degli eredi che devono capire il contesto in cui l'azienda è nata è cresciuta e che ha permesso a loro di avere un tetto, del cibo e ora anche un lavoro. Umiltà da parte dell'imperatore o imperatrice che devono capire che i ragazzi non sono dei figli indisciplinati da tenere al loro posto ma delle persone pensanti che possono avere idee da proporre, innovazioni da apportare, punti di vista diversi dal nostro su cui discutere
  • pazienza e disponibilità al confronto costante, da parte di tutti, tramite una comunicazione costante, non significa che non si debba o non si possa litigare, ma significa avere obiettivi comuni e una strada tracciata. Questa è la parte più difficile: spesso per evitare discussioni si abbozza, ci si fa andare bene le cose e poi scoppiano le bombe.
  • Comunicazione e rispetto: avere la consapevolezza che l'azienda, se si sta profilando un passaggio generazionale, è veramente lo strumento grazie al quale tutta la famiglia, i dipendenti e le loro famiglie hanno vissuto e hanno potuto mangiare. Bisogna portare rispetto all'azienda e rendergli in parte quello che ci ha dato. Come fare a renderglielo? Essendo efficienti ed efficaci, imparando a crescere, acquisendo le competenze che ci mancano per gestire managerialmente l'azienda perché è vero, su questo gli eredi hanno ragione: oggi non si può più gestire un'azienda semplicemente sapendo lavorare. Oggi è necessario avere e acquisire costantemente competenze manageriali nei settori più disparati: H.R., marketing, finanza, relazioni e non è pensabile farlo se non si riesce a cambiare qualche idea bacata che abbiamo in testa noi imprenditori e, perdonatemi, anche voi figli.

La cosa più importante in un passaggio generazionale, per una p.m.i, secondo me, non sono i dettagli tecnici ma le competenze relazionali e di comunicazione che permettono di limare gli spigoli, arrotondare gli angoli e far crescere, nel tempo, un clima di fiducia tra chi deve mollare e chi deve subentrare.

Questo è quello che facciamo noi di Casa Imbastita Campus con successo da molti anni: aiutiamo gli imprenditori e gli eredi a comunicare, a impostare un piano operativo e a realizzarlo, affiancandoli nel diluire tutti i problemi, soprattutto relazionali, che inevitabilmente si troveranno a dover gestire.

Certamente, noi abbiamo anche delle competenze che ci aiutano e una rete di professionisti che lavorano con noi a supporto per le parti tecniche in cui non siamo competenti ma il nostro vero valore aggiunto è questo: siamo a fianco sia dell'imprenditore che deve cedere lo scettro, sia dei rampolli che devono prendere il testimone, con una garanzia, noi non facciamo il tifo né per l'imprenditore né per gli eredi ma per l'azienda, perché banalmente è l'azienda che deve sopravvivere, perché idealmente le persone passano ma le aziende, se non si fanno stupidaggini, restano.

Supportare un passaggio generazionale è un lavoro fiduciario, fatto di tanti confronti, di tempeste emotive e di tante telefonate negli orari più strani e nelle situazioni più bizzarre. A volte ci sembra di essere degli psicologi anche se non lo siamo. E' vero che nel nostro staff e nelle nostre collaborazioni ci sono gli psicologi perché a volte servono, servono davvero. Perchè spesso, una parola ben detta, un ascolto attento, valgono di più di un foglio excel ben compilato, lo sappiamo bene, perché anche noi, io e i miei soci, siamo imprenditori e abbiamo gli stessi problemi che hanno i nostri clienti, nel bene e nel male, per questo riusciamo a parlare la loro lingua e, spesso, facendoci ascoltare in modo attivo aiutiamo ad ottenere risultati importanti.

Hai un passaggio generazionale in atto o lo devi prevedere? Contattaci, senza impegno, una chiacchierata non costa nulla e può dare molti spunti utili. Visita il nostro sito: qui e Contattaci qui: info@casaimbastitacampus.it 

solodanoi #casaimbastitacampus #forzaonorecolore

 

Unknown


Riflessione del 1° maggio

A volte non conosciamo l'origine delle festività di cui godiamo. Qui potete leggere cosa ci dice Wiky di questa festività 
Non è un bel periodo per il lavoro, non lo è per gli imprenditori che lo devono creare ma che vivono difficoltà inimmaginabili, ostacoli a volte quasi insormontabili e, soprattutto nel nostro paese, leggi e balzelli che affossano la competitività e rendono il mestiere dell'imprenditore una vera impresa, ai limiti della sopportazione umana.

Non è un bel periodo nemmeno per i lavoratori che vedono contratti bloccati, avanzamenti fermi e situazioni stagnanti in cui sono chiamati a fare sacrifici che ci riportano, paradossalmente, all'inizio della rivoluzione industriale. Non è purtroppo un bel periodo per chi lo sta cercando un lavoro, una volta, quando io iniziai a lavorare era sufficiente aver voglia di lavorare per trovarlo, un lavoro. Oggi no, oggi trovare un lavoro è un lavoro, non esiste più la sicurezza di niente e tutto è precario e instabile, soprattutto il lavoro.

E' il mercato che ha deciso così? E' il governo che ha deciso così? E' la crisi che ha deciso così? Non importa chi ha deciso, è successo, viviamo in un mondo e in un periodo storico così. Non è con le parole che cambiamo le situazioni ma le parole servono a riflettere.

Siamo tutti sulla stessa barca: imprenditori e lavoratori, checchè ne dicano i sindacati che, come organizzazione, sono diventati, secondo me, anacronistici e desueti. Lo dico da ex dipendente iscritto al sindacato a inizio degli anni 80 e lo dico da imprenditore: desueti e anacronistici, in relazione ai tempi in cui viviamo.

Sindacati, lavoratori e imprenditori dovrebbero comprendere che il patrimonio di tutti è l'impresa che è una casa comune che, essendo competitiva, permette a tutti di vivere e di creare posti di lavoro per chi un lavoro oggi non lo ha.

Non ho una ricetta magica in tasca, non esistono ricette magiche e non sono certo quelle di Briatore che, degno del miglior Crozza, insulta la gente che ha redditi bassi e imprenditori che tutti i giorni lottano per tenere aperta la propria azienda, per fantasticare di un mondo di super ricchi che visitano il nostro paese in ascensore salendo e scendendo dagli elicotteri, mentre sorseggiano champagne e portano a passeggio aragoste ammaestrate da 150 kg.

Il patrimonio di tutti è l'impresa: un organismo vivo che rischia tutti i giorni di essere spazzato via da un mercato sempre più liquido e incomprensibile. L'impresa: che soffre o prospera a seconda dei momenti e che deve diventare non un luogo di lavoro ma uno strumento che ci permetta di vivere, tutti.

Buon 1° maggio a tutti noi, lavoratori e imprenditori che comunque, nonostante tutto, cerchiamo di fare andare bene le cose.
#forzaonorecolore

 

Unknown-1


Viva l'Itaglia, Viva l'Italia, viva noi

Viva l'Itaglia: storpiata, offesa, trattata male, ignorante, da scapparci e andare via.

Viva l'Italia: forse non il posto più bello per stare ma un luogo meraviglioso, nonostante noi, da starci per ricostruirla.

E' una mia personale tradizione, ogni anno lo stesso articolo, quest'anno con la variante del titolo e della frase iniziale,  per ricordare un momento importante per tutti noi, contestualizzandolo al momento che vedo, nell'anno in cui lo pubblico.


Il momento in cui si è concretizzato il sacrificio in termini di sofferenza e sangue di tante persone che hanno lottato per essere liberi e renderci liberi. Hanno lottato perché noi oggi potessimo dire quello che vogliamo liberamente e potessimo fare cose impensabili a quei tempi.


Siamo in guerra anche oggi, una guerra più complicata e difficile di quella di 70 anni fa. Certo, non si muore, o si muore molto meno rispetto ad allora. Ma ci vogliono ammazzare la speranza, ci vogliono ammazzare i progetti, ci vogliono uniformare in una massa di pecoroni ignoranti che se ne stanno tranquilli nelle loro comode case a lamentarsi e protestare senza però fare nulla per cambiare.

Non è retorica: il cambiamento inizia da noi, da ognuno di noi, singolarmente. Il prezzo da pagare per noi è molto alto: cambiare senza vederne i benefici, iniziare a dare un esempio affinché, in futuro, qualcuno possa goderne i vantaggi. Esattamente come 70 anni fa.

Forzaonorecolore e Viva l'Italia, Viva l'Italia e gli Italiani che stanno combattendo questa guerra che dura oramai da troppo tempo e non mollano, non mollano mai.

 

 

 


Casa Imbastita Campus e BertO divani insieme: valori, etica, impresa, gruppo

La cosa più bella è fare cose con persone che ci piacciono, non sempre è possibile, ma bisogna provarci.

Nasce così l'idea di realizzare un evento insieme a Filippo Berto: bella persona, amico, imprenditore visionario che sta rivoluzionando il modello di vendita del suo settore, quello della produzione di divani artigianali di altissima qualità.

Sia noi che lui crediamo profondamente nel valore delle persone e del marketing dell'esperienza: le persone non comprano un prodotto o un servizio, comprano un'esperienza all'interno del quale c'è anche un prodotto o servizio, è una sottile ma sostanziale differenza.

Proprio per questo abbiamo organizzato insieme un bellissimo evento che si terrà domani alle ore 18.00 a Meda allo spazio BertOLive un luogo speciale, un luogo dove le passioni, le persone, le belle storie, sono protagoniste

Abbiamo chiuso le iscrizioni all'evento con largo anticipo perché è andato velocemente SOLD OUT a riprova che se si fanno cose interessanti, con amore e passione, le persone partecipano: c'è voglia di partecipare, c'è voglia di condividere belle storie ed esperienze positive.

Viviamo in un mondo in cui sembra che nulla di buono possa accadere: non è vero, è un mondo difficile, duro e cattivo, è vero, ma dipende da noi decidere se essere quelli "che fanno" o restare quelli che "si lamentano". 

Di questo e altro parlo nella chiacchierata che ho fatto con Valentina Sala di BertO qualche giorno fa, puoi leggere qui l'intervista di BertO

Di cosa parleremo sabato? Lo puoi LEGGERE QUI 

LA FORZA DEL GRUPPO: perché da soli si va veloci, insieme si va lontano.

solodanoi #forzaonorecolore #casaimbastitacampus #BertOLive 

 

BANNER_casaimbastita2-valori-etica-impresa-gruppo-bertolive_DESAT_BOTTON

 


Apriamo i cassetti dei nostri sogni. Buon 2017

Aprire i cassetti dei sogni non costa di più che non farlo. Provare a realizzare i propri sogni costa coraggio, non molto di più.


Che questo 2017 che inizia oggi, sia l'anno del coraggio, perché tutti, ognuno di noi, ci meritiamo una vita all'altezza dei sogni che abbiamo.


Prendiamoci del tempo per noi e per le persone per noi importanti, perché se noi stiamo bene un bel pezzo del lavoro è fatto.


Buon 2017 a tutti noi e buone avventure.

 

solodanoi #forzaonorecolore #2017 1


Molla le zavorre e prendi il volo

Hai mai avuto la sensazione di essere zavorrato per terra, con un quintale di piombo che ti blocca?

Come quelle mongolfiere al cui cestello sono attaccati sacchi di sabbia per impedirle di prendere il volo, come questa che vedi nella foto

Unknown

 

La zavorra dà sicurezza, tiene ferma la mongolfiera ma, la mongolfiera è fatta per volare non per stare piantata a terra.

La metafora è quella dei nostri sogni, che spesso sono zavorrati e non si riesce a capire come mai non si realizzano, non si riescono a vedere grandi progressi, e fai una fatica immane, giorno dopo giorno. 

Guarda la zavorra e accertati, soprattutto se lavori con altre persone e sei a capo di un gruppo: ho dato, sto dando tutto il supporto che serve per far si che la mongolfiera decolli?

Mi sono messo a disposizione del gruppo per fare in modo che tutti possano crescere in funzione dei loro desideri e dei loro obiettivi?

Ho esaminato il mio processo cercando le falle, sapendo ed essendo conscio che, per far crescere le persone servono anni e non mesi o settimane? 

E' vero, come racconto sempre in classe nel modulo "ottieni risultati dagli altri" la velocità di un'azienda o di un reparto è data dalla velocità dell'elemento più lento, non dalla media delle velocità. Pertanto è inutile fare i "fenomeni" cercando di dimostrare quanto si è bravi, è inutile pensare di essere veloci quanto nel gruppo ci sono elementi lenti. La corretta strategia è quella di mettersi a disposizione e aiutare tutti, nel gruppo a crescere. Questo è quello che c'è da fare, senza scuse, senza se e senza ma.

Però, se dopo aver fatto un'analisi e un esame di coscienza, sapendo che sarà comunque difficile far crescere anche altre persone, le cose non vanno come vuoi tu e la realizzazione dei tuoi sogni è ancora lontana, deciditi e molla la zavorra perché le mongolfiere sono fatte per volare non per stare attaccate al terreno.

Mancano pochi mesi all'inizio del nuovo anno, i budget dovrebbero essere già stati fatti o sono in via di definizione. I budget però non servono a nulla se le persone che devono realizzarli non ne sono convinte o, peggio ancora, li vivono come un'imposizione.

Non ci sono punti di vista giusti o sbagliati, ci sono punti di vista diversi e sui sogni, in qualsiasi gruppo, sopratutto in chi è al vertice del gruppo, i punti di vista devono coincidere o quanto meno essere molto affini.

In questa fase dell'anno più che i budget contano i desiderata delle tue persone e gli impegni concreti che loro prenderanno per realizzare i loro sogni, non i tuoi e se succedesse che i loro sogni sono diversi o troppo lontani dai tuoi, non devi abbatterti, non devi arrabbiarti, semplicemente dovresti fare delle scelte, perché non puoi pretendere che le persone abbiano la voglia e i desideri che hai tu ma, d'altronde, non puoi nemmeno accettare di non prendere il volo quando il tuo sogno è volare.

Il mantra di questo post è: nontarparelealinonfartitarpareleali

 

 

Unknown


Il consulente d'azienda, cosa sapere, cosa evitare, cosa cercare

Di mestiere faccio l'imprenditore e una delle mie attività imprenditoriali è quella di consulente d'azienda.

I consulenti, questi strani personaggi che, non sporcandosi le mani, emettono laute parcelle per darti consigli che, in fondo eri in grado di pensare anche tu. 

A cosa serve un consulente, ma soprattutto, serve?

Proprio per cercare di dare una risposta a questa domanda, ho deciso di fare un post sull'argomento partendo da un presupposto importante: esiste un modello definito 70-20-10, che io condivido, che dice che il grosso delle competenze un manager le acquisisce sul campo.

Il modello si spiega in questo modo:

Un manager altamente performante deve il suo successo, per il 70% dall'apprendimento sul campo: superamento e sopravvivenza alle sfide professionali che tutti i giorni si trova ad affrontare, per il 20% dal rapporto che ha con mentori, insegnanti, consulenti e figure professionali a suo supporto, per il 10% dall'educazione scolastica e da corsi d'aula.

Visto in questo modo potrebbe sembrare che i consulenti servano a poco e in effetti, spesso, servono a poco. 

Servono a poco i consulenti che non hanno esperienza operativa sul campo, quelli che insegnano in aula raccontandoti delle bellissime teorie difficilmente applicabili nella realtà, quelli che antepongono un contratto al risultato.

I consulenti che ti servono sono quello che possono trasferirti un po' della loro esperienza vissuta sul campo che hanno acquisito non "insegnando" ma "facendo" e che hanno un bel 70% di esperienza operativa da trasferirti, per citare il modello 70-20-10

Bene, ho capito, dirai tu ma come faccio a riconoscerli? Non è difficile, segui questa traccia:

  • Un consulente non deve avere bisogno di te. Quando decidi di inserire un consulente per un certo periodo nella tua organizzazione accertati che tu non sia troppo importante per lui, che abbia altri clienti, altri contratti. Un consulente che lavora solo o quasi solo per te è pericoloso perché, per tenersi il lavoro, tenderà ad assecondarti, a dirti quello che ti vuoi sentire dire e perderà presto in termini di efficienza ed efficacia diventando di fatto un tuo dipendente non più un consulente.
  • Un consulente deve, a volte, litigare con te: un consulente non è il tuo clone, non la pensa come te, altrimenti a cosa ti servirebbe?
  • Un consulente deve trasferirti delle competenze, non fare il lavoro al posto tuo. Troppo spesso, nella mia carriera mi sono trovato imprenditori che pensavano che il consulente dovesse fare il lavoro e ci sono tanti consulenti che lavorano in questo modo, ma, pensaci: se un consulente fa il lavoro al posto tuo, quando lui non sarà più nella tua azienda cosa succederà? Un consulente serio, pretende che tu, o qualcuno dei tuoi impari il lavoro e lo faccia.
  • Un consulente non ha paura a trasferirti tutto il suo know how. Questo è un punto molto delicato e spesso "peloso": quanto vale il know how di un consulente? Quanto vale un'idea che ti dà e alla quale tu non avresti mai pensato? Quanto vale un contatto o una relazione instaurata alla quale tu non saresti riuscito ad arrivare? Il consulente deve avere fermezza nel pretendere che il suo know how gli venga riconosciuto ma deve metterti a disposizione tutta la sua rete di contatti e relazioni quando serve. Il valore di un consulente non si misura in ore lavorate ma in risultati portati.
  • Un consulente ti parla chiaro e gestisce le priorità insieme a te: è inutile fare un bel programma di lavoro impostato su un cronoprogramma preciso e dettagliato, quando poi magari ci sono priorità più importanti da gestire, perché la vita di un'azienda è dinamica e se ci sono degli ostacoli imprevisti si devono superare, non serve andare avanti pedissequamente in un programma pre impostato e pre costituito. Proprio per questo un consulente serio ti aggiorna costantemente sullo stato dell'arte con relazioni, briefing e verifica dello stato avanzamento dei lavori.
  • Se non hai budget ti dovrai accontentare. Spesso nel mondo della consulenza questo è uno degli scogli più importanti: voglio un consulente senior esperto e che mi supporti ma non sono disposto a pagarlo in modo adeguato. Questo succede, a volte, non tanto perché non ho il denaro ma perché non comprendo appieno il valore aggiunto che mi potrà dare il mio consulente. Un consulente serio non si svende. E' in grado di argomentare in modo esaustivo il motivo per cui può risultare "costoso" avere a che fare con lui, ma non lo motiva con le parole, lo motiva con i risultati.
  • Spesso, per motivi contingenti un imprenditore si trova a non applicare i compiti assegnati o non fare le cose concordate, può succedere. In questo caso un consulente professionista si ferma, fa il punto e se vede che è impossibile andare avanti rinuncia all'incarico, in modo trasparente e chiaro. Non esiste niente di peggio che un cliente non soddisfatto che dopo un anno di lavoro si fa la domanda:"A cosa mi è servita la consulenza?"
  • Un consulente professionista si sporca le mani con te: ti trasferisce le sue competenze mettendosi in discussione in prima persona, insieme a te.
  • Un consulente professionista è una persona etica: dice quello che fa e fa quello che dice. Sempre.
  • Un consulente professionista non ha "un catalogo delle consulenze". Ogni azienda è diversa, ogni situazione è diversa. Non si può fare il "copia e incolla" e proporsi. Un consulente, prima di accettare un incarico fa un'analisi, presenta un'idea e la discute con te in termini di tempi e risultati da ottenere.

Ecco, ti ho dato alcuni consigli sulla base della mia esperienza di imprenditore, che i consulenti li ha utilizzati e li utilizza e di consulente che tutti i giorni ha a che fare con gli imprenditori in modo che tu possa fare le tue analisi in modo corretto quando entri a contatto con i consulenti, di qualsiasi tipo, per fare in modo che quel 20% del modello 70-20-10 possa veramente fare la differenza per te e per la tua azienda.

Per avere maggiori informazioni scrivimi qui info@casaimbastitacampus.it sarò lieto di chiacchierare con te.

 

Unknown

 

Il mantra di questo post è: laconsulenzaèunacosaseria


Settembre, inizio anno

Questo lungo agosto sta arrivando alla fine e il nuovo anno, per chi fa l'Imprenditore, è alle porte.

Il primo di gennaio è l'inizio del nuovo anno per le persone, il primo di settembre però è l'inizio del nuovo anno per le aziende.

Settembre è il mese in cui si devono fare i programmi dell'anno nuovo, i budget, le previsioni ed è il mese di controllo e verifica per fare gli ultimi aggiustamenti per il rush finale dell'anno fiscale che sta per terminare.

Troppo spesso gli imprenditori non sanno o non si ricordano che settembre è il primo mese dell'anno e arrivano o vanno avanti per inerzia fino a dicembre, iniziando l'anno fiscale a gennaio, senza una traccia di lavoro e senza una programmazione delle attività.

La programmazione e l'analisi non sono tutto per un'azienda ma rappresentano una parte fondamentale del nostro lavoro di imprenditori, cosa significa iniziare l'anno fiscale, al primo di gennaio, senza avere fatto il budget, il piano di mktg e tutte le attività che devono dare la rotta all'azienda? Significa perdere almeno tre mesi, iniziare l'anno con un gap che spesso è difficile da colmare. Significa muoversi in un mercato dove i concorrenti più previdenti, quelli che si sono preparati a settembre, hanno un vantaggio enorme, spesso difficile da colmare.

Non è questione di competenze, è una questione di disciplina e di visione. 

Non è che lavorando bene a settembre avremo la certezza che le cose, nell'esercizio che inizia a gennaio, girino tutte giuste ma sicuramente avremo un vantaggio competitivo non da poco sui nostri competitor.

Settembre: il mese della semina, per tutti noi.

Buon settembre a tutti.

 

Unknown

Il mantra di questo post è: settembresiseminasettembresisemina


E' TEMPO DI INIZIARE A DARSI DA FARE, PER GLI AMICI DELL'ASSOCIAZIONE "UN NUOVO DONO"

Ieri sera, con Maria Elena sono andato a trovare Marco, Massimo e Silvia a Issime in Valle d'Aosta dove passano le vacanze.

In una casa al piano terreno, senza barriere architettoniche, come sarà la nuova casa che aiuteremo a costruire.
Marco quando è in Valle d'Aosta, va in giro per i boschi insieme a Lidia la persona che si prende cura di lui insieme ai suoi genitori.
Marco rompe i coglioni dalla mattina alla sera per andare fuori nei boschi e in quella casa lo può fare.
In posti come quello Marco è felice e sorride, come in questa foto.

 

1

Ieri Marco non mi ha mandato affanculo come l'ultima volta quando avevo chiesto a sua mamma se capiva quello che dicevo. Lo ritengo un progresso, per me.


A settembre il progetto dell'associazione "Un nuovo dono" entrerà nel vivo: costruire una casa per Marco e per i suoi amici.


Valerio Granato, nel prossimo nostro incontro mettiamo in agenda il lavoro da fare per la parte web che sarà determinante per giocare questo gioco.


Valerio Tagliacarne che dici, una quota dei nostri eventi previsti in autunno la destiniamo a questo progetto?


Demetrio, Denis, Andrea, Monica, Daniele, Giulia, Alfonso, Zaira anche noi metteremo a disposizione un po' delle nostre competenze per aiutare a realizzare questo bellissimo progetto: una casa per gestire sia il "durante" che "il dopo di noi".


Una casa per dare un futuro a questi ragazzi e tranquillità ai loro genitori, perché quello che fa più paura, ai genitori, non è "il durante", quello con tanta fatica, sacrificio e abnegazione lo gestiscono. Quello che fa più paura è il "dopo di noi", cosa succederà ai loro ragazzi quando loro non li potranno più seguire. I genitori di questi ragazzi, per la vita che fanno, sono, ovviamente, tutti un po' "schizzati", io al posto loro non ce l'avrei mai fatta.


Li ammiro. Ieri sera Silvia mi ha detto:" Sai, la vita è comunque bellissima, ci si abitua a tutto, anche a questo e si può essere felici e vivere bene anche con queste situazioni da gestire". Mi sono sentito piccolo, piccolo, gretto e stupido: per le volte che mi lamento, per le volte che rompo le palle a me stesso e agli altri con i miei stupidi problemi. Stupido e gretto.


Per tutti i miei amici: lo avevo scritto a maggio, tra poco si parte, se non volete dare il vostro contributo, ditemelo ora e toglietemi l'amicizia perché tra poco, vi scriverò, a tutti, singolarmente, per chiedervi di mettere mano al portafoglio o di dare una mano con le vostre competenze.


Perchè? Perchè questa casa va costruita, semplicemente.


Buona domenica a tutti noi


Vi presento Marco e i suoi Amici

Ci sono degli incontri che ti cambiano la prospettiva rispetto alla vita. Degli incontri che ti fanno capire quanto siano piccoli e stupidi i miei problemi, degli incontri che ti chiariscono le idee quando al mattino ti alzi di cattivo umore perché sei indietro con il budget o perché quel pagamento che stai aspettando non è ancora arrivato.

In questi giorni ho conosciuto Massimo e Silvia ma soprattutto Marco, che vi presento, e' il ragazzaccio più comodo, quello seduto sulla poltrona blu, quello che ci fa le boccacce e ride.

PAVIA 1

Gli altri sono i suoi Amici dell'associazione "Un nuovo dono" un'associazione di persone per bene che cercano di trovare soluzioni a drammi che noi nemmeno possiamo immaginare.

Un'associazione di persone che vivono drammi, dolori, rifiuti, disagi e situazioni terribili, sorridendo, amando e andando avanti per il bene dei propri figli. Persone che hanno dedicato la loro vita a rendere meno amaro un destino terribile che ha colpito i loro cari. Persone Speciali, a prescindere.

Questi genitori hanno un sogno, una Casa per Marco e i suoi Amici, una casa in cui "vivere il durante per prepararsi al dopo", una frase terribile e bellissima allo stesso tempo. Una casa in cui i genitori possano accompagnare i figli in vista di un futuro distacco dovuto dalle vicende della vita, dell'età, una casa dove stare bene insieme, ora, per non essere abbandonati, poi. Una casa che puoi vedere qui:

 

1

La descrizione:

L’immobile sarà costruito ex‐ novo con l’obiettivo di dare una risposta ottimale alle esigenze dei nuclei familiari. Il terreno individuato si trova a Pavia, tra via Pensa e via Lardirago, in un quartiere residenziale che dista circa 10 minuti dal centro della città. La residenza sarà suddivisa in aree collegate tra loro:

  • Area residenziale, con ampie camere singole (min. 18mq) dotate di bagno e spazio esterno, a cui sarà possibile aggiungere un posto letto per i familiari che desiderassero fermarsi a dormire;

  •   Area comune, dotata di:
    → luoghi per la condivisione della vita quotidiana, quali sala da pranzo e salotto;
    → spazi per lo svolgimento di attività educative, ricreative, assistenziali, sanitarie e riabilitative; → servizi igienici e cucina;

Il Comune di Pavia farà la sua parte concedendo l'uso del terreno, qualche sponsor è già stato trovato, qualcun'altro arriverà ma non basta.

La cifra che serve è 2.000.000 di Euro, chilo più chilo meno. Tanta roba dirai tu.

Vero, poca cosa se ci mettiamo insieme, dico io.

Silvia e Massimo, grazie a Maria Elena, mi hanno contattato per dare una mano, non mi hanno convinto loro, mi ha convinto Marco, che si è arrabbiato con me quando, osservandolo, a casa sua,  ho fatto una domanda stupida a Silvia: "Ma, Marco, capisce quello che diciamo?" Marco si è agitato, ha fatto una faccia brutta e arrabbiata e pur non riuscendo a parlare, ho percepito che mi mandava sonoramente affanculo, lo ha fatto. Cazzo se capisce Marco, e che coglione sono io, Marco capisce e infatti si è fatto una sonora risata, silenziosa, ma molto sonora, quando ho compreso che è una persona, una persona viva, vera e gliel'ho detto chiedendogli scusa. Marco pensa che io sia un coglione a dire quello che ho detto, ma è più educato di me e non me lo ha detto. Marco ha ragione.

Marco e i suoi Amici, se non diamo una mano rischiano di rimanere da soli, perché Silvia e Massimo e gli altri loro colleghi genitori, pur essendo dei Guerrieri, dei veri Guerrieri, mica come me, che faccio il figo ma non ho idea di cosa voglia dire combattere per la vita tutti i giorni, sanno che il loro percorso di vita, di forza e di energia fisica, avrà un termine, come tutti e Marco, come i suoi Amici, rischia di trovarsi da solo. Silvia, Massimo e gli altri loro Amici genitori non vogliono che Marco e i suoi Amici restino da soli, e non lo voglio nemmeno io e, caro Amico, Amica, che mi stai leggendo sono certo che non lo vuoi nemmeno tu.

Cosa faremo, insieme, io, te e tutti gli altri che vorranno giocare questo gioco?

Nelle prossime settimane mi incontrerò con Massimo e gli altri componenti dell'Associazione e grazie alla collaborazione e professionalità che hanno messo a disposizione i miei soci Denis e Demetrio, i nostri collaboratori e alcuni miei veri Amici, rivedremo il sito dell'Associazione dove verrà indicata esattamente la cifra che serve, si daranno tutte le garanzie che i soldi non andranno a qualche fantomatico gestore ma vanno proprio a Marco e ai suoi Amici, racconteremo  come si può fare a donare e cosa verrà fatto con il denaro raccolto. Prepareremo una campagna marketing sui social e programmeremo tutta una serie di attività sia on line che off line per trovare i soldi che servono per realizzare questo sogno, creeremo eventi, manifestazioni, incontri e tutto quello che serve per trovare il denaro che serve, e lo troveremo.

Lo faremo noi di Casa Imbastita Campus mettendo in campo tutte le nostre competenze e relazioni, lo faranno i nostri Amici che vorranno condividere con noi questa avventura, ognuno per le sue competenze specifiche, lo farai anche tu, perché è una cosa giusta da fare, è una cosa bella da fare.

2.000.000 di euro sono una cifra enorme se li devi mettere insieme da solo, servono  2.000 persone se ognuno mette 1.000 euro, ne servono solo 20.000 se ognuno ne mette 100. Non è una cosa impossibile, è fattibile, non dico facile, ma nemmeno così complicata. Mentre leggi, inizia a guardarti nelle tasche e pensa al tuo contributo.

Ci sono già degli sponsor, ci sono dei finanziamenti a cui si potrà attingere, ci sono, certo, forse, mah, chissà, ci sono ma noi non ci fidiamo, non possiamo e vogliamo fare affidamento su di loro, se arrivano bene, altrimenti li troveremo noi. Noi chi? Io, tu, i tuoi amici, insieme: il target è 2.000.000 di euro, una bella cifra rotonda. 

Si può fare e lo faremo, insieme, perché noi siamo fortunati e la fortuna che abbiamo non ce la siamo meritata, ci è arrivata, cosa che non è stata concessa a Marco, ai suoi Amici e alle loro famiglie.

Potrai contribuire con denaro, opere o qualsiasi altra forma che deciderai, l'importante è che tu sappia che, caspita, quei 2.000.000 vanno trovati, noi, insieme all'Associazione, ti forniremo tutte le informazioni che servono e ti daremo tutte le garanzie per tenerti informato su come verrà utilizzato il tuo dono. Ah, ti inviteremo a un aperitivo, a tue spese, per l'inaugurazione, quindi cosa vuoi di più? Il tuo contributo per uno spritz a pagamento: un affarone, per davvero!

Non è ancora ora, stiamo scaldando i motori, la raccolta partirà in autunno ma, come sai, se mi leggi, sono un tipo un po' ansioso e un fanatico della programmazione per cui ti avviso per tempo.

Diciamo che già fin d'ora, se ti va, puoi iniziare a dirmi come intendi contribuire. Non ti preoccupare, quando sarà il momento, non te lo devi ricordare, ci penseremo noi a ricordartelo ;-)

Sei obbligato? No, assolutamente no e ti "faccio amico lo stesso" se deciderai di mangiare una pizza in più e fare un week end in più perché pensi che il tuo contributo non serva, ti faccio amico lo stesso ma uno sputacchio in faccia te lo tiro, senza rancore ovviamente.

Ti faccio amico lo stesso ma ti ricordo la massima del sommo poeta degli scoppiati che un giorno in preda ai fumi dell'alcol sentenziò: "Tutto fa, disse quello che pisciava in Arno". Non importa la cifra, importa essere parte di un grande progetto e vederlo realizzato, grazie anche a te.

Tutto fa, e insieme lo faremo.

Non voglio annoiarti oltre, prima di salutarti ti presento anche degli Eroi, dei veri Eroi, i genitori di Marco e dei suoi Amici, eccoli qui, con il loro sogno in una scatola, facciamo in modo che esca dalla scatola e si trasformi in realtà:

 

PAVIA 9

 

Il mantra di questo post è: unacasapermarcoeisuoiamici