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UNA BUONA STRATEGIA PER VENDERE ATTRAVERSO I SOCIAL? NON VENDERE

UNA BUONA STRATEGIA PER VENDERE ATTRAVERSO I SOCIAL? NON VENDERE.

Può sembrare un paradosso ma è la realtà: noi sui social non ci andiamo per acquistare ma per cazzeggiare. L'errore che fanno quasi tutti quelli che si approcciano ai social ma oggi direi alla vendita in generale è: ho un ottimo prodotto, un buon prezzo tutti lo vorranno comprare, quindi giù di promozioni a nastro. Peccato che del tuo prodotto, o del mio, non freghi nulla a nessuno.Capito? Di noi non frega nulla a nessunooooo!


Il mondo è pieno di ottimi prodotti a prezzi competitivi e nessuno sa chi tu, o io, siamo, non è difficile da comprendere però spesso non lo ricordiamo e rifiutiamo questa realtà.


Per potersi promuoversi sui social a scopo commerciale è necessario crearsi una reputazione che cresce nel tempo, facendo cose gratuite, offrendo contenuti utili, facendo in modo che la gente abbia piacere a venire sulle tue pagine, blog o siti. Se mi tempesti di promozioni commerciali mi annoi, sei uguale a tutti gli altri e soprattutto: spiegami un buon motivo per cui dovrei comprare da te. Sei il migliore? Ma mi faccia il piacere, va.


Crearsi una reputazione sul web richiede tantissimo tempo e anche tanti investimenti economici. Se non ci credete chiedete ai miei Amici Filippo Berto di BertO salotti e Valerio Tagliacarne di Ink pezzi unici che qualcosa in termini di visibilità e vendite sul web hanno da insegnare a tutti noi perché loro sul web vendono, per davvero e tanto.

Il web in generale e i social in particolare non sono la panacea di tutti i mali, il bengodi del "posso arrivare a tutti facilmente e quindi venderò come un pazzo". No, sono delle piazze virtuali dove è molto più facile trovare dei detrattori che degli estimatori e dove il lavoro dev'essere costante, tutti i giorni, un lavoro appunto, non 4 post buttati giù a"ad minchiam".

La regola che uso io è più o meno questa: un 10-20% di informazioni commerciali e di promozioni di vendita e un 80-90 % di contenuti utili per i tuoi utenti che saranno invogliati a venirti a trovare perché dai loro contenuti utili nell'ambito del tuo campo di attività e quindi saranno propensi ad accettare anche un minimo di promozione commerciale.

Funziona sicuramente? Certamente no, devi provare, sbagliare, leggere i dati, analizzarli, riprovare. Funziona così, non è il marketing, è la vita baby.
Cosa ne pensate ma soprattutto, che esperienze avete voi in merito da poter condividere con noi come testimonianza?
#forzaonorecolore #casaimbastitacampus #solodanoi

 

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Il marketing cosa è? Andare alle feste spendendo soldi mentre altri lavorano

Il marketing che cosa è? Andare alle feste spendendo soldi mentre altri lavorano.

Spesso questo è quello che pensa la gente del marketing, è la realtà, altrimenti non si spiegherebbe come mai tantissime p.m.i. non fanno marketing limitandosi a spendere un po' di soldi in singole azioni di cui non hanno né strategia e né traccia.

Io mi occupo di mktg (mktg vuol dire marketing) da molti anni e ancora adesso tanta gente pensa che io passi tutto il giorno a perdere tempo non capendo esattamente cosa faccio. Una volta non me lo dicevano chiaramente perché con il marketing tradizionale la gente non vede cosa fai, ora, con i social media, essendo molto più semplice vedere cosa fai questa errata percezione è ancora più grande.

Per fortuna mia, tanti miei concorrenti pensano la stessa cosa e il marketing non lo fanno per davvero, non sanno cosa c'è dietro e soprattutto non sanno che l'80% del marketing è duro lavoro oscuro di miniera che va fatto tutti i giorni, tutti i giorni, tutti i giorni con lo scopo di creare relazioni di valore con i tuoi potenziali clienti PRIMA di chiedere appuntamenti di vendita.

Il marketing deve permettere di farti conoscere prima, di far avere la percezione di te prima, in modo che, quando chiederai l'appuntamento di vendita sia tutto più semplice, non facile, ma più semplice si, si può fare e sarebbe quanto meno da sprovveduti non farlo.

Se ti fermi, o lavori ad elastico, tutto si ferma, non puoi fare mktg solo quando ne hai bisogno, così come non puoi vendere solo quando hai poco fatturato. E' così. Amen

Chi vende deve fare mktg, per se stesso e per l'azienda in cui lavora. Le aziende devono fare mktg per loro e per i loro commerciali sul campo.

Mai come oggi è difficile, ma, mai come oggi è accessibile fare mktg, raggiungendo il tuo pubblico a costi sostenibili e con potenzialità inimmaginabili solo pochi anni fa: attraverso l'uso del web e dei social media.

Le parole da conoscere e declinare, oggi, che ci possono aiutare sono:

  • storytelling
  • branding
  • personal branding
  • customer experience
  • lead scoring

Non è un quiz, ma un'opportunità.

Sei curioso di saperne di più?

Scrivimi qui: info@casaimbastitacampus.it.

 

 

  Unknown

 

 

 

 


Il gatto di marmo e il leone da tastiera

Oggi vi parlo di due animali che popolano le praterie e le foreste del business: Il gatto di marmo e il leone da tastiera.

Il gatto di marmo vive in un habitat molto particolare, quello della palude dell'immobilismo. E' un animale docile, che ha un bellissimo portamento, pelo folto e occhi piccoli, un po' infossati, i padiglioni auricolari non sono sviluppati per cui possiamo dire che non ci vede e non ci sente bene.

Ha grandi idee e sviluppa piani di continuo che non realizza mai. Il gatto di marmo non è molto agile e quando parte per mettersi in azione oramai è troppo tardi, il suo habitat è cambiato e le condizioni sono diverse da come le aveva previste. Il gatto di marmo ha una peculiarità: è sempre uguale a se stesso ed è così statico da non accorgersi di essere già morto, marmorizzato.

Il secondo esemplare che voglio descrivervi è il famosissimo leone da tastiera, un grande animale dall'aspetto imponente e terrificante nei modi, nei metodi e nell'efficacia. Il leone da tastiera è veramente l'animale che tutti vorremmo avere a fianco: tempestivo, ambizioso, magnanimo, competente, ne sa una più del tavolo e, da dietro la tastiera dispensa consigli giustissimi, incensa, punisce, critica e lusinga. Il leone da tastiera è un mito... fino a che sta dietro la tastiera. Il leone da tastiera subisce una mutazione genetica non appena lo tiri fuori da dietro la tastiera e lo metti sul campo, di cui sempre parla, per cui ha sempre una sentenza e un'idea intelligente. 

Il leone da tastiera una volta esposto a un ambiente diverso dal suo habitat naturale, la tastiera appunto, implode, diventa piccolo e cerca di mimetizzarsi con grande affanno e rumore dietro il primo filo d'erba che incontra nella prateria della vera vita e del vero mercato. Non trovando fili d'erba escogita un comportamento geniale: si finge morto, cadendo in uno stato catatonico estremo durante il quale i nemici, passandogli accanto lo ignorano, pensando appunto che sia morto.  Nella maggior parte dei casi, il leone da tastiera, una volta esposto alle intemperie e ai normali accadimenti della vita muore davvero, senza lasciare traccia, sparendo velocemente alla vista e alla memoria di chi tutti i giorni lotta nella savana per sopravvivere.

Il gatto di marmo e il leone da tastiera sono complementari e a volte si accoppiano carnalmente dando vita all'esemplare più maestoso dell'universo: Il quaqquaraquà tartufato, ma questa è un'altra storia che vi racconterò con un altro post.

Amen, fine della storia.

Oggi va così, dopo un po' di bicchieri e di buon cibo le storie non mi vengono benissimo, o si?

Il mantra di questo post è: alzailculoedattiunamossacheilbudgetcorre   e leoni da tastiera e gatti di marmo ce li magnamo a colazione

 

Unknown

 

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CERCHIAMO VENDITORI VERI, NON RACCOGLITORI D'ORDINE CON LE PANTOFOLE, IN SICILIA

Ecco un'opportunità di lavoro, con noi, in Sicilia. Passa parola.

Attenzione: lavorare con noi è durissimo, molto divertente ma durissimo.

Questa posizione è per persone che credono veramente in questa massima: only the Brave.

Se pensi di poterti sfidare e riuscire in uno dei mestieri più belli e affascinanti che ci siano, leggi e invia la tua candidatura.

CASA IMBASTITA CAMPUS s.r.l.
Società di consulenza e formazione manageriale
www.casaimbastitacampus.it

Nell’ambito del suo piano di espansione, per l’area Sicilia, ricerca:

VENDITORE, DA FAR CRESCERE ANCHE COME CONSULENTE E FORMATORE

SI RICHIEDE:
Diploma di scuola superiore, una laurea a indirizzo economico e/o marketing costituirà titolo preferenziale ma non esclusivo.
Forte predisposizione ai rapporti interpersonali.
Una grande voglia di emergere attraverso il risultato del proprio lavoro.
Spirito imprenditoriale perchè è l'unico modo per avere successo con il nostro target di clienti.
Forte attitudine alla vendita.
Concretezza e pragmatismo.
Buona organizzazione personale.
Capacità di lavorare sotto stress in ambiente altamente competitivo.
Ottima comunicazione.
Dedizione e spirito di sacrificio.
Conoscenza del pacchetto office.
Conoscenza e uso dei social media come strumento di networking.
Disponibilità a spostarsi su tutto il territorio regionale.
Il candidato dev’essere automunito.

SI OFFRE:
Duro lavoro.
Formazione e affiancamento continuo.
Ambiente dinamico ed entusiasmante.
Rimborso spese, che non ti garantisce la sopravvivenza ma aiuta.
Provvigioni ai massimi livelli di mercato.
Una storia di successi e un brand affermato da proporre.
Sede e spazi lavorativi prestigiosi in un contesto unico ed esclusivo.
Possibilità, dopo aver dimostrato le capacità di vendita sul campo, di accedere al percorso per diventare consulente e formatore.
Ampi spazi di crescita e di carriera sia dal punto di vista delle responsabilità che dal punto di vista economico.
Precedenti esperienze di vendita nel settore dei servizi rappresenteranno titolo preferenziale ma non esclusivo.

Astenersi dal presentare la propria candidatura, se non si è determinati ad affermare la propria professionalità nel settore delle vendite e non si è interessati a crescere come consulenti d’azienda e formatori.

Sede di lavoro: Scicli (Rg).
I candidati, di entrambi i sessi, possono inviare dettagliato cv corredato da lettera di motivazione all’indirizzo
personale@casaimbastitacampus.it

IMPORTANTE: contestualmente all’invio del cv è necessario richiedere il collegamento su linkedin e fb al direttore marketing e vendite dell’azienda.


Se non stai realizzando i tuoi sogni, non stai realizzando la tua vita.
‪#‎solodanoi‬ ‪#‎faccedacampus‬ ‪#‎selezionedelpersonale‬ ‪#‎selezione‬ ‪#‎venditori‬ ‪#‎commerciali‬

 

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Il sacrificio e il risultato

Grandi risultati richiedono grandi sacrifici, può sembrare banale ma spesso questa frase viene sottovalutata.

Ci si aspetta di ottenere risultati in modo facile, leggero, agevole.

Soprattutto nella vendita.

Siamo circondati da "venditori con le pantofole" che fanno i turisti d'affari invece che affrontare il mondo e la loro attività con il sano realismo necessario a ottenere buoni livelli di vendita.

Per poter ottenere il risultato che vuoi, come venditore, devi fare un semplice calcolo: prendi la cifra che ti serve vendere per vivere bene, raddoppiala e datti da fare per raggiungere quella, perché devi conoscere questo assioma:

Se fai tutti gli sforzi che servono per raggiungere esattamente quello che ti serve non riuscirai mai ad ottenerlo.

Perchè?

Ipotizziamo che per poter vivere decorosamente ti servano 3.000 euro netti al mese, è un esempio, se tu, come venditore professionista, ti sforzi di mettere in atto tutte le attività: telefonate, incontri, attività pre e post vendita per portare a casa i 36.000 euro netti all'anno che ti servono non ci riuscirai mai.

Questo perché ci sono gli imprevisti, ci sono i cali di forma, ci sono le giornate no, ci sono ... tante variabili che potrebbero ostacolarti.

Il vero venditore, quello che sa cosa significa ottenere risultati prevede di realizzare le attività e gli sforzi per portare a casa 72.000 euro, non i 36.000 che gli servono effettivamente.

Vuoi mettere l'anno in cui tutto gli fila liscio e riesce a portare a casa il doppio di quello che gli serve, come si sentirà il venditore? E' raro ma succede, può succedere, l'anno in cui tutto funziona.

In ogni caso, lavorando con questa mentalità, il venditore sicuramente riuscirà a far fronte a tutti gli imprevisti che possono accadergli durante l'anno e sicuramente i 32.000 euro che gli servono riuscirà sempre a guadagnarli, probabilmente di più.

E' semplice, è statistico, ma è duro e difficile da realizzare, perché richiede una passione e una determinazione che i venditori con le pantofole e la vestaglia rosa, comodamente seduti alle loro scrivanie a mandare mail o fax invece che alzare il sedere e andare a vendere per davvero, non riusciranno mai a concepire.

La vendita è un'attività appassionante per persone appassionate, esige un alto prezzo per formare venditori di successo ma è il lavoro più bello del mondo: quello da cui dipendono tutte le altre funzioni aziendali.

Perchè, diciamolo, un contabile, un magazziniere, un tecnico devono essere competenti, devono essere bravi ma, mettere la faccia per farsi sbattere in faccia le porte e garantire che l'azienda abbia le commesse per far lavorare tutti, bè, è tutta un'altra cosa.

Tu, che tipo di venditore sei? Se vuoi insultarmi, o discuterne scrivimi qui: info@casaimbastitacampus.it

Il mantra di questo post è: venditorisuperstarsidiventasoffrendononpercorrispondenza

 

Unknown


Coca-Cola ritorna al passato, rivoluzione marketing

Una grande rivoluzione nella strategia marketing dell'imperatore del marketing per antonomasia: Coca-Cola

Ieri Coca-Cola ha presentato a Parigi, in grande spolvero, la sua nuova strategia di mktg lanciata sotto l'hastag #TasteTheFeeling, leggi qui l'interessante articolo di Mirko Pallera di Ninja Marketing in cui si descrive l'evento.

Le parole dette da Marcos De Quinto, Chief Marketing Officer:

"Il brand Coca-Cola è il paradigma del marketing. E' il brand con la B maiuscola. Siamo d'esempio per tutti i marketer del mondo. Abbiamo una grande responsabilità. Non solo quando ci prendiamo cura del brand ma anche quando dobbiamo farlo evolvere. Dal 1886 siamo sempre stati qui..."

Quanto afferma De Quinto è vero, loro sono i numeri uno, sono "la storia che si evolve" e il fatto di ritornare all'origine, compattando il brand con un unico posizionamento sotto gli stessi valori, attraverso la campagna "taste the feeling" dimostra che la tentazione di estendere il valore del proprio marchio diversificando è irresistibile e tenta tutti, compresa Coca-Cola.

Coca-Cola, il leader, che dopo 7 anni, infatti la strategia di mktg adottata fino a ieri da Coca-Cola risale al 2009, "ritorna al passato" : focalizzazione e specializzazione e messaggio unico per tutti i quattro marchi del brand: Coca-Cola, Coca-Cola Light, Coca-Cola Zero e Coca-Cola Life raggruppati in un'unica campagna di comunicazione mondiale denominata Taste the Feeling.

Quattro prodotti, una strategia di marketing unica.

Questo è un avvertimento e una traccia per tutti noi marketer di piccole e medie imprese anche se, in fondo, Coca-Cola, considerando che è "leggermente" leader nel suo settore di riferimento ;-), può fare un po' quello che vuole, noi dobbiamo osservare, studiare, imparare e trarre il massimo dai nostri piccoli budget.

 

 

 

 

 

 

 

E qui, last but not least, sempre in linea con il nuovo format, il "velato" ma non troppo, tributo a David Bowie, i ragazzi di Coca-Cola, indiscutibilmente, sono sempre "sul pezzo", un esempio:

 

 

 

Voi cosa ne pensate, è soprattutto le vostre strategie di marketing cosa prevedono?

Il mantra di questo post è: #TasteTheFeeling #solodanoi #casaimbastitacampus


Il venditore è la figura più importante in un'azienda

Il venditore è la figura più importante in un'azienda.

Non che gli altri ruoli non siano importanti, ci mancherebbe, ma non richiedono la capacità psicofisica indispensabile per fare il venditore.

Il venditore, il venditore moderno, dev'essere organizzato, paziente, un po' psicologo, aggressivo ma non invasivo, sempre allegro e motivato, flessibile ma determinato, deve avere una salute di ferro e uno stomaco d'acciaio, deve prendere schiaffi sorridendo quando avrebbe voglia di darli, deve voler bene veramente al suo cliente, sempre, anche quando, magari, il cliente non se lo merita, deve avere una vita personale equilibrata per poter resistere sulla strada tutti i giorni senza abbattersi nei momenti duri.

Il venditore moderno dev'essere un po' Superman, un po' Sherlock Holmes e un po' Madre Teresa di Calcutta.


Se non ci credi vuol dire che non hai mai fatto il venditore o che al massimo sei un "venditore con le pantofole", un raccoglitore d'ordini, un impiegato della vendita, ce ne sono tanti,troppi.


Se sei a capo di una rete vendita cerca sempre di essere un esempio per i tuoi venditori e soprattutto sii disponibile a dar loro l'esempio. Il tuo lavoro è quello di riuscire a far vendere loro, insegnandogli e affiancandoli, non è quello di stare seduto nel tuo comodo ufficio a fargli il mazzo perché non stanno raggiungendo il budget, stai sul campo, insieme a loro.


Non si può fare il capo di una rete vendita se non si sa cosa significa vendere, vendere per davvero. Amen!

Buona settimana di vendita a tutti.

Il mantra di questo post è: venditapermoltimanonpertutti

 

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Storie di Natale

A Natale è tempo di storie, tempo di racconti, tempo di leggende. A Natale le storie che si raccontano devono essere belle perché siamo tutti più buoni ma ogni tanto leggi delle storie che proprio belle non sono.

Leggo la storia di un'azienda che ha rovinato la propria storia, una storia importante, fatta di tradizione e di dolcezza, la brutta storia è quella della Melegatti raccontata da tutti i media nei giorni scorsi una storia di stupidità, arroganza e pressapochismo. 

La storia di un'azienda che ha "inventato" il pandoro industriale, che ha reso il suo brand solido e conosciuto grazie all'inconfondibile confezione blu, una storia rovinata non si capisce bene per quale motivo ma ... forse si.

La Melegatti, azienda storica, rassicurante, "simbolo" del pandoro, improvvisamente in autunno impazzisce: produce il pandoro "edizione limitata Scanu", perché? Perchè forse sono impazziti come puoi leggere in questo articolo tratto dal blog "dissapore" . Siamo a novembre, non si capisce cosa c'entra con la storia di questa gloriosa azienda questa scelta. Vabbè, sarà un piccolo momento di pazzia temporanea penso io, passerà, ma poi, incredibilmente, pochi giorni dopo esce il post omofobo di cui avete letto sopra e qui parte l'apoteosi del suicidio mediatico:

  • l'azienda, subito attaccata dalla rete e subissata di critiche, cerca di difendersi dando la colpa del fattaccio all'agenzia di comunicazione. Grande bugia raccontata a cui nessuno crede: le agenzie concordano sempre i testi e la linea editoriale con la direzione marketing e comunicazione. La scusa non regge. Pessima mossa, Melegatti, pessima.
  • l'azienda modifica il post rendendolo "politicamente corretto", sempre brutto ma non più omofobo.
  • l'azienda chiede scusa ma ... incredibilmente, nella time line dei commenti alle scuse appare questo commento: "complimenti per la risposta Melegatti. E' raro trovare qualcuno che ammette i propri errori e si scusa". Un commento giusto, corretto, lo avrei fatto anche io. Peccato che chi lo scrive è, nientepopò di meno che  Giorgio Serafini: direttore commerciale e marketing della Melegatti. 

Quindi, oltre alle stupidaggini, all'omofobia e alle scuse finte, la Melegatti pensa che gli utenti della rete siano così idioti da non accorgersi dell'inganno? Il web si scatena, mette in croce la Melegatti che, in un silenzio assordante, rimane impietrita all'angolo, dimostrando, ancora una volta che il marketing quando si trasforma in Smarketing, fa male, molto male.

Risultato di questo suicidio consumato? L'altro giorno sono andato al supermercato a fare la spesa, ho guardato gli scaffali pieni di panettoni e pandoro, anche quelli della Melegatti chiedendomi: "E adesso?" . La risposta l'ho avuta alla cassa: con 30 euro di spesa e l'aggiunta di 90 cents, praticamente niente, ti "rifilano" un pandoro melegatti, 60 euro due pandoro, 90 euro 3 pandoro e così via.

Mossa promozionale e prodotto che non si vende? Penso che sia buona la seconda, anche se nessuno lo ammetterà mai.

Ma perché? Perchè nel periodo di maggiore importanza e di maggiore sforzo per l'azienda, il Natale, si butta al vento la tradizione e ci si suicida mediaticamente in questo modo? Non c'è risposta, o forse si.

Il buon Giorgio Serafini, è il direttore marketing e vendite della Melegatti da luglio 2015. Quindi è nuovo, appena arrivato in azienda, lo puoi leggere sul suo profilo linkedin. Scoperto l'arcano: nonostante la sua grande esperienza, dichiarata, non ha resistito a mettere il suo zampino violando una delle regole basilari del marketing: se qualcosa funziona, non cambiarla, mai.

No, probabilmente lui, con il suo arrivo ha deciso di lasciare il segno,  ha voluto "svecchiare" il marchio, "raggiungere un nuovo target", quello dei giovani, degli sbarbini, che dicono le parolacce e sono  alternativi.

Dai Signor Melegatti, diamogli una botta di vita a questo marchio famoso per la tradizione, la famiglia, il pandoro sul tavolo del cenone di Natale, buttiamo via tutto e via, verso nuove ... disastrose avventure.

Ora, non so cosa è successo nelle sale del consiglio di amministrazione della Melegatti in questi giorni, ma per fortuna che Giorgio Serafini, nel suo curriculum scrive di avere grandi capacità nel lavorare sotto pressione, ne ha bisogno di resilienza in questi giorni con le sprangate che immagino, e mi auguro stia prendendo dal Sig. Melegatti. 

Fosse per me, Giorgio Serafini,  non avrebbe più un lavoro, non tanto per la topica, quella può succedere, ma per l'atteggiamento tenuto dopo: arrogante, stupido, presuntuoso.

Melegatti, la tua storia era bella, ora non più, fai qualcosa, ma fallo in fretta, perché Natale è domani e poi per un anno non ci sarà più.

Non posso però chiudere questo post con una storia triste, è Natale e quindi vi racconto un'altra storia, una storia bellissima.

Una storia di passione, di sudore, di sacrificio e di gioie condivise.

La storia di Infermentum , quattro ragazzi, quattro amici, è una bella storia, una storia di panettoni artigianali, panettoni speciali. Sulle confezioni dei loro panettoni leggo: "Eravamo tutto un fermento sin da bambini. Oggi continuiamo, le mani sempre in pasta. Per chi già a sei anni preparava torte, il percorso può essere tortuoso, ma lì si torna, prima o poi. Se poi c'è l'aiuto dell'amico preciso preciso che trova sempre il modo di realizzare ciò che si dice, dell'amica vulcanica, attiva nella comunicazione sin dalla prima parola pronunciata, e di quello concreto, attento ai numeri ... la passione prende forma".

La storia continua: "Tanto tempo fa abbiamo capito che aromi, coloranti, conservanti ed emulsionanti non facevano per noi. E senza di loro stiamo proprio bene".

Panettoni speciali, in serie limitata e numerata, come gioielli, preziosi e belli a vedersi, intriganti da gustare.

E' bello leggere, sulla loro pagina Facebook, le loro giornate, le loro esperienze, bello vederli sorridere mentre sfornano panettoni. Una bella storia, una storia vera.

Bella storia quella dei ragazzi di Infermentum, una storia che trasforma la passione in dolcezza. Quattro giovani imprenditori che fanno una scommessa e giocano per vincerla. 

In un mondo industriale, di colossi  che hanno budget milionari da spendere non è facile giocare e vincere, ma fino a che questi colossi hanno direttori marketing come Giorgio Serafini di Melegatti, possiamo stare tranquilli: i buoni, i veri buoni e naturali vinceranno sempre, e i panettoni di Infermentum sono buoni, ma proprio buoni buoni.

Una brutta storia, quella di Melegatti, una bella storia, quella di Infermentum

Ma a me piacciono i finali dolci, in tutte le storie, e allora per aggiustare la brutta storia, consiglio ai ragazzi di Infermentum di spedire qualche panettone alla Melegatti, mi raccomando, anche quello con i fichi, perché in queste settimane, i ragazzi di Melegatti, stanno vivendo giornate amare e un po' di dolce, fatto con amore, passione potrebbe portare un po' di dolcezza nel loro Natale.

Qualche panettone per Melegatti, perché questa azienda grande, bella, storica, non si merita Valerio Scanu e nemmeno Giorgio Serafini.

Signor Melegatti, ritorna in te, fai un giro nel laboratorio di Infermentum, appiccica il naso alla loro vetrina, guarda dentro, forse ti faranno entrare a curiosare, annusa, osserva, tocca, assaggia e poi, torna nella tua splendida fabbrica, licenzia Giorgio Serafini, butta via Valerio Scanu, e riprendi anche tu a scrivere la tua storia perché anche la tua può ritornare ad essere una bella storia, sforna pandoro industriali, ma nel segno della tradizione, che ti ha reso grande e famoso. 

E vissero tutti felici e contenti.

Il mantra di questo post è: giorgioserafiniduebracciarubateallagricoltura

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Il segreto della vendita? Persistenza

Il segreto della vendita?


Persistenza e nessun elastico.


Cosa significa: marketing è vendita per noi venditori di P.M.I. sono la stessa cosa.

Quante volte ci siamo attivati per prendere appuntamenti e creare un volano di persone interessate ai nostri prodotti o servizi e poi, una volta avuti i primi ordini, ci siamo fermati e abbiamo interrotto l'attività?

L'attività è stata ripresa quando il barile ha raggiunto il fondo e ci siamo trovati a dover nuovamente "trovare" clienti.


Questo è l'elastico: è snervante, stressante e soprattutto pericoloso perché se lo tiri troppo ... si rompe.

La persistenza è la capacità di non mollare di sapere che la vendita è un sistema statistico, saranno più i no che i si che riceverai e persistendo e facendo marketing aumenterai "drammaticamente" le tue possibilità di chiusura.
Non ci credi? Cosa stai facendo per provarci davvero?

Il mantra di questo post è: durolavorotuttigiornidurolavorotuttigiorni

 

Resilienza


La vendita è un'attività scientifica

Nell'immaginario collettivo dei venditori "con le pantofole", purtroppo ancora tanti, vendere significa essere estrosi, saper chiacchierare bene, essere competenti in merito al prodotto o servizio che si vende, fare tanti chilometri ... spesso sprecati.

Oggi, per fortuna dei venditori professionisti, vendere è un processo scientifico che si compone di tre parti, prima, durante e dopo.

Il prima:

E' l'attività di preparazione all'incontro che si svolge come attività di intelligence e di marketing. Ci sono tanti strumenti oggi che ci permettono di avere moltissime informazioni sui nostri clienti o potenziali, i social media, ma non solo, sono tra questi. Durante questa prima fase il venditore deve fare marketing di se stesso e l'azienda deve fare marketing per il venditore: informazioni, cose utili per il cliente per fare in modo che, quando verrà il momento di prendere l'appuntamento, il venditore non sia completamente alieno o sconosciuto al cliente. Questa parte è fondamentale, non farla significa diminuire enormemente le possibilità di chiusura. Farla in modo professionale e continuativo aumenta "drammaticamente" le possibilità di vendere con successo.

Questa fase la fanno in pochi ed è completamente sconosciuta ai "venditori in pantofole" altresì noti come "turisti d'affari", quei venditori che girano e suonano campanelli senza un minimo di criterio organizzativo, sprecando tantissime opportunità.

Il durante:

E' l'incontro di vendita vero e proprio, descritto in centinaia di libri e di corsi vendita. Nella pratica non cambia molto rispetto al passato, nella sostanza si: il venditore che ha fatto un buon "prima" avrà molta più facilità nell'essere accolto dal cliente come un potenziale partner piuttosto che come un venditore come tutti gli altri. Questo momento è la finalizzazione di tutte le attività di marketing fatte in precedenza dal venditore e dall'azienda. 

Il dopo:

Questa fase è fondamentale, mantenere il contatto con il cliente, sempre attraverso gli strumenti di marketing a disposizione del venditore e dell'azienda, evitando di farsi vivi con lui solo per "riordinare" o farsi pagare. Perché questo è il grande problema dei venditori dilettanti: non riescono a instaurare relazioni di fiducia con il cliente, si dimenticano le promesse fatte, a volte fanno promesse che sanno già che non possono mantenere e soprattutto non hanno un contatto diretto con il cliente per momenti, incontri, scambio di esperienze che vadano oltre al mero tentativo di vendita. Questa fase solo il  venditore professionista la padroneggia. Le aziende che vogliono avere venditori professionisti e non "turisti d'affari" devono presidiare questa fase per supportare i propri venditori con attività di marketing di relazione e di fidelizzazione.

Tecnica, programmazione, conoscenza degli strumenti, passione e voglia di fare la differenza sono i segreti di una buona vendita e di clienti fidelizzati nel tempo.

La vendita oggi, non si può improvvisare, organizzare la vendita a tavolino e gestire il follow up è il must.

Non è complicato, è solo difficile trovare il tempo per farlo, ma è l'unico modo per vendere in modo adeguato nel mercato moderno.

Il mantra di questo post è: vendereèunprocessoscientifico

 

                                   Unknown