Risorse Umane

Gli imprenditori? Sono dei bastardi sfruttatori

Gli imprenditori? Sono dei bastardi sfruttatori, è questo quello che sembra emergere dalla polemica scatenata nei giorni scorsi sull'annuncio di lavoro di un'azienda torinese, uno degli articoli lo puoi leggere qui:  articolo del fatto quotidiano

Mi sembra che ogni tanto si esageri per creare il caso giornalistico e alimentare battaglie e polemiche inutili e fuorvianti. In questo annuncio è evidente che c'è un errore: manca la parola stage, anche perché, nessun contratto a tempo pieno, che mi risulti, è remunerato con 600 euro al mese, prima di scrivere l'articolo, forse, sarebbe stato sufficiente chiamare l'azienda e chiedere conferma dell'errore che viene spiegato dall'imprenditore in questo articolo successivo a quello scritto per creare il caso. L'articolo di cui parlo lo puoi leggere qui: articolo con precisazioni dell'imprenditore


Anche noi usiamo gli stage e tutti gli stage sono fatti in questo modo, fino a pochi anni fa erano addirittura gratuiti ora, se non erro il rimborso minimo è di 300 euro, noi ne paghiamo 500. Vengo al punto: perchè se io, imprenditore, ho la possibilità di scegliere tra persone con competenze anche importanti non lo devo fare anche quando devo attivare uno stage? Gli stage, come li prevediamo in azienda da noi, e come mi sembra di leggere li prevede questa impresa, sono finalizzati all'inserimento delle persone in azienda con contratti a tempo indeterminato.

Certo, ci sono tante imprese che usano gli stage in modo malsano e truffaldino ma tante invece sono corrette. Lo stage è uno strumento utile per entrare nel mondo del lavoro, se io fossi senza lavoro, giovane e avessi l'opportunità di entrare nel mondo del lavoro accetterei senza esitazione. Se avessi l'opportunità di andare all'estero per fare esperienza lo farei senza esitazione, indipendentemente dalla retribuzione.


E' finito il tempo in cui il lavoro era a due isolati da casa e si tornava a casa per pranzo a mangiare la pastasciutta di mammà, dobbiamo, tutti, rendercene conto: il lavoro si prende dove c'è e se non c'è vicino a casa mia mi sposto, l'alternativa? Stare senza lavoro. Punto.

E' duro? No, è realista e lo scrivo senza nessuna vena polemica ma con l'esperienza di chi, come me, per potersi reinventare, il lavoro se lo è trovato a 1.500 km da casa e passa 4 giorni su sette fuori casa per lavorare e creare lavoro, che molto spesso pubblica annunci di selezione per aziende clienti dove, spesso, le persone non accettano perché ... è lontano da casa, bisogna fare i turni e tante altre amenità simili che a raccontarle sembrerebbe incredibile.


Le competenze richieste in questo annuncio sono evidentemente da junior, oggi è normale che uno studente da poco laureato abbia conoscenze di due lingue e possa aver fatto l'erasmus ce ne sono tanti, perché devo scegliere un livello più basso quando ho l'opportunità di scegliere queste figure? E' la legge della domanda e dell'offerta. In questo annuncio non è richiesta la capacità di progettare una navetta spaziale che ci porti su marte in due ore e ci faccia un buon caffè, non è richiesta nessuna competenza tecnica particolare, ripeto, è chiaro che si tratta di uno stage. Aggiungo anche che ci sono professioni dove sono previsti periodi di praticantato lunghissimi senza nessuna retribuzione e sembra a tutti normale, chi, come me, è stato dipendente e ora è imprenditore sa che per inserire persone valide è necessario usare tutti i pochi strumenti che questo stato ci fornisce, per selezionare le persone più idonee a lavorare con noi.

Lo stage è uno di questi strumenti perché in sei mesi lo stagista, se seguito, può ambire a entrare in azienda a pieno titolo e sei mesi sono un periodo sufficientemente lungo, anche se brevissimo, per capire se la persona fa per noi e, lato stagista, se l'azienda fa per noi. Poi, ovviamente l'etica e la correttezza, di ambedue le parti, imprenditore e lavoratore, sono l'altro strumento indispensabile per lavorare insieme.

So che tanti, leggendo questo articolo non saranno d'accordo, mi spiace, ma è il mio punto di vista e onestamente, non pretendo di essere compreso, ma mi piacerebbe che, ogni tanto, qualcuno provasse a mettersi dalla parte degli imprenditori che non sono tutti ladri e truffatori e nemmeno magnati miggggliardari che viaggiano in elicottero e fanno party stellari sulle loro ferrari fiammanti. La maggior parte degli imprenditori sono persone normali che lavorano duramente, tutti i giorni, per garantire sostentamento a loro stessi alle proprie famiglie e ai loro dipendenti, in una giungla in cui, per fare impresa devi avere un cuore enorme ed essere laureato in resilienza cintura nera quindicesimo dan.

Ecco, ogni tanto, sui media, mi piacerebbe leggere le storie di questi imprenditori che, contro tutto e contro tutti, vanno avanti, semplicemente. Nonostante tutto ... buona festa della repubblica. Amen.


forzaonorecolore #solodanoi #casaimbastitacampus

 

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Riflessione del 1° maggio

A volte non conosciamo l'origine delle festività di cui godiamo. Qui potete leggere cosa ci dice Wiky di questa festività 
Non è un bel periodo per il lavoro, non lo è per gli imprenditori che lo devono creare ma che vivono difficoltà inimmaginabili, ostacoli a volte quasi insormontabili e, soprattutto nel nostro paese, leggi e balzelli che affossano la competitività e rendono il mestiere dell'imprenditore una vera impresa, ai limiti della sopportazione umana.

Non è un bel periodo nemmeno per i lavoratori che vedono contratti bloccati, avanzamenti fermi e situazioni stagnanti in cui sono chiamati a fare sacrifici che ci riportano, paradossalmente, all'inizio della rivoluzione industriale. Non è purtroppo un bel periodo per chi lo sta cercando un lavoro, una volta, quando io iniziai a lavorare era sufficiente aver voglia di lavorare per trovarlo, un lavoro. Oggi no, oggi trovare un lavoro è un lavoro, non esiste più la sicurezza di niente e tutto è precario e instabile, soprattutto il lavoro.

E' il mercato che ha deciso così? E' il governo che ha deciso così? E' la crisi che ha deciso così? Non importa chi ha deciso, è successo, viviamo in un mondo e in un periodo storico così. Non è con le parole che cambiamo le situazioni ma le parole servono a riflettere.

Siamo tutti sulla stessa barca: imprenditori e lavoratori, checchè ne dicano i sindacati che, come organizzazione, sono diventati, secondo me, anacronistici e desueti. Lo dico da ex dipendente iscritto al sindacato a inizio degli anni 80 e lo dico da imprenditore: desueti e anacronistici, in relazione ai tempi in cui viviamo.

Sindacati, lavoratori e imprenditori dovrebbero comprendere che il patrimonio di tutti è l'impresa che è una casa comune che, essendo competitiva, permette a tutti di vivere e di creare posti di lavoro per chi un lavoro oggi non lo ha.

Non ho una ricetta magica in tasca, non esistono ricette magiche e non sono certo quelle di Briatore che, degno del miglior Crozza, insulta la gente che ha redditi bassi e imprenditori che tutti i giorni lottano per tenere aperta la propria azienda, per fantasticare di un mondo di super ricchi che visitano il nostro paese in ascensore salendo e scendendo dagli elicotteri, mentre sorseggiano champagne e portano a passeggio aragoste ammaestrate da 150 kg.

Il patrimonio di tutti è l'impresa: un organismo vivo che rischia tutti i giorni di essere spazzato via da un mercato sempre più liquido e incomprensibile. L'impresa: che soffre o prospera a seconda dei momenti e che deve diventare non un luogo di lavoro ma uno strumento che ci permetta di vivere, tutti.

Buon 1° maggio a tutti noi, lavoratori e imprenditori che comunque, nonostante tutto, cerchiamo di fare andare bene le cose.
#forzaonorecolore

 

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LA RETE, IL GRANDE FRATELLO E LA DISSONANZA COGNITIVA

Sto leggendo un libro interessante: Un mondo condiviso di Editori Laterza.

La quarta di copertina racconta: "Il mondo è unico e dobbiamo condividerlo, ma quali sono le nuove pratiche di condivisione per garantire un futuro sostenibile? In queste pagine otto grandi studiosi italiani e stranieri provenienti dalle più diverse discipline, dalle neuroscienze alla linguistica, dalla politologia alla geografia, ragionano su come possiamo rinnovare il nostro modo di vivere insieme. In vista di un obiettivo comune: un mondo sostenibile".

Mi hanno colpito alcuni passaggi scritti da Derrick de Kerckhove che contribuisce a questo libro con un capitolo dal titolo:" Condivisione on line e off line".

Cito testualmente: "L'inconscio digitale è tutto ciò che si sa su di noi e che noi non conosciamo. Si accumula nelle banche dati del mondo. Si caratterizza per la sua portata globale, per la straordinaria velocità con cui consente l'accesso alle informazioni, per la possibilità istantanea di raccogliere e far emergere a livello cosciente una notevole quantità di dati, correlati in diverse configurazioni, in tempo quasi reale. Il suo impatto sull'individuo e sulla società è più potente di quello previsto da Freud e da Jung.(...) L'inconscio digitale è simultaneamente collettivo, connettivo e individuale, benchè non più privato. (...) il problema principale non è legato all'uso etico delle tecnologie, benché questo sia senza dubbio importante. Il problema fondamentale è che, come sempre, la tecnologia cambia l'etica propria di ciascuno. Attraverso le tecnologie elettroniche, l'etica della persona individuale diventa quella della persona sociale".

Ora, sappiamo già da tempo che gli algoritmi dei principali social media e di Facebook in particolare, lavorano per fare in modo che ognuno di noi veda e legga quello che "il grande fratello" ritiene vogliamo vedere. Questi algoritmi lavorano per "renderci più piacevole l'esperienza" per tenerci connessi il più a lungo possibile e, ovviamente, per proporci prodotti o servizi che l'algoritmo ritiene utili per noi.

Tutti noi ci siamo certamente accorti che dopo aver discusso con la mamma o la fidanzata su WhatsApp, una volta connessi a Facebook vediamo pubblicità che ci propongono quello di cui abbiamo discusso, non è magia, è matematica, logica e soprattutto possibilità di avere libero accesso a tutte le informazioni che noi liberamente diamo a tutti i social media e alla rete senza sapere l'uso che ne verrà fatto. Tutti noi ci siamo accorti che automaticamente, man mano che passa il tempo e noi interagiamo sulla rete, i nostri profili sono popolati da persone e argomenti affini a noi.

Per chi si occupa di marketing come me, questa è la manna: poter profilare i clienti, inviare messaggi specifici al pubblico che si vuole raggiungere, realizzare campagne di marketing con precisione quasi chirurgica, un sogno.

A livello personale però le cose rischiano di non essere affatto simpatiche: il rischio è quello di trovarsi sempre di più a discutere solo e soltanto con individui che hanno i nostri interessi, le nostre idee, le nostre paranoie, le nostre idee politiche. Il rischio di finire chiusi in una bolla che si isola man mano dal mondo reale non è un'ipotesi campata in aria, è, anche dal mio punto di vista, concreto.

La rete e i social media tendono ad esasperare la nostra dissonanza cognitiva : più siamo impegnati a credere che qualcosa sia vero, meno saremo disposti a credere il contrario, anche di fronte all'evidenza.

Una rete che ci racchiude in un bozzolo preconfezionato per noi, una sorta di matrix che ci coccola allontanandoci dalla realtà, fantasie, esagerazioni? Forse, ma meglio stare in campana.

La riflessione che voglio fare con questo palloso articolo è che anche la vita reale è, apparentemente, uguale: non è che noi nel reale frequentiamo, nel limite del possibile, persone che non ci piacciono, di solito tendiamo a stare con chi ci fa star bene e di cui condividiamo idee e principi, è la stessa cosa, in teoria. La grande differenza però è che, nella vita reale, siamo costretti a confrontarci anche con le realtà diverse dalle nostre e dover discutere con diversi punti di vista, mediando, litigando, trovando accordi e accorgendoci che ci sono molti colori, molte sfumature e non tutte coincidono con le nostre visioni.

Nel virtuale, se non stiamo attenti, man mano che scremiamo le nostre amicizie, comunicando solo con chi ci piace, man mano che affiniamo le nostre ricerche, connettendoci a persone che hanno i nostri interessi diamo delle informazioni agli algoritmi dei social che verranno usate per isolarci sempre di più.

Il social pensa per noi, sa cosa a noi piace e ce lo propone. Milioni di persone che parlano del veganesimo o dell'amore per i cagnolini e per i gattini, nella migliore delle ipotesi. La versione meno bucolica è quella di milioni di persone che vogliono mettere al muro i neri o i diversi o i gay o quelli a cui piacciono i fagioli con le cotiche (mi costituisco, io sono uno di quelli). Tutte queste persone con le stesse idee si troveranno a creare una sorta di gigantesca visione comune collettiva, che può essere molto pericolosa, soprattutto per i più deboli, le persone più influenzabili, quelle che non hanno la voglia o le capacità di farsi una propria idea personale sulle cose e sugli accadimenti.

La rete ha cambiato la nostra vita, per sempre, e penso che possa essere una grande risorsa, che ci riserverà ancora tantissime sorprese, penso però che noi, nella nostra autodeterminazione, coscienza ed etica, abbiamo il dovere, nonostante la dissonanza cognitiva, di farci opinioni più larghe, di non vivere solo nel virtuale, di vedere gente, fare cose, discutere nelle piazze vere, davanti a un buon bicchiere di vino o in qualsiasi altro modo.

Sto dicendo cose banali? Forse, ma la banalità a volte ci può servire per dare un senso alle cose e per farci assumere la responsabilità di cercare di vivere la nostra vita, nel modo più autodeterminato possibile.

Ricordiamoci di passare più tempo con la gente reale, sarà meno simpatico e più stressante ma sicuramente ci farà crescere positivamente.

Viva la rete, occhio alla rete.

Il mantra di questo post è: ilgrandefratellotranoimalopossiamogestire

 

Mondo condiviso

 


Grandi Speakers per la nostra Reunion a Scicli. 28-29-30 aprile, 1 maggio: save the date

Nei giorni 28-29-30 aprile e 1 maggio a Scicli terremo la nostra grande Reunion.

Un momento di formazione, divertimento e networking riservato a tutti gli imprenditori che hanno frequentato e stanno frequentando i nostri Campus, una festa, perché, come diciamo sempre, se non ci si diverte, non si lavora bene.
Nell'ambito della nostra manifestazione abbiamo previsto alcuni interventi di persone che ci piacciono molto, che hanno cose da raccontare e che daranno un grande valore aggiunto al nostro evento.
Persone speciali per un evento speciale.

GLI INTERVENTI DI QUESTI OPINION LEADER SARANNO APERTI AL PUBBLICO E SARANNO GRATUITI. Prossimamente pubblicheremo sui nostri siti i giorni e gli orari in cui interverranno e le modalità di iscrizione.
Stiamo componendo il parterre in queste settimane, però abbiamo il piacere di iniziare a presentarvi i primi due speakers.

PARTECIPERANNO ALLA NOSTRA REUNION:

ANDREA MORO
professore ordinario di linguistica generale presso la Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, direttore del NEtS (Neurocognition, Philosophy and theoretical Syntax), studia la sintassi delle lingue umane e i fondamenti neurobiologici del linguaggio. Dottore di ricerca in linguistica, borsista Fulbright negli USA, si è diplomato in sintassi comparata all’università di Ginevra ed è stato varie volte “visiting scientist” al MIT e alla Harvard University. Ha pubblicato articoli su riviste internazionali tra le quali Linguistic Inquiry, the Proceedings of the National Academy of Science e Nature Neuroscience. Tra le sue pubblicazioni di carattere divulgativo: I confini di Babele, Il Mulino 2015 (trad. ingl.: “The Boundaries of Babel", MIT Press, 2015), Breve storia del verbo "essere" (Adelphi, 2010), Parlo dunque sono (Adelphi, 2012; trad. ingl. I speak, therefore I am Columbia University, 2016) e The equilibrium of human syntax (Routledge, 2013). E' speaker e relatore internazionale.

Andrea, persona ironica, divertente e divertita ci terrà un intervento che si intitola: ALLA RICERCA DEI CONFINI DI BABELE. QUATTRO PASSI TRA LINGUAGGIO E CERVELLO

SALVATORE VELLA
Magistrato, applicato presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, attualmente in servizio presso la Procura della Repubblica presso il tribunale di Agrigento, si occupa prevalentemente di reati contro la Pubblica Amministrazione e del contratto al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.Ha vissuto sotto scorta dal 2002 al 2013 a causa delle gravi minacce ricevute per la sua attività di magistrato
E' stato docente di "Diritto e procedura penale" per la Commissione distrettuale per la formazione professionale della Magistratura Ordinaria di Palermo e membro della Commissione del ministero della Giustizia per l'abilitazione alla professione di avvocato presso il Distretto di Corte di Appello di Palermo.
E' speaker e relatore internazionale.

Salvatore, persona speciale, di fine intelligenza e alta umanità ci terrà un intervento che si intitola: L'IMMIGRAZIONE COME RISORSA.

 

E' un grande piacere organizzare eventi come questo per le cose che impari, per i rapporti che instauri, per le belle persone che incontri.

Ci vediamo a Scicli

solodanoi #casaimbastitacampus #faccedacampus

 

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Andrea Moro

 

Vella

Salvatore Vella


Campus Casa Imbastita Veneto ... pronti, partenza, viaaaa!

Una nuova avventura parte domani: il Campus Veneto che si aggiunge a quelli già rodati di Sicilia e Puglia.

Girare l'Italia come delle trottole è un impegno notevole ma la soddisfazione di vedere classi di imprenditori che hanno voglia di mettersi in gioco, formandosi e sperimentando non ha prezzo.

Giovedì e venerdì nella splendida location della Tipoteca Italiana a Cornuda (Tv), si inizia con la leadership base.

Una bella classe ai blocchi di partenza, imprenditori di vari settori: alimentare, servizi, finanziario, assicurativo, consulenza, dolciario sono pronti a mettersi in discussione lavorando sei mesi duramente.

Il divertimento sarà tanto, così come le cose che faremo.

Grazie a tutti voi che ci state dando fiducia.

Andiamo ad iniziare. 

Cosa è il Campus? Una palestra, un laboratorio dove Imprenditori si confrontano con altri Imprenditori. Non per insegnare ma per condividere esperienze, dare suggerimenti, mettere a disposizione competenze ed esperienze, crescere. Insieme.

Il mantra di questo post è: forzaonorecoloreavanti

Formiche

 

 


Scuole antiche? La responsabilità è nostra.

Le nostre scuole non sono adeguate al mercato e producono persone non adeguate al mercato: persone che stiamo rovinando, noi.

Ho avuto recentemente, in azienda, un ragazzo molto in gamba che è venuto a fare un tirocinio formativo di due mesi, previsto nel suo piano di studi per la laurea specialistica in marketing.

Lui probabilmente si aspettava di essere messo due mesi a fare fotocopie e invece lo abbiamo buttato nella mischia, operativo da subito, d'altronde, pensavo: " Se sta per concludete la specialistica in marketing, ne sa di sicuro più di me che non sono nemmeno laureato".

Devo dire che da questo ragazzo ho imparato molto: la dimestichezza nell'uso degli strumenti informatici, la velocità con cui riusciva a fare le cose dove io, dinosauro informatico, ci sbattevo la testa. Mi è piaciuto molto anche la competenza che aveva su alcuni punti "fondanti" del mktg.

Peccato però che nelle nostre università, oggi si studino le 4P come fossero la rivoluzione del marketing un po' come se si dicesse che l'avvento del treno a vapore, nel 2015, sta rivoluzionando il mondo dei trasporti. Sto esagerando ovviamente, però i nostri ragazzi escono dalla scuola con nozioni vecchie, decrepite, che erano attuali 15 anni fa. 

In un mercato e in un mondo liquido, come quello in cui viviamo, non è possibile che decrepiti programmi tenuti da persone che non hanno idea di come funzioni un'azienda e non hanno mai dovuto confrontarsi con il mercato, qualifichino schiere di laureati inconsapevoli, convinti di "sapere" buttandoli allo sbaraglio a prendere schiaffi sonori perché, convinti di sapere, prenderanno delle musate molto dolorose.

Lo stesso Kotler, guru del marketing, di cui io ho enorme ammirazione genuflettendomi ogni volta che pronuncio il suo nome, è attualissimo. Nonostante la sua veneranda età, nonostante abbia "inventato" le 4P e tutte le P che dopo sono venute, non si è fermato e continua ad aggiornarsi costantemente per essere attuale.

La nostra scuola è antica, non lo sto certo scoprendo io, se fai il liceo e studi storia moderna, probabilmente non vai oltre al guerra fredda, interessante, per carità, ma semplicemente troppo in là nel tempo per essere considerata storia moderna. L'11 settembre, caduta delle torri gemelle, è storia antica, non storia moderna, la guerra fredda è preistoria, alla stregua dello studio dell'impero romano o del rinascimento. Epoche che dobbiamo studiare e conoscere assolutamente, ma che non sono attuali.

In un mercato e in un mondo velocissimo dobbiamo essere adeguati e veloci anche noi.
Stiamo considerando i nostri ragazzi alla stregua di deficienti che devono studiare come abbiamo studiato noi, al ritmo in cui studiavamo noi, peccato che il mondo sia cambiato e cambi in continuazione. Perché? Perché siamo pigri, noi, perché siamo antichi, noi.

Negli ultimi 20 anni ci sono state più invenzioni e innovazioni che in tutta la storia dell'umanità, di questo dobbiamo renderci conto, la velocità è cambiata inevitabilmente e inesorabilmente.

I nostri ragazzi sono svegli e molto più bravi di noi, siamo noi che dobbiamo essere alla loro altezza, non viceversa.

Quindi, quanti di noi si aggiornano costantemente, sperimentano strade nuove, nuovi mezzi di comunicazione e metodologie per entrare in relazione con gli altri? 

Vale nella scuola, vale nelle aziende.

Il marketing delle 4P non è morto, va studiato, ma si è evoluto decine di volte da quando fu formulato la prima volta.

Noi come imprenditori, abbiamo il dovere sociale di essere un passo avanti a tutti e questo comporta studio, sacrificio, non dare mai niente per scontato, sperimentare e soprattutto non pensare di poter cambiare le cose continuando a fare sempre le stesse cose.

La scuola? Per ora non può cambiare, non aspettiamoci che lo faccia e non facciamo recriminazioni su questo, dobbiamo essere pragmatici e oggettivi, non stupidi.
La nostra scuola è figlia della nostra cultura e delle nostre abitudini, e quindi non possiamo attenderci nessun cambiamento nel breve, ci dobbiamo pensare noi, dal basso, a far cambiare le cose, sapendo che, tutti gli sforzi che faremo dovranno essere fatti senza pensar di vedere risultati concreti a nostro favore o a favore dei nostri figli. 
I risultati concreti, li vedranno, forse i ragazzi tra tre, quattro, cinque generazioni. 

Questo è il prezzo che dobbiamo pagare per aver gestito con lassismo, pigrizia e menefreghismo, il nostro futuro fino a ieri.

Ma oggi è futuro, possiamo cambiare, siamo disposti a farlo, ognuno di noi, individualmente? Io penso che si possa fare.

In marcia guerrieri andiamo a costruire il nostro futuro

 

Scuola

 

 

Che fatica far crescere le persone

Far crescere le persone è la cosa più difficile del mondo.
Più alta metti l'asticella e più diventa complicato.

Nella mia esperienza professionale come imprenditore, iniziata oramai trent'anni fa ho perso tante persone.
Spesso per responsabilità mia, ma spesso no.
Spesso non le ho seguite adeguatamente e mi sono meritato di perderle. Spesso non si sono dimostrate all'altezza dell'impresa ed è stato meglio sia per me, che per loro perderle.

Perdere una persona è sempre doloroso, ma riflettiamo
Se io sono l'allenatore di una squadra di atletica leggera, 100 mt piani, e ho dieci atleti e nella riunione di inizio stagione, comunico a tutti che l'obiettivo stagionale è quello di correre i 100 mt piani in 55 secondi, bè, probabilmente, se questo è l'obiettivo avrò dieci fenomeni in squadra, tutti saranno ampiamente in grado di ottenerlo passeggiando.

Ma, se alla stessa decina di uomini, comunico che l'obiettivo della stagione è quello di correre i 100 mt piani in 10,2 secondi, tempo lontanissimo dal record del mondo, ma comunque un ottimo tempo, bè, in questo caso, probabilmente la maggior parte dei miei atleti non ce la farà.

Cosa voglio dire con questo? Poniti dei grandi obiettivi e addestra e segui al meglio le persone che hai, magari qualcuno di loro è davvero un campione da far sbocciare, ma nel frattempo continua a inserire persone di valore per aumentare la velocità della tua macchina, per correre di più e meglio.

Certo, fare l'allenatore di una squadra competitiva è un po' più complicato che fare l'allenatore di una squadra di scarsi.

Ognuno di noi ha le persone che si merita, e se pensi di non meritarti le persone che hai, continua a cercare, non abbassare lo standard e migliora le tecniche di allenamento.

Il mantra di questo post è: tieni alto lo standard

 

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LA STORIA, CHE OGNUNO DI NOI HA.

Siamo qui, oggi e ognuno di noi ha una storia, giusta o sbagliata, non importa, per te: decidi tu. Storia che nessuno conosce, molti immaginano, tanti chiacchierano, alcuni giudicano ma nessuno sa, solo tu.

La mia è una bella storia, storia di sogni sognati, alcuni realizzati, tanti falliti ma il rapporto tra quelli realizzati e quelli falliti mi permette di essere ancora qui, a scriverti, a sognare, un sopravvissuto, questo è un grande privilegio, tutto il resto ... lo so io e non importa.

Oggi vi parlo del mio mentore, la persona che mi ha ispirato, con cui sono cresciuto, colui con il quale ho litigato, colui che forse non ho capito, o lui non ha capito me, non importa, ci sono quelle persone che ti rimangono dentro, sono poche, Renzo è una di queste

Renzo, imprenditore, toscanaccio, visionario, egocentrico e generoso, guascone e di compagnia, oculato e avventuriero, duro ma corretto. Ci separano pochi decenni di vita che oggi sono pochi, ma all'epoca erano tanti, troppi per essere colmati con dialogo e comprensione: io traguardi e ambizioni da rincorrere, lui, forse, status e convenzioni da mantenere, forse, non lo so e non importa, oramai. Età, peso sociale, potere contrattuale e visioni diverse ma all'epoca, che ne sapevo io cosa fosse una visione? Forse oggi, mah, chissà!

Abbiamo fatto un pezzo di strada insieme, io e Renzo, un pezzo abbastanza lungo per diventare amici, sufficientemente corto per lasciarsi male, senza un vero perché. Due orgogliosi presuntuosi pieni di sé, ecco perché, forse, mah, chissà.

Poi ... passa il tempo, ognuno ha le sue ragioni. Le mie sono quelle giuste, le sue probabilmente anche. 

L'età non ha aiutato, la mia e la sua, le aspirazioni erano diverse, le aspettative erano diverse, i problemi erano diversi, le nostre vite erano diverse. All'epoca non sapevo tante cose e probabilmente, se avesse bussato alla mia porta un consulente come me, quale ora sono, lo avrei cacciato via, a male parole. Oggi no, non lo farei, forse.

Ti re-incontri per caso, dopo tanto tempo, alcuni anni fa, il rancore lascia spazio alla nostalgia, ai ricordi dei tempi e delle avventure vissute insieme. Pensi a quello che è stato e a quello che avrebbe potuto essere e non è stato, non ti chiedi perché, semplicemente è successo. Scelte, solo scelte, mie e sue.

E' inutile pensare alle cose che avrebbero potuto esserci e non ci sono state, eppure, ancora oggi, quando passo in un certo luogo, in un determinato posto, il mio occhio si posa lì e il mio cuore sobbalza. Sempre. Cerco di non passarci, mai. Perché? Perché si.

                                         Pro

Non ne abbiamo mai parlato, io e lui, perché non c'è mai stata occasione, non l'abbiamo cercata e forse mai ci sarà ma sono certo che anche il suo, di occhio e di cuore, fa la stessa cosa,quando passa di lì o forse no, ma non importa, mi piace pensare di si.

Perché è successo il patatrac? Perché sono stato stupido e arrogante all'epoca e non ho avuto voglia, tempo o capacità di capire e di farmi capire. Anche lui? Probabilmente si, ma non importa ora, con quello che so, con quello che ho vissuto dopo, so che dipendeva da me. E' andata così. Poteva essere diverso? Si, mah, non lo so.

Perché ho scritto questo post? Per ringraziare Renzo, per tutto quello che mi ha insegnato e per ricordare che le persone che contano veramente sono poche, non lasciamocele scappare per orgoglio o perché non abbiamo la voglia, il tempo, il coraggio o la determinazione per mettere sul piatto i problemi e cercare di risolverli osservando anche il punto di vista dell'altro, non solo il nostro.

Grazie Renzo, per avermi insegnato tante cose e per avermi permesso di conoscere Demetrio e Denis i miei soci e compagni di avventura di oggi. Penso che avevo giurato a me stesso che mai e poi mai avrei fatto di nuovo una società se non in numero dispari inferiore a tre.

Oggi le società ci sono, i problemi anche, i debiti di più ma i sogni e la voglia di realizzarli, insieme con Demetrio e Denis, sono più grandi, più grandi di tutto. I ruoli si sono invertiti, ora quello "diversamente giovane" sono io, tanti capelli bianchi in più, tanta pancia in più, ma lo stesso entusiasmo di allora, la stessa determinazione e  voglia di fare. Ci riuscirò? Non lo so, mah, bà, pim, pum, pam. Sicuramente non mi arrenderò, perché qualcosa, in questi anni, ho capito: se stimi una persona, non farti influenzare dall'esterno, dai pregiudizi, dagli effetti di cose le cui cause conosci bene e arrivano da lontano, non farlo. Dipende da te.

Il mantra di questo post è: caroamicotiscrivo

 

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UN SOGNO REALIZZATO: CASA IMBASTITA RELAXBUSINESS

Sono anni che faccio il formatore,oltre dieci, e sempre ho sognato un posto per fare formazione che fosse bello, funzionale e che facesse sentire bene me e i miei allievi.

Troppo spesso la formazione, anche di buon livello, viene fatta in anonimi hotel che io definisco "bordo tangenziale" belli, per carità, ma senz'anima.

Alberghi tutti uguali, con sale riunioni tutte uguali e moquette standard di una tristezze unica.

Con Demetrio, il mio socio e compagno di avventure in classe abbiamo sognato una "location", fa figo scrivere location, in realtà è un "luogo", che ci facesse star bene. 

Un luogo dove ci si possa formare con tutti i comfort in un contesto bellissimo e con strutture all'avanguardia.

L'abbiamo sognata, e con l'aiuto di Denis, l'altro nostro socio, realizzata.

E' nata così Casa Imbastita Relaxbusiness a Scicli (Rg), una delle città più belle del mondo.

                                            Relaxbusiness

Un business center nato per noi, ma che mettiamo a disposizione anche di altri colleghi formatori o di aziende per i loro meeting outdoor o team building.

Casa Imbastita Relaxbusiness è dotata di:

  • 2 aule attrezzate da 20 a 40 posti 
  • 1 aula conferenze da 80 posti
  • Dotazioni tecnologiche audio e video per qualsiasi tipo di evento
  • Wi-Fi in tutta la struttura
  • Possibilità di trasmissione streaming degli eventi
  • Ristorante attrezzato per 40 coperti a sedere, 100 a buffet
  • Area relax di 500 mq con piscina, solarium e prato
  • Ricettività fino a 25 persone in eleganti appartamenti perfettamente attrezzati e dotati di tutti i comfort.

Casa Imbastita Relaxbusiness non è un centro di formazione: è il paradiso per qualsiasi formatore o imprenditore che voglia aumentare l'efficienza ed efficacia dei suoi interventi.

Casa Imbastita Relaxbusiness è splendida, è meno lontana di quanto tu possa immaginare, è unica, perché non aprofittarne?

Per maggiori dettagli scrivi qui: info@casaimbastitacampus.it

      

                             Brochure RelaxBusiness

 

Il mantra di questo post è: sognorealizzatosognorealizzato

 


Prendiamoci cura dei nostri ragazzi, il cambiamento inizia da noi.

I nostri ragazzi sono la futura classe dirigente e spesso alcuni aspetti "operativi", importanti quanto la didattica "standard" della loro formazione, vengono tralasciati. 

Noi di Casa Imbastita Campus, nell'ambito della realizzazione della nostra mission abbiamo deciso di dare il nostro piccolo contributo agli insegnanti, presidi, dirigenti scolastici che lo vorranno accettare mettendosi in gioco e facendo qualcosa di "straordinario" per i propri allievi .
 
Abbiamo progettato due seminari monotematici: 
"Com'è cambiato il mondo e come leggere il futuro per sopravvivere" e "Cercare un lavoro è un lavoro"

I seminari sono rivolti ai ragazzi delle classi quarte e quinte degli istituti superiori, chiamati a fare le prime scelte importanti della loro vita. 
Questi seminari hanno una durata di 2-4 ore, sono molto pratici, coinvolgenti,divertenti e formativi.

Verranno erogati gratuitamente in qualsiasi scuola che ce ne farà richiesta nel raggio di 100 km dalle nostre sedi operative e di residenza: Serravalle Pistoiese (Pt), Scicli (Rg), Oria (Br),Firenze, Rovigo, Pavia, Ivrea. 
Per tutte le altre località che non rientrano nelle aree sopracitate viene richiesto solo il rimborso chilometrico delle spese di viaggio e di soggiorno.

Perché lavoriamo gratis? Perché il nostro non è un lavoro e perché abbiamo un dovere sociale da svolgere, come te. 
Ecco perché.

 

Per informazioni aggiuntive e per concordare le date scrivete a info@casaimbastitacampus.it

Il mantra di questo post è: faiqualcosasevuoichelecosecambino

 

Seminario_gratuito